La santa, il sisma, la polenta,
torna la sagra
a Santa Maria in Selva
TREIA - Nei prossimi due week end la tradizionale manifestazione giunta alla 42esima edizione, giornate di riflessione/preghiere sul caso di Giuditta Montecchiari e presentazione del libro sul terremoto ‘Una tragedia dimenticata
di Maurizio Verdenelli
“Non solo un piatto di polenta”, dice il parroco di Santa Maria in Selva nella sala consiliare della Provincia dove ieri mattina si è tenuta la presentazione ufficiale della Sagra per cui la frazione treiese al confine con la Villa (‘Villa Potenza) va piuttosto famosa da 42 anni a questa parte. Il riferimento, anche nel libretto della manifestazione (i due prossimi fine settimana: 16/17 e 22/23) è per l’accoglienza ad oltranza, la sofferenza di questi anni terribili e travagliati ed anche per lei, ‘la Santa di Santa Maria in Selva’, Giuditta Montecchiari, nata nel 1855 e morta nel 1916 mentre infuriava la prima guerra mondiale.
Una grande ‘spirituale’ che ebbe stimmate ai bracci, piedi, fronte e torace: il sangue che fuoriusciva dalle ferite è raccolta in teche conservate alla Vicaria di Treia. Non è neppure beta la ‘Santa de Montecchià’ (così come veniva chiamata) anche se numerose sono state le sue intercessioni e le ‘grazie’ conclamate dal popolo contadino attorno a lei. Tuttavia a cento anni dalla sua morte, il caso di Giuditta o ‘La Passione per la Croce’ (altra sua mistica attribuzione) sarà di nuovo posto in evidenza attraverso una serie di giornate di riflessione/preghiere con una grande conclusione, il 29 ottobre (ore 19) a Treia, nella chiesa di san Filippo presente il vescovo Nazzareno Marconi.
Sarà anche il momento del libro dedicato alla ‘Santa’ da Alberto Meriggi: ‘Il campo dell’amore’. E la speranza, come chiede una scritta sulla sua tomba, è pure costituita da nuove testimonianze sulla virtù eccezionali di Giuditta. Per il momento, sul tavolo, c’è il libro: una buona base di partenza per un eventuale processo di beatificazione. Intanto vescovo ed autore hanno preso parte ieri, nella chiesa di Santa Maria in Selva, ad una di queste riflessioni sulla Montecchiari. L’occasione, importante, la cresima di un ragazzo della frazione treiese. Subito dopo il parroco, don Giuseppe Branchesi ed una delegazione del comitato parrocchiale, in divisa (polentara) verdeoro, si sono recati in Provincia. Ad attenderli l’amico di sempre, il vicino di casa, il collaboratore attivo (cassiere, nessuno ha mai dubitato in paese della sua onestà) diventato da tempo un’autorità importante: il presidente Antonio (ma per tutti è Tonino) Pettinari.
“Non ho più tempo per prendere parte attivamente all’organizzazione della Sagra, ma posso assicurarvi che il fervore è lo stesso. Me ne accorgo quando torno, tardi, a casa delle luci sempre accese in parrocchia…la mia parrocchia viva e solidale” dice Pettinari. Una parrocchia che mette in soffitta l’accezione, in politichese, di ‘parrocchietta’: a Santa Maria in Selva sanno fare certe distinzioni. “E’ gente sempre pronta a buttare il cuore oltre l’ostacolo: come il servizio reso alla Raci, per più anni, gratuitamente, dimostra”.
Don Peppe ricorda altri ‘servizi’: quello subito dopo il terremoto umbro marchigiano (“quando distribuimmo a Cesi tremila razioni di polenta”), poi a dieci anni (“La polenta fa rima con solidarietà”), all’Aquila (“Ad Onna il parroco, di colore ci ha detto: ‘Ma voi’…’Noi siamo qui a servire e distribuire pasti’ è stata la nostra risposta”) ed ora. “Abbiamo raccolto oltre diecimila euro da parte delle delegazioni dell’associazione nazionale che distribuiremo a chi soffre per il sisma del 2016/2017 e il nostro ricordo è sempre con loro” dice don Peppe. Ci sarà anche un momento di ricordo ‘vivo’, alle ore 22, domenica prossima in chiesa con un filmato sul terremoto di vent’anni fa e la presentazione del libro ‘Una tragedia dimenticata’ scritto da Luciano Magnalbò, il vostro cronista e da altri ventuno giornalisti, molti di questa testata che ha ‘coperto’ con oltre tremilacinquecento servizi e dunque in modo eccezionale il terribile evento sismico.
Si preannuncia un edizione record in grado di sbriciolare il dato precedente di quattromila piatti: “non solo di polenta” puntualizza Gabriele Domizi, ma pure di altri specialità, serviti da una squadra di 70 persone, di cui le ‘vergare’ rappresentano da sempre la punta di diamante. Si inizierà la sera di giovedì con il torneo di burraco, il giorno dopo tocca alla briscola mentre l’oro giallo farà capolino sabato dalle ore 19, con tanta musica (Orchestra Vanessa Moro). Domenica polenta anche a pranzo tra un vespa raduno e il gruppo folk ‘Li matti de Montecò’ e serfata di nuovo in musica. “Quest’anno –dicono gli altri polentari sugli scranni che furono di assessori provinciali- ci sarà una scelta in più: tre diversi tipi di polenta, uno in più rispetto a sempre”. Insomma la 42 sagra ricomincia da tre, non dimenticando i santi prossimi e venturi e le piaghe del terremoto, tuttora drammaticamente presenti.

