Juventus-Real Madrid,
i maceratesi in piazza San Carlo:

“Sembrava un attacco terroristico”

IL RACCONTO DEI TESTIMONI - Due boati ravvicinati: caos a Torino durante la finale di Champions. Il bilancio parla di 1527 feriti. Jessica Spurio, 23 anni di Chiesanuova, è caduta nella ressa, si è tagliata con i vetri delle bottiglie rotte e ha passato la notte al pronto soccorso del San Giovanni Bosco: "E' stato un inferno e io cercavo solo un riparo. Poi sono riuscita ad entrare in un bar, il proprietario ha abbassato le serrande e ci siamo chiusi nello scantinato". Leonardo Frattari, di Mogliano: "Sono rimasto aggrappato alla grata di un negozio. Doveva essere una festa, è stato un incubo". La rabbia di Francesco Nardi, salito con la moglie e i due figli: "E' stata una vergogna, una situazione indecente"
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Allarme bomba in piazza San Carlo a Torino
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Jessica Spurio, Leonardo Frattari e altri tre amici ieri pomeriggio prima dell’inizio del match

 

di Giovanni De Franceschi

Dalla festa all’incubo, non solo sportivo. Bambini per terra, vetri ovunque, un fiume di gente che urlava e scappava senza una meta precisa. Panico e terrore nell’aria. E poi feriti, sangue, fumogeni, sirene, cellulari fuori uso. Scarpe e vestiti sul selciato, come in un campo di guerra. Piazza San Carlo, Torino, 22.15 più o meno di sabato sera. Migliaia di persone radunate, c’è chi parla di 30mila. Il Real Madrid ha appena segnato il terzo gol alla Juve nella finale di Champions League. Due boati ravvicinati, un petardo e il cedimento del parapetto del parcheggio sotterraneo. Qualcuno ha gridato: “attentato” e in pochi minuti è scoppiato il caos. Queste le prime ricostruzioni della polizia. Le migliaia di persone assiepate davanti al maxi schermo iniziano a correre disperate. Alla fine la conta parla di 1527 feriti, dieci quelli gravi, tra cui un bambino di 7 anni schiacciato dalla folla e ora in rianimazione. La procura di Torino ha aperto un’indagine per procurato allarme. Tra i feriti loro anche una 23enne di Chiesanuova Jessica Spurio: era con quattro amici, e per fortuna se l’è cavata con qualche punto di sutura a una gamba. “Eravamo sotto il loggiato in piazza – racconta la giovane, dopo una nottata passata all’ospedale San Giovanni Bosco – poi all’improvviso hanno iniziato tutti a urlare, sembrava ci fossero stati dei colpi di pistola o di mitra, ma in realtà non si è capito bene cosa fosse successo. La gente ha iniziato a correre e così pure io, poi sono caduta sopra dei vetri di bottiglia, qualcuno mi è piombato sopra. Nel frattempo ho perso i miei amici, le scarpe, la borsa. E’ stato un inferno e io cercavo solo un riparo. Poi sono riuscita ad entrare in un bar, il proprietario ha abbassato le serrande e ci siamo chiusi nello scantinato perché pensavamo ad un attacco terroristico. In pochissimi minuti la piazza si è svuotata, considerando che non era per niente semplice uscire da lì. Io alla fine ho ritrovato i miei amici e mi hanno accompagnato all’ospedale, sono uscita stamattina alle 6 e adesso sto bene”.

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L’atmosfera in piazza San Carlo

Con lei c’era anche Leonardo Frattari, 25 anni di Mogliano. “Ho avuto la prontezza di arrampicarmi sulla grata di un negozio e per fortuna non mi sono fatto niente – spiega il ragazzo -. Vedevo la gente che correva sotto di me, persone che si calpestavano a vicenda bambini per terra sopra i vetri delle bottiglie rotte. E nessuno che sapesse esattamente cosa fosse successo, regnava il panico. Anche al pronto soccorso era il caos, e pensare che noi siamo andati in uno distante dalla piazza, non oso immaginare cosa sia successo negli altri. Doveva essere una festa, è stato un incubo”. Pochi controlli, abusivi che vendevano senza problemi bottiglie di vetro, la ressa e qualche ultras scalmanato sono stati gli ingredienti di questa notte di follia. Ne è convinto Francesco Nardi, di Treia, era a Torino con la moglie Antonella e i due figli di 10 e 15 anni. Erano arrivati in auto venerdì, poi ieri sera si sono uniti agli amici dello Juventus club.

torino-8-325x244“Quando è scoppiato il caos non ero in piazza – ricorda l’uomo –  verso le 18 ho dovuto riaccompagnare mio figlio di 10 anni in albergo perché era spaventato e la situazione iniziava già ad essere preoccupante. La piazza era già piena per per 3/4 e continuava ad arrivare un fiume di persone. Sono rimaste mia moglie e l’altra figlia e si sono ritrovate quasi al centro della piazza. Mi hanno raccontato che dopo il terzo gol della Juve hanno sentito questo boato, forse un petardo o una bomba carta, e da lì è stato il caos. Pare sia scoppiata anche una rissa proprio davanti al maxi schermo. Mia moglie è caduta mentre cercava di scappare, ma è riuscita ad alzarsi quasi subito e a trovare una via d’uscita dalla parte opposta a dove aveva sentito il boato. Ed era anche difficile poter uscire dalla piazza, tutta transennata. Per fortuna sia lei che mia figlia hanno riportato solo qualche escoriazione e non c’è stato bisogno di andare all’ospedale. Tra l’altro non riuscivamo neanche a sentirci perché i cellulari erano fuori uso e comunicavamo solo tramite messaggi. Nessun servizio d’ordine, zero controlli, fumogeni, e c’era anche chi vendeva abusivamente bottiglie di vetro. Ed è stato proprio questo il vero problema per cui molte persone sono rimaste ferite, il tappeto di vetri rotti. Basta pensare che stamattina ancora erano ben visibile macchie di sangue ovunque, vere e proprie impronte di sangue lasciate sul selciato dai feriti. Ed è stato allestito anche un angolo con gli effetti personali che la gente aveva perso nella ressa.  E’ stato indecente, una vergogna, una cosa così non l’avevo mai vista”.

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Piazza San Carlo stamattina

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