Shi, il Macerata Opera
viaggia in prima classe
con Matteo Ricci (FOTO)

INAUGURAZIONE DA APPLAUSI - La città ha celebrato uno dei suoi figli più illustri con uno spettacolo intenso, raffinato e intelligente. Belle le scenografie realizzate dagli studenti dell'Accademia di Belle Arti. Ospite al Lauro Rossi l'attore Cesare Bocci, testimonial dell'Anffas, charity partner del Mof 2017 e destinatario di parte dell'incasso della serata
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(In alto la galleria con le foto di scena di Alfredo Tabocchini)

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di Maria Stefania Gelsomini

(foto di Fabio Falcioni)

“Si faccia” disse il re della Cina, e nel 1601 Padre Matteo Ricci da Macerata poté finalmente entrare con tutti gli onori alla corte di Pechino, preceduto dal suo mappamondo e dai suoi orologi. “Si faccia” disse il re nel 1610, e per la prima volta fu concessa a uno straniero la sepoltura in terra cinese. Una parola, Shi, che racchiude il senso di un viaggio lungo e tormentato per arrivare al cuore di un paese lontano e sconosciuto, l’apertura delle porte della città proibita a un cristiano, che per farsi accettare dai cinesi si è fatto egli stesso cinese. Non poteva esserci modo migliore per inaugurare il Macerata Opera Festival 2017 dedicato all’Oriente. Ieri sera, al teatro Lauro Rossi, Macerata ha celebrato uno dei suoi figli più illustri con uno spettacolo intenso, raffinato e intelligente, che tutti dovrebbero vedere. Un’ora per raccontare un viaggio di trent’anni, la fede, la tenacia, la sofferenza, la modernità di un uomo di provincia che tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, solo grazie alla sua intelligenza e alla sua curiosità, con lo studio e la preghiera, integrandosi, imparando una lingua complicata, vestendosi da mandarino, riesce a penetrare nelle grazie del re e nelle anime dei cinesi convertendoli al cristianesimo: “giorno dopo giorno, passo dopo passo, parola dopo parola, uomo dopo uomo”.

SHI_Prima_FF-2-325x217Un viaggiatore, un letterato e un uomo di scienza: il compositore Carlo Boccadoro e la regista Cecilia Liborio (autrice anche del libretto) disegnano le tappe del percorso umano e personale di Matteo Ricci che vuole arrivare al re e a Dio, Thienzhu il signore del cielo, dalle tempestose traversate per mare all’arrivo a Macao, fino a Zhaoquin, Shaozhan, Nanchino e alla lontana Pechino. Matteo Ricci porta a termine con successo la sua missione, trent’anni per arrivare fin lì, una vita spesa a studiare, conoscere, imparare. “La nostra casa è la Cina ormai”, “Ma avere una casa è sentirsi a casa?”. La Cina non era la sua casa, perché la sua casa era qui, a Macerata, dove c’erano il padre al quale continuava a scrivere lettere, il giardino d’infanzia, tutti i ricordi. Ma la sua grandezza di uomo e di religioso ha fatto sì che quella diventasse la sua ultima dimora, con un privilegio mai concesso ad altri prima di lui. Accanto alla musica incalzante e drammatica, con il compositore Boccadoro a dirigere (Andrea Rebaudengo e Paolo Gorini al pianoforte, e il Tetraktis Percussioni Ensemble formato da Gianluca Saveri, Giulio Calandri e Cecilia Martellucci) e all’idea registica vincente, il successo dello spettacolo si deve anche alla forte personalità dei tre protagonisti in scena, Matteo, il baritono Roberto Abbondanza, il viaggiatore, l’attore Simone Tangolo e l’uomo che guarda, il baritono Bruno Taddia, che hanno saputo catturare l’attenzione del pubblico con un’interpretazione vibrante e coinvolgente.

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Ma una delle cose più belle di questo Shi sono le scenografie realizzate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Macerata. Video proiezioni (curate da Igor Renzetti, bellissima quella iniziale della tempesta in mare) e impalpabili pannelli di stoffa, dove si scrivono e cancellano lettere e ideogrammi, i mappamondi disegnati da Matteo, i suoi appunti, le parole del dizionario, sogni, ricordi e paure. I toni seppia, i blu intensi, i gialli delicati hanno vestito con eleganza il dipanarsi della vicenda diventandone parte imprescindibile. Belle le idee, impeccabile la realizzazione. Gli allievi guidati da Enrico Pulsoni (responsabile del progetto), Benito Leonori (responsabile scenotecnica), Giancarlo Colis (responsabile costumi) e Francesca Cecarini (responsabile luci) hanno dato con il loro lavoro un grosso contributo al successo di Shi. Un’autentica ovazione del pubblico ha accolto sul palco l’uscita di tutti i protagonisti di questo spettacolo che il sindaco Carancini, alla fine, ha definito “grandioso”.

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Cesare Bocci, Francesco Micheli e Mario Scarponi

Ospite d’eccezione in platea, accanto a Carancini, al presidente Pettinari, agli assessori Stefania Monteverde e Federica Curzi, l’attore Cesare Bocci, testimonial dell’Anffas, charity partner del Mof 2017 e destinatario di parte dell’incasso della serata. Per testimoniare, col presidente Marco Scarponi presente ieri sera al Lauro Rossi, l’aiuto che l’Anffas Macerara ha dato alle famiglie in cinquant’anni di vita e per ricordare che quest’anno lo spettatore avrà la possibilità di donare una cifra, pur piccola, nelle buste distribuite ad ogni spettacolo. “Ventitré gli anni che servono per percorrere la strada che porta dall’uomo all’uomo” scrive il viaggiatore Matteo il 30 gennaio 1601. “Sono solo un servo di Dio”, “non è nostra questa terra che ho imparato ad amare! Chi non nasce cinese non riposa morto in terra cinese!” si rammarica Matteo morente nel 1610. E invece… Shi, l’uomo è giunto al re, è giunto all’uomo.

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