Sferisterio, un direttore musical-artistico
da cercare in giro per il mondo

PRIMA DELLA PRIMA - Al posto di Francesco Micheli si potrebbe inserire una figura che sappia ricoprire due ruoli. Andrebbe cercato a livello internazionale con la speranza che i giochi non siano già fatti (dopo il Cda è trapelata la figura di una donna). Le anteprime giovani: tra snack, chiacchiere e chi voleva andarsene credendo lo spettacolo finisse al primo atto
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Francesco Micheli

 

di Maria Stefania Gelsomini

Il sipario sta per alzarsi sulla 53esima edizione del Macerata Opera Festival, e qualche riflessione già ci scappa. Il pensiero va, pur senza scomodare il coro del Nabucco, sull’ali dorate della musica, la vera protagonista di un festival lirico. O almeno, tale dovrebbe essere. Ecco, si dice che ogni direttore artistico lasci in eredità al teatro e al suo successore una precisa impronta, e così è in effetti. L’impronta che lascerà Francesco Micheli, e la conferma viene per sua stessa (più o meno velata) ammissione durante la conferenza stampa di commiato di qualche giorno fa, non sarà quella della musica. Se fuori dallo Sferisterio sarà ricordato per aver messo in atto una vera e propria rivoluzione rispetto ai vecchi schemi, con il coinvolgimento del territorio, dei giovani, con uno spendersi senza sosta in lungo e in largo a parlare d’opera, dentro lo Sferisterio la sua priorità è stata la messa in scena, la ricerca di registi giovani, anche anomali per l’opera, provenienti spesso dalla prosa e a volte alla loro prima esperienza con il melodramma (come per il duo Ricci-Forte della Turandot che debutta venerdì), con risultati non sempre convincenti. Ora, sempre in quella conferenza stampa di commiato, si riconosce che per sei anni l’aspetto musicale non è stato valorizzato al massimo, e che i cantanti sono stati scelti da un direttore artistico tuttofare che però di voci non ne capisce poi così tanto.

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Madama Butterfly (foto Alfredo Tabocchini)

Si fa un vago mea culpa insomma, annoverando la musica fra le “cose da migliorare” e annunciando la prossima nomina di un direttore musicale. Ammesso e non concesso che una tale riflessione poteva essere avviata anche prima, senza aspettare la fine del mandato (perché nel frattempo la qualità vocale e la qualità musicale dell’orchestra e del coro sono scese precipitosamente), ora per salvarsi allo Sferisterio serve una figura autorevole. Se è vero che lo Sferisterio è ormai diventato (o meglio è ritornato) un teatro internazionale, si merita un direttore musicale di fama internazionale. Sempre nella famosa conferenza stampa, al sindaco Carancini è sfuggito a un certo punto il nome di Kuhn: forse nelle segrete stanze dell’Associazione Sferisterio si è già parlato di lui? Si vedrà. Macerata non deve dimenticare la qualità musicale apportata da maestri come Gustav Kuhn e Donato Renzetti, tanto per citarne due di un passato recente. E ora che si vanta di essere un teatro internazionale deve pretendere un’orchestra all’altezza, un coro all’altezza e voci all’altezza, i grandi nomi della scena mondiale ma anche voci emergenti, che non siano solo pedine imposte nei cast dalle agenzie, ma selezionate da esperti prestigiosi. Magari anche rimettendo in piedi il concorso che c’era anni fa, che potrebbe sfornare nuovi talenti a costo zero.

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Gustav Kuhn

Una figura di questo calibro potrebbe allora, perché no, ricoprire il doppio ruolo di direttore musicale e direttore artistico (proprio come fu per Kuhn e Renzetti), con un doppio vantaggio: risparmiare molti soldi e fare in serenità quelle scelte strategiche che possano restituire alle prossime stagioni liriche quell’impronta musicale di qualità che manca. La scelta del nuovo direttore artistico, si è detto, avverrà non tramite un bando ma con un percorso comparativo, e nonostante le bocche cucite qualche nome comincia già a circolare. Ma, e ritorniamo alla riacquistata internazionalità, perché non lanciare almeno un avviso pubblico a carattere internazionale? Perché decidere un nome fra tre curricula come fu nel 2012, quando potrebbero arrivarne sul tavolo decine? E perché non affidare questa scelta a una commissione di esperti? Chi sa che un grande direttore d’orchestra, anche straniero, venga a saperlo, si innamori dello Sferisterio e non decida di voler lavorare qui? Magari anche gratis, non si sa mai, vista la visibilità che nostro malgrado con la sciagura del terremoto abbiamo acquistato in tutto il mondo. Ne avremmo fatto tutti volentieri a meno, ma se dovesse servire a richiamare grandi nomi e aiutare questa città e questo territorio a risollevarsi in grande stile, perché non “approfittarne”? Discorsi e riflessioni che forse resteranno parole al vento se è vero, come sembra da indiscrezioni insistenti degli ultimissimi giorni, che all’interno del Cda dell’Associazione Sferisterio (che verrà convocato presto per decidere in merito) circola già un nome, ed è il nome di una donna (leggi l’articolo). Quindi i giochi sono già fatti? Crediamo di sì ma speriamo di no.

Prima della prima, un’ultima dolorosa nota sulle cosiddette anteprime giovani, le vecchie care prove generali ora aperte al pubblico. A parte il fatto che ben oltre la metà di quel pubblico pagante era ben oltre i trent’anni, i giovani seduti nelle due file dietro alla mia hanno dato dimostrazione di non sapere nemmeno perché si trovassero lì. È stato tutto un parlare e ridere a sproposito per l’intera durata della rappresentazione, senza alcun rispetto per l’opera e per gli altri spettatori. Tutto un mangiare, far rumore, esprimere commenti fuori luogo, per essere poi pronti ad andarsene alla fine del primo atto, convinti che l’opera fosse finita. Almeno la storia, a grandi linee, avrebbero dovuto conoscerla, ma è evidente che prima di insegnare una trama ci sarebbe bisogno di insegnare ai ragazzi come si sta a teatro. Altrimenti rischia di essere tutto tempo perso.



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