Bertini si candida alla guida della Bcc:
“C’è spazio per le piccole banche
purché tornino al loro ruolo”

INTERVISTA - L'attuale vice presidente dell'istituto di credito di Recanati e Colmurano delinea la sua proposta in vista dell'assemblea dei soci del 20 maggio: "Sostenere le necessità dei privati, delle famiglie, delle micro, piccole e medie imprese del territorio"

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SANDRO-BERTINI

Sandro Bertini

 

di Gabriele Censi

Sandro Bertini,  ingegnere, 64 anni, imprenditore, fondatore della Plados, azienda di Montecassiano specializzata nella produzione di lavelli da cucina al quarzo e in granito, fa parte dei cda di varie aziende, è vicepresidente della Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano, e membro del consiglio direttivo di Confindustria Marche. Un interlocutore qualificato dunque per parlare di banche e impresa e capire quale futuro economico si attende per il nostro territorio. Lo abbiamo intervistato alla vigilia dell’assemblea dei soci della Bcc che rinnoverà le cariche. Bertini ha annunciato  la sua candidatura alla presidenza della banca.

Il sistema creditizio è in forte cambiamento secondo lei c’è ancora spazio per la piccola banca locale? E se sì come deve cambiare il suo ruolo?

Il mondo bancario italiano, e non solo italiano, sta attraversando una forte crisi strutturale e vivendo una profonda fase di cambiamento. Negli ultimi anni le Banche, soprattutto quelle minori, sono riuscite a salvare i loro bilanci grazie a delle poste straordinarie come la finanza, e cioè grazie alle plusvalenze maturate dagli investimenti nei titoli di Stato italiani generati dalla liquidità che la Banca Centrale Europea ha messo a disposizione a condizioni molto vantaggiose. Queste plusvalenze hanno compensato le perdite generate dalla gestione ordinaria caratterizzata dal business tradizionale quale margine di interesse e di intermediazione. Le banche locali ed in modo particolare le Banche di Credito Cooperativo possono avere ancora spazio, e molto, purché tornino al loro ruolo principale, cioè quello di sostenere le necessità dei privati, delle famiglie, delle micro, piccole e medie imprese del territorio. Questo era lo scopo per cui sono nate e questo è ciò che oggi chiedono i soci e la comunità a cui ogni singola Bcc fa riferimento. Non si tratta quindi di cambiare ruolo, ma di tornare a quello originario.

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Gli attuali vertici della banca: il dg Stefano Canella, il presidente Alberto Niccoli e il vicepresidente Sandrino Bertini

Il crac Banca Marche ha coinvolto direttamente e indirettamente tutto il sistema, quali sono state le misure prese dalla Bcc?

Il Crac di Banca Marche, di Banca Etruria e di altre banche minori ha certamente creato enormi danni di immagine al sistema bancario, ma ciò che è più grave è che ha minato la fiducia riposta sulle banche dagli investitori. In passato depositare i risparmi in banca era sinonimo di sicurezza. E non serviva nemmeno specificare il nome della banca, perché la banca, qualsiasi essa fosse, era elemento di tranquillità e di garanzia. L’azzeramento delle azioni di queste banche ed il mancato rimborso delle obbligazioni subordinate hanno prodotto paura e sfiducia nel sistema bancario italiano, generando nel breve anche deflussi di capitale e cali nella raccolta. Per quanto ci concerne, devo ringraziare la struttura e tutto il personale della Bcc di Recanati e Colmurano che non si sono risparmiati nell’incontrare ed informare quotidianamente tutta la clientela, per tranquillizzarla e rasserenarla. Le relazioni sono importanti per qualsiasi tipologia di business. Anzi, si dice che le relazioni nel business sono importanti quanto e forse più del prodotto. Nel caso delle banche, che trattano un prodotto indifferenziato quale il denaro, sono ancora più importanti. Curare le relazioni diventa pertanto non solo elemento fondamentale, ma decisivo, soprattutto quando i risparmiatori ed i clienti sono confusi e disorientati come in questo momento. Qui entra in gioco la capacità di ogni singola banca di fare consulenza e di consigliare al meglio la propria clientela. Questo è quello che si prefigge di fare, con abnegazione e trasparenza, la Bcc di cui ho l’onore di fare parte.

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La presentazione del progetto Green Sinks della Delta, azienda del gruppo Plados-Telma Il progetto cofinanziato dalla Ue riguarda la creazione di una nuova linea di lavelli ecocompatibili

Lei è ai vertici di una banca ma è anche un imprenditore per cui ha il punto di vista di chi alla banca si rivolge, come riesce a coniugare questo doppio aspetto?

Gli ultimi anni sono stati anni difficili per l’imprenditoria italiana, soprattutto per le attività minori quali artigianato, commercio al dettaglio, società di servizi. Nel dna degli italiani c’è sempre stata la voglia di intraprendenza ed oggi dobbiamo fare in modo che questa voglia contagi anche i nostri giovani, troppo spesso disorientati dalla eccessiva burocrazia e demotivati dalle enormi difficoltà di accesso al credito. E’ il Paese che deve ricreare il terreno fertile per far attecchire nuove imprese e nuove attività. Come è noto a tutti, l’occupazione non si crea per Decreto, ma con la nascita di nuove attività e con la crescita dimensionale di quelle esistenti. Invito i giovani che vogliono avviare un’attività ad essere determinati, motivati, tenaci. Se questi ingredienti sono presenti, prima o poi si trovano spazi sul mercato, anche se il mercato è sempre più affollato. Per quanto mi riguarda, riesco a coniugare senza alcuna difficoltà il doppio ruolo di imprenditore e di componente del cda di una banca, anzi questo ruolo mi permette di vedere le problematiche da due diverse angolazioni, e cioè dal lato banca e dal lato impresa e ciò mi facilita nelle valutazioni e nelle decisioni da prendere. Il 20 maggio è stata convocata l’assemblea dei soci della Bcc di Recanati e Colmurano per il rinnovo delle cariche sociali. Mi sono candidato alla Presidenza perché ritengo, grazie alle esperienze maturate in quasi 30 anni nella conduzione di aziende manifatturiere di cui sono socio ed amministratore, di poter fornire un utile contributo alle complesse scelte strategiche che in futuro la banca sarà chiamata ad effettuare.

Sono in atto processi di accorpamento in tutti i settori, anche in quello delle rappresentanze della produzione, Camere di commercio, Confindustria, tra resistenze e accelerazioni qual è la sua idea in proposito e cosa si può fare per facilitare processi di collaborazione?

Abbiamo già detto che il sistema bancario sta attraversando una importante fase di trasformazione. Da più parti si dice che per le banche“ piccolo non è più bello “. Io condivido appieno questa affermazione. Rispetto ai Paesi più avanzati del Nord Europa, in Italia ci sono troppe banche e troppo piccole. Sia i giovani che le imprese ormai non si recano più in banca, ma fanno tutto da remoto. Le banche on – line stanno crescendo continuamente e costantemente. Il processo di aggregazione non è un’opzione ma una necessità per la sopravvivenza. Molte banche, soprattutto le popolari e le banche di credito cooperativo, si sono già aggregate, altre hanno avviato questo percorso di aggregazione recentemente. Io credo che sia necessario creare banche più grandi e più forti; in una regione come le Marche probabilmente 4/5 Bcc  sono più che sufficienti. Ritengo che non sia più il tempo dei campanilismi e delle differenziazione, ma il tempo delle convergenze. Le banche potranno intraprendere questo percorso spontaneamente o probabilmente saranno obbligate a farlo dalla Banca d’Italia. Le aggregazioni favoriranno le sinergie e la riduzione dei costi. Meno Cda, e quindi meno poltrone, meno direttori e più efficienza. L’obiettivo è pertanto non solo di avere banche più grandi, ma anche più competitive e più solide. Ne trarrebbero vantaggio un po’ tutti, a partire dai dipendenti che vedrebbero il loro posto di lavoro più garantito, ai risparmiatori che avrebbero meno preoccupazione per i loro risparmi, ai soci e clienti che potrebbero contare su una banca più attiva e con maggiore forza per sostenere il territorio e le sue attività.

Le banche anche quelle piccole hanno sempre avuto un ruolo fondamentale per il territorio, il nostro in particolare adesso è fortemente penalizzato dalla vicenda del terremoto pensa che le banche anche di piccole dimensioni debbano essere protagoniste attive della ricostruzione?

Le banche di credito cooperativo sono da sempre quelle più radicate e più vicine al territorio e credo che anche in questa enorme tragedia che ha colpito l’entroterra marchigiano sapranno essere attive e dare sostegno a chi è stato duramente colpito. Molte famiglie hanno perso la casa, l’attività, il lavoro ed hanno necessita di ripartire e le banche dovranno trovare soluzioni ad hoc per ogni singolo cliente. L’opera di ricostruzione sarà lunga e complessa e le banche dovranno essere non solo disponibili ma anche lungimiranti nel sostenere questo faticoso processo, perché così facendo acquisiranno una valenza sociale maggiore e di valore.


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