Agromafie, Maceratese a rischio
REPORT - Il rapporto "#Agromafie2017" pone la nostra provincia al 50esimo posto sulla permeabilità del territorio. Ancona è 32esima nella graduatoria provinciale dell'intensità del fenomeno nel settore agroindustriale
Rischio infiltrazioni delle agromafie nella provincia di Macerata e Ascoli, mentre Ancona è al 32esimo posto in Italia per quanto riguarda l’intensità del fenomeno nel settore agroindustriale. A dirlo è il rapporto elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare “#Agromafie2017”, che è stato presentato a Roma alla presenza di ministri e vertici delle forze dell’ordine e della magistratura. La graduatoria provinciale dell’intensità del fenomeno dell’agromafia nel settore agroindustriale, dice il rapporto, piazza Ancona al 32esimo posto (al primo c’è Reggio Calabria), mentre minore è la presenza nel Maceratese, nell’Ascolano, e nelle province di Fermo e Pesaro Urbino, che si collocano tra il 61esimo e il 64esimo posto. Il Maceratese è invece a rischio medio alto per quanto riguarda la permeabilità del territorio da parte delle agromafie. In questo caso, a causa anche della vicinanza di due province “calde” come L’Aquila e Teramo, «a preoccupare è la situazione di Macerata e Ascoli – dice Coldiretti –, rispettivamente 50esima e 52esima in un elenco che vede al primo posto Foggia, mentre Fermo è 61esima, Ancona 89esima e Pesaro Urbino 93esima». A livello nazionale il volume d’affari complessivo annuale dell’agromafia è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno. Ma Coldiretti ha anche lanciato l’allarme sul caporalato nel piatto, con quasi un prodotto agroalimentare su cinque che arriva in Italia dall’estero non rispetta le normative in materia di tutela dei lavoratori vigenti nel nostro Paese. «Seppure la nostra regione viva una situazione relativamente più tranquilla rispetto ad altre realtà, occorre non abbassare la guardia e continuare a contrastare il fenomeno agromafie a tutti i livelli, dai terreni agricoli alle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, fino alla fase della distribuzione di prodotti che percorrono centinaia e migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale» dice Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Marche. Che sottolinea che occorre anche vigilare sul sottocosto e sui cibi low cost «dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi se non l’illegalità o lo sfruttamento».
