Bene le novità nelle opere,
ma i bambini ammazzati no  

TURANDOT ALLO SFERISTERIO - Dure critiche all'allestimento dei registi Forte e Ricci. Tra i commenti più duri quello del direttore centro studi biblici di Montefano Alberto Maggi: "Indecente, da non vedere". Donatella Donati, uno dei cento mecenati, si oppone ad una delle scene più cruente che vede protagonisti degli infanti"
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I commenti all'uscita della Turandot

 

Continua a far discutere la versione di Turandot che ha aperto venerdì il Macerata Opera Festival. Molti non hanno gradito gli artifici scenici e delle scelte forti dei registi Stefano Ricci e Gianni Forte: tra queste la morte di Liù per mano della regina di ghiaccio e alcuni momenti particolarmente crudi quale l’esecuzione dei bambini entrati in scena come piccoli collegiali.
Tra i più critici c’è Alberto Maggi, direttore del Centro studi biblici di Montefano che ha manifestato il suo sconcerto su facebook: «Una autentica vergogna! Indecente, non ci sono parole per descrivere come l’opera di Puccini sia stata deturpata . Spero che i responsabili prendano atto. Mai sentito gridare tanti buffoni, vergogna. Da non vedere». 

Anche Donatella Donati, una dei cento mecenati dell’associazione Sferisterio, pur non presente alla rappresentazione, critica le scelte della regia.

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Donatella Donati

 

di Donatella Donati

Ma l’Unicef che ci sta a fare? Quest’interrogativo mi si è posto subito quando ho letto la minuziosa ricostruzione dell’interpretazione della Turandot fatta da nuovi astri, si fa per dire, della regia operistica italiana. Nei teatri di Europa mi è capitato di vedere interpretazioni molto originali delle classiche composizioni degli autori italiani.  All’Opera Bastille un Barbiere di Siviglia in chiave talebana negli anni in cui la presenza talebana metteva paura ebbe un successo clamoroso: erano soprattutto i costumi, i nomi cambiati e le architetture ispirate all’Alhambra di Granada che rendevano gradevole una storia più volte ascoltata e vista. Ma anche il Teatro delle Muse di Ancona non mancò di stupire durante la rappresentazione del Ballo in maschera con delle passeggiate dal significato misterioso su e giù per la scena di giovani adoni completamente nudi.

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Una scena della Turandot

 

Ma i bambini ammazzati no! Quanti ne sono riemersi dalle onde del Mediterraneo annegati e nudi, alcuni con gli occhi spalancati ancora dal terrore, altri già nel rigor mortis, altri che sembravano chiedere aiuto con le braccia tese. Ne abbiamo visti di questi santi corpicini allineati in una specie di scatole che li contenevano gli uni stretti agli altri, ormai irrigiditi e in attesa che qualcuno li potesse riconoscere. Un orrore indimenticabile di cui poco ancora si parla e che è un indelebile marchio della civiltà contemporanea. “Maxima reverentia de betur pueris”, una frase latina che testimonia una lunga attenzione di rispetto sacro che si deve all’infanzia. Per questo mi sembra che la scelta che non voglio neanche ridescrivere per la pena che mi procura è un vulnus nella regia della Turandot allo Sferisterio. Nella mia qualità di mecenate da due anni dell’Associazione Sferisterio, poiché in piccola parte c’è anche il mio denaro in tale detestabile esecuzione, ho il diritto di esprimere un parere probabilmente in contrasto con quello dei soliti omaggianti alle novità pur che siano novità. Il mio accenno all’Unicef è pertinente perché è l’organizzazione mondiale preposta a difendere e promuovere i diritti dell’infanzia e se qualche rappresentante fosse stato presente certo avrebbe espresso il suo malumore, attenuazione di sdegno.

 

Applausi per la principessa di ghiaccio ma Turandot perde la strada d’Oriente (recensione e commenti del pubblico)



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