Tripudio per l’Oriente di Bollani
tra Puccini, “Macelata” e Mario Bros

MACERATA - Il pianista milanese strega il pubblico dello Sferisterio con due ore di concerto. Grazie ad altissimi momenti musicali e battute quasi esilaranti conquista il cuore degli spettatori che lo acclamano a gran voce. Piccolo fuori programma prima dei bis con l'immancabile contestatore di turno
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di Marco Ribechi

Un solo pianoforte al centro dello Sferisterio, non serve altro a un grandioso Stefano Bollani per ammutolire il pubblico maceratese. Il muro gigante della palla a bracciale, con il quale tanti registi hanno dovuto fare i conti, non spaventa il pianista milanese che decide di fermare il tempo per quasi due ore congelando l’arena in un rapimento interrotto solamente da scroscianti applausi. Uno spettacolo dedicato all’Oriente, in sintonia con la stagione lirica, che non poteva non aprirsi con una delle arie più celebri delle tre opere in cartellone, il Nessun Dorma della pucciniana Turandot. Naturalmente reinterpretata con uno stile inconfondibile. Un Oriente molto particolare quello di Bollani giocato tra stereotipi e scherzose battute che lo portano a intitolare una sua composizione “Macelata” proprio in onore della pronuncia cinese della erre. Il Giappone invece irrompe con un brano celebre e inaspettato, la colonna sonora di Super Mario Bros perchè, come afferma lo stesso pianista: «Gli orientali ci hanno insegnato che la realtà non esiste grazie allo zen e ai videogiochi». E con una vivacissima simpatia fatta di battute, scherzi e persino barzellette l’artista ha trasportato il pubblico nel suo mondo incantato dove ogni concetto, ogni sentimento può essere suonato con la leggerezza che solo i grandi musicisti sono in grado di trasmettere. Un continuo rimando tra la profondità della musica aulica e la frivolezza dei pezzi più popolari e inattesi, sempre trasformati in qualcosa d’altro. Un vortice di note intervallate dai vituosismi dell’infinito repertorio nella valigia dell’artista, capace di improvvisare praticamente qualsiasi cosa.

bollani-1-1-325x217E’ il direttore artistico del Mof Francesco Micheli a prendere la parola prima dei bis presentando quelli che definisce due ospiti illustri: il verdicchio di Matelica e il Rosso Conero. Due delle massime espressioni del territorio che proprio in questi giorni festeggiano i 50 anni dall’ottenimento della Doc. Due bottiglie pensate per omaggiare l’artista per il suo concerto. Ma il decantare la Regione non è piaciuto ai soliti contestatori da arena che non hanno perso l’occasione per manifestarsi: un fragoroso “abbiamo pagato” risuona dagli spalti proprio nel momento in cui il presidente dell’Istituto Marchigiano di Tutela dei Vini, sponsor della serata, esclama: «Le Marche hanno bisogno di una identità». Ci pensa il restante pubblico con un catartico battito di mani a dimostrare che l’identità in questione non è quella della maleducazione. Concluso l’evitabile siparietto la musica torna protagonista con un medley improvvisato tra dieci brani scelti a caso dal pubblico. C’è tempo per qualche altra battuta divertente prima della chiusura memorabile dello show con Mattinata di Leoncavallo. «Avrei voluto scrivere io questo brano» spiega Bollani prima di salutare il pubblico che lo ringrazia in un tripudio di bravo e battiti di mani.



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