Butterfly: emozione e poesia,
la nave del Mof
vira finalmente a Oriente

RECENSIONE - Scroscianti applausi per tutti i protagonisti. La soprano uruguaiana Maria José Siri meritava l'apertura del Festival. Il Giappone e soprattutto grandi voci per il debutto allo Sferisterio dell'opera di Puccini con la regia di Nicola Berloffa
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di Maria Stefania Gelsomini 

(foto di Alfredo Tabocchini)

Se l’anno scorso meritava l’inaugurazione la Norma con Maria Josè Siri, quest’anno avrebbe meritato l’inaugurazione la Madama Butterfly di Maria José Siri. Emozione, poesia, Giappone e soprattutto grandi voci: finalmente il viaggio del Mof è penetrato nelle pieghe più intime del lontano Oriente. La soprano uruguaiana non canta semplicemente Cio-Cio-San, è la quindicenne Cio-Cio-San, ingenua, illusa e innamorata, delicata e fragile come una farfalla. Affiancata da un cast di ottimo livello la Siri, già acclamata protagonista lo scorso dicembre alla prima della Scala nello stesso ruolo col maestro Riccardo Chailly, tratteggia una superlativa Butterfly, dando voce e corpo, anche attraverso una recitazione magistrale, a ogni singola sfumatura dell’anima. La voce del tenore spoletino Antonello Palombi è una bellissima scoperta per lo Sferisterio, ma non per la Scala: fu lui nel 2006 a sostituire in jeans e maglietta Roberto Alagna nei panni di Radames quando il tenore francese abbandonò all’improvviso il palcoscenico subissato dai fischi. Il suo Pinkerton è un conquistatore nato, godereccio, possente e spavaldo, capace però di trasmettere anche i colori del dolore e di un autentico rimorso. La sua voce bella, piena e squillante ha il piglio giusto per esprimerne il carattere, è una sicurezza dall’inizio alla fine e regala al pubblico splendidi acuti, ma non solo.

butterfly-tabocchini-31-266x400Butterfly vorrebbe assomigliare a una diva del cinema americano, ma è suo malgrado solo la piccola protagonista di un film dal finale tragico. Il regista Nicola Berloffa, insieme allo scenografo Fabio Cherstich, alla costumista Valeria Donata Bettella e al light designer Marco Giusti, ha ambientato la vicenda nell’immaginario, perché immaginario è l’amore che Butterfly crede che Pinkerton provi per lei. E cosa c’è di più irreale delle storie d’amore vissute a teatro e al cinema?  Siamo negli anni Quaranta, sulle colline di Nagasaki, la nave da guerra Abramo Lincoln è attraccata in porto e sbarcano in città gli spregiudicati yankee. Nel chiuso del teatrino in cui si svolge il primo atto si consumano gli amori fugaci dei marinai con le giovani geishe. Il contrasto fra i due mondi è evidente: gli americani in divisa con gli zaini in spalla bevono e si ubriacano, fumano, filmano e scattano foto alle ragazze (per una volta sono i giapponesi ad essere fotografati), sono rumorosi e invadenti, mentre il Giappone pervaso d’incenso è silenzio, quiete, sacro rispetto degli antichi rituali. Il tenente della marina degli Stati Uniti Pinkerton ha acquistato una casetta e si accorda con l’avido sensale di matrimoni Goro per celebrare le nozze con la bella Butterfly vantandosene col console Sharpless (il baritono Alberto Mastromarino) appena arrivato (“Dovunque al mondo lo Yankee vagabondo si gode e traffica sprezzando i rischi”): America forever! Nel duetto che segue, Sharpless mette in guardia lo sfrontato tenente, perché Cio-Cio-San ci crede (“Sarebbe gran peccato le lievi ali strappar e desolar forse un credulo cor”), ma è tempo di brindare col whisky alle nozze giapponesi e perché no, anche alle future nozze con una vera sposa americana. Il teatrino si popola di donne giapponesi e di geishe agghindate con splendidi kimono dalle tinte pastello e al centro del palco appare Butterfly, bellissima e vestita di bianco.

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Fra inchini e atmosfere rarefatte, rese con luci che restano sempre basse, Cio-Cio-San colma di felicità racconta la storia della sua famiglia al console, poi la scena si anima, con coppiette sedute a guardare lo spettacolo, giapponesi affacciati alle finestre e marinai che si azzuffano. “Badate ella ci crede” continua ad ammonire Sharpless, ma il matrimonio si celebra. Pinkerton festeggia con la bottiglia in mano insieme ai suoi marinai, lasciando la sposa sola in disparte, ed ecco che arriva lo zio Bonzo infuriato per le nozze e per la conversione della nipote alla religione dell’americano. Pinkerton lo scaccia via lanciandogli addosso il liquore della bottiglia. Butterfly, che ha rinnegato il proprio Paese e il proprio culto, è stata rinnegata dalla sua famiglia, ma il suo amore è più forte di tutto. Il duetto è per lei un canto d’amore dolcissimo tinto di malinconia, per lui è solo il preludio malizioso a una notte di passione (“Bimba dagli occhi pieni di malia ora sei tutta mia”).

butterfly-tabocchini-10-266x400Il finale del primo atto, con Pinkerton che bacia la moglie-bambina togliendole la veste e le geishe voltate di schiena per non guardare, fotografa tutta la dolcezza del grande amore di Madama Butterfly, che d’ora in poi vuol essere chiamata signora Pinkerton. Il secondo atto si apre nella sala di un cinematografo, affollato da ragazze giapponesi ormai vestite all’occidentale che amoreggiano con giovani civili e alcuni marinai. Sono passati tre anni, Butterfly è triste, sola e in miseria ma attende con fede incrollabile il ritorno di Pinkerton, mentre la sua fedele Suzuki (la mezzosoprano Manuela Custer) cerca di consolarla. Sullo schermo si proietta un film con Bette Davis, e Butterfly cerca di immedesimarsi e imitarne le movenze, fingendo di fumare. Alla fine del film Suzuki riassetta e pulisce la sala buia pronunciando le sue preghiere. “Un bel dì, vedremo levarsi un fil di fumo” canta Maria José Siri con toccante intensità, trasmettendo alla perfezione le aspettative, la speranza del ritorno e l’attesa della felicità futura del personaggio. Avvia il proiettore, sullo schermo non compaiono immagini, eppure conclude l’aria “io con sicura fede l’aspetto”. Da qui in avanti però gli eventi precipitano rapidamente e la fede di Butterfly, messa di fronte alla terribile realtà, comincia a vacillare: dapprima deve respingere la corte del ricco Yamadori e le velenose insinuazioni di Goro, poi riceve la visita del console con una lettera di Pinkerton che non contiene buone notizie (annuncia il suo ritorno a Nagasaki con la moglie americana), che il pietoso Sharpless non ha il coraggio di leggerle. Ma conosce Dolore, il figlio di Pinkerton, e Butterfly si fa promettere di avvisarlo dell’esistenza del bambino, così tutti e tre potranno andare in America insieme.

butterfly-tabocchini-5-325x216La nave fa il suo ingresso in porto, Butterfly è agitata e si fa bella, cosparge l’umile casa con i petali dei fiori del suo giardino, vuole dentro tutta la primavera ed è al colmo della felicità, è il riscatto dopo anni di sofferenza (“Ei torna e m’ama!”). Tenera la scena in cui il bambino (il piccolo Martino Compagnucci, bravissimo), ballando contagiato dalla felicità della madre, sparge tutt’intorno petali colorati. Indossato di nuovo l’abito da sposa, e con il viso ravvivato dal trucco, Butterfly accende il proiettore e lo Sferisterio s’immerge nella magia. Una dolce melodia accompagna come una ninna nanna le immagini eteree di Esther Williams, l’attrice americana campionessa di nuoto che negli anni Quaranta e Cinquanta ha spopolato sugli schermi con i suoi balletti e le coreografie dentro e sotto l’acqua. La Williams balla e sorride, leggera e felice, è l’immagine del mare, dell’America, della libertà. È ciò che Butterfly vorrebbe essere, ma la realtà è solo una sfiancante attesa. Butterfly non vedrà mai più il suo grande amore, che raggiunge la casa ma scappa preso dal rimorso (Palombi canta “Addio fiorito asil” con commozione e sincero pentimento).

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Butterfly nell’abito bianco da finta sposa incontrerà la vera moglie americana fasciata in un elegante tailleur nero, e le prometterà di affidarle suo figlio perché diventi, almeno lui, libero e americano. Il dramma si consuma in un crescendo carico di pathos, la musica struggente segue Butterfly negli ultimi estremi gesti. Dice addio al figlio, mettendogli una benda sugli occhi e una bandierina americana in mano. Il suo ultimo saluto alla vita è una danza elegante, è un cerimoniale che si disegna nell’aria con gesti grafici e impalpabili, mentre il pubblico del piccolo cinema si siede per vedere il finale del film. Con la voce disperata di Pinkerton che urla il suo nome, Butterfly alza il pugnale al cielo e il buio che cala improvviso è la compassione che nasconde l’harakiri.

butterfly-tabocchini-14-325x216Scroscianti gli applausi per tutti i protagonisti, che però devono superare un percorso a ostacoli per raggiungere il proscenio compiendo una gimkana fra pedane, scale e le sedie che ingombrano il palco. Trionfano Maria José Siri, Antonello Palombi e Manuela Custer, ottima prova per tutti gli altri componenti del cast, a cominciare dal baritono Alberto Mastromarino, apparso decisamente più in forma rispetto alle ultime apparizioni maceratesi. Applausi per Nicola Pamio (un perfetto Goro), Andrea Porta (il principe Yamadori), Cristian Saitta (lo zio Bonzo), Samantha Sapienza (Kate Pinkerton), Gianni Paci (Yakusidé), Giacomo Medici (il commissario imperiale), Alessandro Pucci (l’ufficiale del registro), Mirela Cisman, Silvia Marcellini e Maria Elena Mariangeli (la madre, la zia e la cugina di Cio-Cio-San), il piccolo tenerissimo Martino Compagnucci (il figlio di Cio-Cio-San). Applausi convinti per il direttore d’orchestra Massimo Zanetti, che alla guida della Fondazione Orchestra Regionale delle Marche ha saputo rendere con la sua conduzione gli stessi toni drammatici, romantici, melanconici e intimi che il regista Berloffa ha impresso alla regia e ai caratteri dei personaggi. A completare il cast, il Coro Lirico Marchigiano Vincenzo Bellini diretto da Carlo Morganti e il complesso di palcoscenico Banda Salvadei.

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A inizio serata, fuori-programma in platea con il sindaco Romano Carancini, il direttore artistico Francesco Micheli, il responsabile sviluppo commerciale di Poste Italiane Andrea Alfieri ed Elisabetta Perucci, figlia dell’indimenticato artefice della rinascita della stagione lirica maceratese nel 1967 Carlo Perucci, che hanno presentato al pubblico il folder emesso da Poste Italiane per celebrare i 50 anni della ripresa della lirica allo Sferisterio. La Madama Butterfly torna in replica il 28 luglio (serata con audio-descrizione), il 6 e 12 agosto.

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