“Improvvisamente l’estate scorsa”
ammalia il Lauro Rossi

MACERATA - Superlativa esibizione della Piccola Ribalta di Pesaro

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di Walter Cortella

Con il dramma dello scrittore americano Tennessee Williams, il Festival Macerata Teatro alza ancora di più l’asticella del prestigio della kermesse del Lauro Rossi. Di fronte al pubblico delle grandi occasioni, la Compagnia Piccola Ribalta di Pesaro ha messo in scena, con la regia a quattro mani di Mario Cipollini e Antonella Gennari, uno spettacolo di alto livello artistico che ha fatto presa sul pubblico fin dalle prime battute. All’apertura del sipario la scenografia, opera di Bisser Genga, ha catturato l’attenzione degli spettatori che hanno subito percepito la sensazione di trovarsi all’interno di una folta giungla primordiale, all’alba della creazione, con i versi di animali esotici e i rumori della natura. Siamo invece nel surreale giardino della sontuosa tenuta della signora Violet Venable, nella sonnolenta pianura del Mississippi, ricca di paludi. Tra felci primitive, dondolanti liane e misteriosi fiori che incombono dall’alto sugli ospiti della villa, c’è anche una pianta carnivora. Col suo lento e inquietante movimento richiama l’immagine di un cuore pulsante e dunque in qualche modo evoca l’idea della vita. Siamo in un giardino «vivo».

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Corrado Capparelli e Sara Tomasucci

Violet Venable, la padrona di casa, è un’elegante e pacata signora che dietro l’apparente fragilità nasconde un carattere forte, dominante. È una donna di polso, abituata a comandare. Vive nel ricordo del figlio Sebastian, barbaramente assassinato in Spagna da una banda di balordi, di emarginati, una sorta di corte dei miracoli di cui il giovane si circondava, a conclusione di un incontro finito in tragedia. Il massacro e lo scempio del suo corpo, cui assisté impotente la cugina Catherine Holly, turbò profondamente l’animo della ragazza che, tornata a casa, raccontò alla polizia con lucidità il tragico evento, ma fu proprio la zia Violet a sconfessarne la testimonianza per salvare ad ogni costo l’immagine di artista puro e romantico del figlio. Disposta a tutto, non esitò ad accusarla di essere una pazza visionaria e a tentare di sottoporla ad un pericoloso, quanto inutile, intervento di lobotomia. Ed ecco che entra in scena il dottor Curkrowicz il quale non è del tutto convinto della pazzia di Catherine. La interroga a lungo, con determinazione e, sempre più saldo nella sua diagnosi, la sottopone alla prova del siero della verità, all’epoca largamente usato in America. Sotto l’effetto del pentothal, la ragazza ripete ciò che ha sempre dichiarato: il cugino fu selvaggiamente aggredito dai suoi aguzzini e ucciso con inaudita ferocia. Curkrowicz non più ha dubbi: la ragazza dice la verità. Davanti all’evidenza dei fatti, Violet Venable getta la maschera e si mostra per quello che realmente è: una donna possessiva e gelosa che aveva instaurato con il figlio un morboso e deviato rapporto.

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Sara Tomasucci e Marilena Alessi

Per salvarne l’immagine, Violet non avrebbe esitato a sacrificare la vita della nipote, con il beneplacito della madre e del fratello, anch’essi soggiogati dalla sua potente e perversa personalità. Il cupo dramma di Tennessee Williams, da sempre uno dei capolavori del teatro del ’900, ha avuto negli attori pesaresi interpreti superlativi. La loro perfetta esibizione è stata gratificata dall’attento pubblico con un meritato e prolungato applauso finale. Queste sono le performances che fanno onore al Teatro, quello con la T maiuscola. Il merito di un tale successo va in primis ai due registi per la cura dei particolari e le azzeccate scelte, ma è doveroso segnalare la grande prestazione corale dell’intera compagnia, dai protagonisti principali (Amarilli Sucato, la raffinata Violet, a Sara Tomasucci, la battagliera Catherine, da Corrado Capparelli, convincente nel ruolo del dottor Cukrowicz) ai bravi Laura Angelini, Paola Mariotti, Marilena Alessi e Luca Bartolucci, impegnati in ruoli meno appariscenti. Un piccolo extra per la Tomasucci: ha dato grande forza e intensità al suo personaggio, in particolare in occasione della “confessione” dei tragici eventi. Una menzione a parte merita Bisser Genga per l’originale ed apprezzata scenografia, essenziale ma perfettamente in linea con lo spirito dell’opera di Williams: d’effetto i «fiori» di carta. Suo anche il commento musicale, con il contributo alle percussioni di Mattia Tamburini.

Dopo una pausa di due settimane, il Festival tornerà domenica 29 con la «Compagnia del Buonconiglio» di Eboli che presenterà Settàneme di Bruno Di Donato, uno spettacolo musicale ambientato nel mondo delle credenze popolari della Campania meridionale.

(Le foto di scena sono di Ettore Lambertucci)

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