Micheli lascia la guida dello Sferisterio:
“Ma non abbandonerò Macerata”

L'OPERA DEL FUTURO - Oggi l'annuncio del direttore artistico che lascerà la carica a settembre. Resterà come creativo e responsabile dei progetti speciali e affiancherà il Comune nella progettazione culturale per Macerata 2020: "Sono molto grato a questa città e non la posso lasciare dopo i problemi causati dal sisma". Svelati i titoli del cartellone 2018: Elisir d'amore, Don Giovanni e la Traviata degli specchi, grande classico dell'arena. Intanto il botteghino va a gonfie vele: incassati 800mila euro con diverse serate già da tutto esaurito
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L’annuncio di Francesco Micheli oggi ai Magazzini Uto

 

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di Maria Stefania Gelsomini 

Francesco Micheli lascia lo Sferisterio ma non se ne va da Macerata. Nel giorno dell’inaugurazione ufficiosa della stagione lirica con l’anteprima giovani di Turandot, arriva la notizia ufficiale dell’addio da parte del direttore artistico. Che il suo ciclo fosse ormai concluso, scadenza del contratto a parte (settembre 2017) era nell’aria da tempo, perciò l’annuncio (peraltro carico di commozione) dato stamattina non ha colto nessuno di sorpresa. Ma la notizia è che il congedo non sarà definitivo, dalla città e in particolare dalla politica e dalla programmazione culturale della città. Intanto nel 2018 lo Sferisterio avrà un nuovo direttore artistico, che verrà scelto molto rapidamente, almeno così assicura il sindaco Carancini, non attraverso un bando ma con un “percorso comparativo”. Ancora non è stata fissata una data per la nomina e tantomeno si fanno nomi, ma cosa troverà il nuovo arrivato? Di certo un cartellone già definito dall’attuale direttore artistico, che assicurerà la propria disponibilità e un passaggio delle consegne graduale e non in emergenza, come fu invece nel 2012 quando il giovane regista bergamasco fu chiamato in fretta e furia a sostituire Pizzi. La prossima stagione, in programma dal 20 luglio al 12 agosto 2018, ha già un tema e anche piuttosto provocatorio, seppur provvisorio: “La mia droga si chiama opera” (visto che in tutte e tre le opere si fa uso di sostanza stupefacenti). Due nuove produzioni e un classico: l’Elisir d’amore di Donizetti, Don Giovanni di Mozart e la famosa Traviata verdiana degli specchi firmata da Brockhaus e Svoboda. Alla base tre linee-guida fondamentali: l’orgoglio italiano, titoli non necessariamente di grande repertorio ma che includano la valorizzazione di produzioni cult del glorioso passato dello Sferisterio e una dimensione spettacolare.

StagioneLirica2017_Micheli_FF-1-325x217A dieci mesi dal terremoto che ha sconvolto questo territorio e la vita di tante persone, ancora una volta, in un contesto che presentava mille difficoltà in più rispetto agli anni precedenti, la sfida dello Sferisterio è stata vinta. Oggi, tra biglietti staccati e prenotazioni, molte serate sono vicine al tutto esaurito, il botteghino ha già incassato 800mila euro e si sta avvicinando all’obiettivo dichiarato del milione di euro. E la necessità di allargare gli orari di apertura della biglietteria per le numerose richieste fa ben sperare in questa direzione. Nella sua ultima stagione da direttore artistico, che viene definita da Micheli “un anno zero”, cresce la curiosità per le tre opere che guardano a Oriente, prima fra tutte la Turandot, paragonata addirittura alla Bohème di Ken Russel. Ma oggi contano soprattutto le sue parole di commiato, che puntano sull’emozione e non possono prescindere dal ricordo del terremoto: “il sisma ha messo in difficoltà tutti, ma questa tragedia ha reso ancora più emotivo il mio rapporto col territorio, un grande affetto ricambiato, e sento il dovere e il desiderio di poter fare qualcosa per Macerata e per questa provincia. Sono molto grato per quello che questa città mi ha dato, ma posso e voglio dare altro, lavorare per iniziative più utili al territorio, non necessariamente come direttore artistico, perché la mia natura resta quella di un creativo, di un pazzo visionario, e Macerata ha bisogno di rialzarsi dal sisma con una follia positiva nuova. Posso aiutare più fuori che dentro”.

Insomma, confessa Micheli che in fondo, il lavoro in ufficio da programmatore di stagioni liriche, non si confà poi tanto alla sua natura, e che preferisce uscire per le strade e le piazze a parlare con la gente. Qui a Macerata è stato inventato il Micheli direttore artistico, da qui è partita una nuova fase della sua carriera che lo ha portato verso altri incarichi e verso altre città, ma a quanto pare l’amministrazione comunale non rinuncia a lui e lo include come attore protagonista nel progetto che porterà alla candidatura di Macerata 2020 capitale della cultura, non a caso declinata sul tema dell’Oriente. Micheli sarà dentro al progetto culturale del territorio con responsabilità e compiti più alti, e sarà anche dentro le prossime stagioni liriche con progetti speciali, tutti ancora da svelare.

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L’assessore alla cultura Stefania Monteverde

Romano Carancini ha voluto elencare i meriti di Micheli in questi sei anni: aver accompagnato all’opera, tenendolo a braccetto, ogni singolo cittadino; aver dimostrato che l’opera è di tutti (di ogni ceto sociale e di ogni età) e che lo Sferisterio è un luogo popolare. “Ora i maceratesi amano lo Sferisterio – ha concluso Carancini – e rivendichiamo questa rivoluzione popolare dell’opera”. Ma un ciclo si sta concludendo, il futuro è alle porte e nuove sfide attendono la lirica cittadina. Ora occorrono nuovamente, come fu nel 2012, scelte diverse e inedite, e occorre puntare l’attenzione su ciò che va migliorato. A partire (finalmente!) dalla nomina di un nuovo, e si spera prestigioso, direttore musicale, figura che a Macerata mancava colpevolmente da troppi anni. Altra novità, il progetto “artisti in residenza”, con cantanti di fama internazionale che daranno la propria disponibilità a restare tre stagioni di seguito allo Sferisterio (tre grandi nomi, ancora top-secret, hanno già aderito). Insomma un futuro più ricco in termini di progetti e di persone. Del resto, come conferma l’assessore alla cultura Stefania Monteverde, oggi il 60% delle risorse della politica culturale cittadina è destinato al MOF e lo Sferisterio lavora tutto l’anno, e in quest’ottica “resta una forte collaborazione con Micheli come co-progettatore di un’idea di città che abbia uno sviluppo a base culturale”. Sulla centralità dello Sferisterio come risorsa del territorio ha insistito il presidente della Provincia Pettinari: “la nostra terra è viva, non deve rinascere perché non è mai morta, ma deve crescere ancora di più, offre tantissime occasioni di vacanza ma anche di lavoro e di studio, la nostra gente soffre ma guarda avanti, si è già rimessa in cammino, l’unione, la compattezza sono i nostri punti di forza”.

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Luciano Messi, sovrintendente dello Sferisterio

La sfida per il futuro secondo il soprintendente Messi? Composita: programmazione e struttura devono lavorare insieme con la maggiore efficacia possibile. “Oggi c’è uno Sferisterio dentro e uno Sferisterio fuori – ha detto – per la ricchezza di valore e di proposte sviluppate in questi anni. La progettazione artistica risponde a un territorio sempre più ampio, anche a livello internazionale, ma va sempre più in profondità nella comunità locale. Perciò le attività collaterali, come la formazione dei giovani alla lirica, dovrebbe diventare strutturale. Abbiamo una struttura flessibile che fin qui ha fatto i miracoli, ma ora occorre fare un passo ulteriore”.

(foto di Fabio Falcioni)

 

 

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PROVINCIA E COMUNE – Antonio Pettinari e Romano Carancini



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