facebook twitter rss

Terremoto e droga, Gratteri a Macerata:
«La ‘Ndrangheta arriva prima di tutti»

BATTAGLIE - Aula magna dell'Itc sold out per l'incontro sui soldi sporchi della cocaina e le infiltrazioni nell'edilizia con Giuseppe Bommarito, Gaetano Angeletti, Antonio Nicaso e il super magistrato che da 30 anni vive blindato per la sua battaglia senza confine contro la ’ndrangheta. «Il sisma è terra di coltura delle mafie». Una ricetta? «Fare effettivamente lavorare la ditta aggiudicataria»
sabato 25 novembre 2017 - Ore 22:43 - caricamento letture
Print Friendly, PDF & Email

Nicola Gratteri e Antonio Nicaso con al centro l’avvocato Giuseppe Bommarito, autore di diverse inchieste su Cronache Maceratesi sulle infiltrazioni mafiose

 

di Maurizio Verdenelli

Ha lacrime silenziose Giuseppe (Bommarito) mentre parla a platea e galleria ‘sold out’ dell’Itc Gentili (pure il sindaco Carancini in piedi): “Nicola e Manolo sarebbero contenti di noi, di tutti noi”. Ha lacrime vere, a stento contenute dietro le spesse lenti, Gaetano Angeletti (‘La Rondinella’) che poco prima aveva ‘interrogato’ il procuratore anti-‘ndrangheta, Nicola Gratteri.

Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro

Esplode l’auditorium nella standing ovation, l’ennesima nonostante le raccomandazioni del magistrato di ‘evitare di far perdere tempo prezioso al dibattito’. Angeletti – uno degli eroi quotidiani contro un esercito di businessmen senza coppola e lupara che s’introduce sul mercato, in breve conquistandolo- aveva criticato la sostanziale inutilità dei professionisti dell’antidroga come, in molteplici casi, scuola e clero. Il nemico numero uno (da vent’anni sotto scorta) dell’associazione mafiosa più pericolosa nel mondo, presente nei cinque continenti, gli aveva dato ragione: “E’ vero, come dice questo signore: la scuola è diventato un progettificio con incontri ai quali viene invitato il relatore mediaticamente più in voga. E, peraltro, non basta più, soltanto pregare in chiesa. Prima che parlare di legalità, genitori e docenti dovrebbero interrogarsi sulla salute mentale e fisica dei ragazzi”.

Legalizzare la droga? Gli ha chiesto il dottor Gianni Giuli rivelando come ormai dalle urine dei giovani sottoposti a controllo presso il Sert emergessero già da anni, tracce sempre più consistenti di cocaina (ora all’80% dei casi) di cui la ‘Ndrangheta è leader mondiale. “La marijuana, mutata geneticamente è diventata pericolosissima. Cattivi amministratori ed un corteo di altri ‘referenti’ di scarsa conoscenza del problema, vorrebbero legalizzarla ma sarebbe un’autentica rovina. Come il caso delle slot machine, origine di una malattia ora diffusa: la ludopatia seppure…abbia apportato qualche miliardo nelle casse dello Stato” ha detto il PM catanzarese. Perché non è diventato ministro della Giustizia nel governo Renzi? Gli ha chiesto poi l’ex assessore Giovanni Di Geronimo. La risposta di Gratteri è stata una scudisciata, breve ma tracciata nell’aria densa ed attentissima dell’uditorio: “Questo dovete chiederlo al Presidente Napolitano”.

Il nuovo questore Vincenzo Vuono

Lo Stato, già. Ha fatto capolino ed una pessima figura. Perché dopo la cocaina, l’altra grande specialità della ‘ndrangheta, è l’edilizia. E quale migliore occasione dei terremoti? “Gli affiliati arrivano sul posto prima della Protezione civile” ha detto Gratteri. Così è stato, storicamente nella ricostruzione di Catanzaro dopo il terremoto di Messina, dove ha operato la ’picciotteria’. Ed è andata pure così in altre regioni: Umbria ed Emilia-Romagna. Nelle Marche? La ‘Ndrangheta calabrese non dovrebbe fare molta strada in realtà, ‘incistata’ lungo il litorale maceratese ormai da anni, come Giuseppe Bommarito ha chiarito. E’ stato il suo un angosciante ‘rosario’, letto con voce piana come quella di un anatomo-patologo. Un dolente elenco che i lettori di CM ben conoscono con nomi di clan e di boss, fatti, ‘tesori’ non ‘tesoretti’ (in milioni d’euro) e date. A Civitanova Marche e dintorni operano i clan crotonesi, business apparentemente legali, sbarchi dall’Albania con gommoni dove sono stipate tonnellate di coca, ha aggiunto Giuseppe. Il quale ha chiarito più volte: “Le Marche non sono più un’isola felice’ ed ha citato l’ex procuratore di Pesaro Manfredi Palumbo: ‘Chi la pensasse diversamente, crederebbe alle favole”.

Antonio Nicaso, scrittore, docente universitario, giornalista, uno dei massimi esperti a livello internazionale della ‘ndrangheta

“Il sisma è terra di coltura delle mafie” ha sottolineato il procuratore capo di Catanzaro e le ‘White list’ per rendere trasparenti gli appalti vengono in realtà aggirate con prestanome e subappalti. Una ricetta? “Fare effettivamente lavorare la ditta aggiudicataria”.La ‘ndrangheta non è infatti un modo di essere ma di fare” ha detto Antonio Nicaso giornalista e docente, anch’egli calabrese, il quale ha preferito emigrare in Canada: “tristezza e rabbia quando torno in Calabria e mi sento chiedere: ‘a chi appartieni?”. Come operano le ‘ndrine? “All’imprenditore offrono servizi, materiali, mano d’opera con uno sconto del 40%. La finalità è quella di riciclare i soldi sporchi del narcotraffico –non a caso gli imprenditori ‘ndranghetisti pagano le tasse in modo esemplare a differenza degli altri – e poi di acquistare completamente un’impresa pulita: loro infatti non mollano mai il business”. Nicaso: “Intendiamoci, ‘loro’ non riciclano denaro, lo fa quella zona grigia di professionisti, avvocati, commercialisti, broker che ne amministrano gli sconfinati fondi. Le intercettazioni sono chiare al riguardo. Ce n’è una in cui si sente un mafioso dire alla moglie: ‘Abbiamo contato con due macchinette per tutta la notte i soldi (provenienti dall’attività primaria di supermercati ndr) senza poter comunque finire…”.

Al centro Francesco Adornato, rettore di Unimc

Poi, ancora sull’edilizia nella zona calda del ‘cratere’, ad una domanda, il Pm calabrese ha sollecitato i sindacati ad andare oltre al semplice articolo-denuncia sui giornali, ma a presentare esposti all’autorità giudiziaria “perché se lo sfruttamento della mano d’opera diventa sistemico, non solo casuale e temporaneo, allora c’è l’ombra della cosca mafiosa”.
Sollecitato dallo stesso Gratteri, (“una parola da paesano”) un renitente rettore Unimc, Francesco Adornato, calabrese di Cittanova è intervenuto: “Siamo dirimpettai seppure da comuni diversi” ha detto salutando il Pm, calabrese di Gerace. “La ‘ndrangherta è un fatto culturale-formativo, antropologico, ‘di sangue’”. “Si, ma è diventato mondiale ed è un modo per conquistare i mercati internazionali con i fiumi d’ora della cocaina. Ormai le ‘ndrine hanno imparato a fare squadra a non spararsi tra loro, non più sanguinose faide…” ha risposto Nicaso. Adornato, soddisfatto, si è rimesso a sedere chiedendo a Gratteri di condividere con lui a Catanzaro un “caffè in piazza Di Tocco”. Il magistrato ha sorriso: “Accordato”.

Molte, in conclusione, le domande. Il Pm di Catanzaro ha rassicurato una signora angosciata per le minacce ricevute dopo una denuncia/segnalazione in merito a fatti di droga nelle scuole maceratesi. “Avrei bisogno di una scorta, tuttavia non vengo ascoltata…”. “Vada dal mio conterraneo, il vicequestore di Macerata o dal comandante dei Carabinieri (presente in sala ndr): vedrà che esamineranno a fondo la richiesta”. E ad un portorecanatese che additava lo spaccio ormai en plein air da parte di stranieri sul lungomare: “Ecco la massa di manovra più appetita dai clan: contattabile ed esperta della zona. Un rischio in più per i nostri ragazzi”.
Tra gli interventi programmati anche quelli di Andrea Foglia (Citanò alla droga), Giorgio Barbatelli (Sentinelle del mattino) e Maurizio Gennari (Comunità civile) che insieme con Unimc, Asur, ‘Per Nicola oltre il deserto di indifferenza’ e ‘La Rondinella’ hanno organizzato l’evento come da anni non si vedeva nel capoluogo sul fronte della droga, in quell’Itc (a due passi dalla ‘polveriera’ dei Giardini Diaz). Fronte esposto al rischio-stupefacenti, la storica scuola dei ‘ragionieri’ come gli altri istituti scolastici dopo le recentissime statistiche che pongono Macerata al centro di una situazione a dir poco esplosiva

Il sindaco Romano Carancini con l’assessore Mario Iesari

Erano attesi un anno fa, stesso periodo più o meno (fine ottobre) stessa città (Macerata), stesso posto (Itc), Gratteri e Nicaso, autori del libro ‘Fiumi d’oro’ indagine choc sui soldi sporchi del narcotraffico, ma poi il terremoto tra il 26 e il 30 ottobre aveva rinviato ma non annullato il prezioso appuntamento. Riproposto grazie all’impegno delle associazioni che con Bommarito, hanno perseverato nel ‘problematico’ invito. Ed hanno avuto ragione. Soddisfatto infatti il magistrato per la grande affluenza (che “non si aspettava ma che lo rendeva felice”) e pure gli organizzatori perché hanno ottenuto risposte a domande che il terremoto ha posto sul pericolo ‘infiltrazione mafiosa’. Anche se a Macerata il caso cocaina è al momento il primo pensiero di genitori ed insegnanti. Ed allora l’auditorium strapieno questa sera al ‘Gentili’ (sino alle fine: ore 20), se ha sorpreso i due oratori d’eccezione, è frutto di quella preoccupazione che la storia dell’ex isola felice Macerata non aveva mai conosciuto dal dopoguerra ad oggi.

(foto di Fabio Falcioni)

 

La platea dell’Itc

Sul tavolo anche Gianni Giuli, direttore Ddp Av3 Asur (primo a sinistra) e Gaetano Angeletti, presidente de “La Rondinella” (penultimo a destra)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons
X