Tra Recanati e l’Argentina
un legame da Oscar,
l’olio Buldorini premiato a New York
ECCELLENZE - Dopo il ‘Best in Class’ negli Usa "Olivares La Reconquista’ ha fatto incetta di premi anche al Concurso internacional Olivinus di Mendoza. Lo produce un recanatese che ha una tenuta di 520 ettari a sud di Buenos Aires
di Maurizio Verdenelli
Ad un recanatese l’Oscar mondiale 2017 dell’olio extra vergine d’Oliva. Parliamo del premio ‘Best in Class’ che ogni anno si assegna negli States al ‘New York International Olive oil Competition”. E parliamo del settantreenne Pietro Buldorini che produce ‘Olivares La Reconquista’ che ha fatto poi incetta di premi al Concurso internacional Olivinus di Mendoza (Argentina) nei settori ‘Prestigio Oro’, ‘Gran Prestigio oro’ e ‘Selecionados por los Ninos’. Lui, Buldorini, titolare anche del ‘Natural Gas’, azienda per il gas da autotrazione con aree in tutta la provincia, a New York non ha avuto tempo d’andarci pendolare com’è tra Recanati e Bahia Blanca, 600 chilometri a sud di Buenos Aires dove ha una tenuta di 520 ettari “dei quali –puntualizza Pietro- cinquanta sono coltivati ad uliveto”. Un imprenditore ‘dei due mondi’, pendolare planetario sulle orme di una dinastia di recanatesi che in Argentina, la terra delle quattro stagioni, hanno fatto fortuna. A cominciare da un certo Messi, emigrato per sfuggire alla miseria, come tantissimi altri, dalla natia Montefiore agli inizi del secolo scorso, avo del celebre Lionel, il più forte campione di calcio del mondo. “Anch’io vengo da una famiglia contadina –dice Buldorini- padre, madre e cinque figli su appena tre ettari per sfamarci tutti. Difficile…come si può capire. E la terra non l’ho mai dimenticata”.
Già, lo slogan dell’olio ‘campione del mondo’ nella Grande Mela strilla così: “La tradizione italiana incontra la ricca natura argentina”. Perché ‘Olivares La Reconquista’ deriva da olive al 100% argentine ma il trattamento è proprio recanatese, dove proprio all’ombra del castello di Montefiore esistono frantoi celebri in tutt’Italia. Anche Beniamino Gigli amava il suo ‘olio’, simbolo d’Italia e di Recanati. L’avventura in Argentina è nata nel 2005 e da allora un successo dietro l’altro. Nella tenuta Buldorini ha diversi dipendenti e la sua ‘spremuta d’oliva’ lui l’importa nel Belpaese tramite una ditta di cui è titolare la moglie Anna Biraghi a Montecassiano. La coppia ha avuto tre figli: Carlo, primogenito, Pia e Manuela. E ben otto nipoti, la gioia dei nonni.
L’Oscar americano non ha fatto perdere il suo naturale aplomb al signor Pietro che sogna l’Argentina tutto l’anno: “A Bahia Blanca risiedo in media tre mesi l’anno, ci andrò adesso a marzo. I problemi sociali sono invero tanti in una natura ricca incredibilmente di tutto. Soprattutto la scarsa sicurezza: ho subito una rapina a mano armata difficile da scordare. Adesso pare che con il nuovo presidente ‘le cose’ debbano cambiare. Abbiamo molta fiducia in Mauricio Macri, che ha origini italiane (il padre Franco, un imprenditore edile calabrese ndr) e nella ‘maceratese’ Marta Gabriela Michetti che di recente ha avuto la cittadinanza onoraria proprio da parte del ‘nostro’ capoluogo (leggi l’articolo)”.
Di recente Pietro ed Anna Buldorini sono stati ospiti della Sagra della Polenta a Santa Maria in Selva, presenti il ‘patron’ don Giuseppe Branchesi, il sindaco di Treia Franco Capponi con i frati del Ss. Crocifisso (in quell’occasione è stata data la notizia dell’apertura di una chiesetta a latere del santuario danneggiato dal sisma ndr) e del presidente della Provincia, Antonio Pettinari. C’è stata festa intorno all’imprenditore ‘dei due mondi’, in continuo viaggio tra i continenti, autentico spirito recanatese che non si è perduto. E con lui, manzonianamente, dopo l’affermazione tra i World’s Best Olive Oils si potrà dire, seppur scambiando il vino con… l’oro giallo paglierino delle nostre tavole, che il suo è davvero ‘l’Olivares degli oli”.

