La minaccia, la picchia
e pubblica foto di lei seminuda
Nei guai un 26enne

CIVITANOVA - Il giovane è sotto accusa per stalking e maltrattamenti in famiglia. Oggi l'udienza è stata rinviata perché l'imputato è irreperibile

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Foto della ex seminuda su Facebook, messaggi con l’immagine di una pistola, il tentativo di aggressione nella casa protetta dove la donna era ospite. In sintesi queste parte delle contestazioni che vengono rivolte ad un 26enne originario di Casarano e all’epoca dei fatti residente a Civitanova. L’uomo è imputato davanti al gup del tribunale di Macerata per stalking, maltrattamenti in famiglia, lesioni personali. Oggi l’udienza è stata rinviata perché l’uomo, assistito dall’avvocato Andrea Tiburzi, risulta irreperibile. Vittima dei presunti fatti la ex moglie del 26enne. La prima tranche delle contestazioni riguarda quanto sarebbe avvenuto nel periodo in cui la coppia era ancora sposata. L’accusa (pm Enrico Riccioni) parla di maltrattamenti in famiglia: dalle offese verbali alle botte (calci e pugni, da qui l’ulteriore contestazione di lesioni). Fatti che sarebbero avvenuti dall’estate del 2014 all’aprile del 2015 quando la donna si era rivolta ai servizi sociali di Civitanova per chiedere di ospitarla in una struttura protetta. La seconda parte dell’accusa riguarda gli episodi di stalking che sarebbero cominciati dopo la fine della relazione della coppia. L’uomo si sarebbe presentato sul luogo di lavoro della donna, l’avrebbe seguita in auto e alla fermata del bus dove le avrebbe sputato addosso. Altri episodi sarebbero avvenuti su internet: l’uomo avrebbe pubblicato sul social network Facebook cinque foto in cui la donna compariva semi nuda. Inoltre le avrebbe inviato messaggi minacciosi, perché corredati di foto di una pistola impugnata anche da lui e di un caricatore. Il 26enne, continua l’accusa, sarebbe anche andato alla casa dove la donna era ospite dei servizi sociali e in un primo episodio avrebbe scavalcato il cancello riuscendo ad avvicinarsi alla donna con l’intenzione di colpirla, senza riuscirci perché bloccato da personale della struttura. In un altro episodio, dopo essere riuscito ad ottenere un incontro con la donna, alla presenza dei carabinieri, l’avrebbe minacciata: “Tu devi crepare qui dentro, se esci di qua per te è finita”.  Fatti che sarebbero andati avanti fino al novembre 2015.

(Gian. Gin.)


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