Allarme amianto ad Appignano:
coperture tossiche tra le abitazioni

VELENI - Da quattro anni un gruppo di cittadini sta combattendo una battaglia senza esito per bonificare i capannoni industriali a ridosso delle mura della città. "Siamo in pericolo, il Comune deve tutelare la nostra salute, uno stabilimento è anche a 200 metri dalla scuola". Il sindaco Messi: "Ci stiamo muovendo ma dobbiamo rispettare i tempi tecnici. La nostra idea è mappare tutto il territorio e istituire un ufficio speciale"
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Il capannone dismesso dell’azienda Furiasse

 

di Marco Ribechi

Un cuore di amianto nel centro di Appignano. I cittadini del comune maceratese sono in allarme per la presenza di  pannelli tossici contenenti il pericoloso metallo, utilizzati come coperture di alcuni capannoni proprio a ridosso delle mura cittadine. In particolare i residenti di via Paolo Borsellino e di via Verga chiedono con insistenza la rimozione dei pannelli di copertura di un capannone industriale abbandonato, ubicato proprio nelle vicinanze delle loro abitazioni e della scuola elementare. La procedura è stata avviata ormai da circa quattro anni ma ancora non si riesce a trovare una soluzione in grado di tutelare la salute pubblica. «Si tratta del capannone dismesso dell’azienda Furiasse Mobili – spiegano Simone Marincioni e Ruggero Mosca – Da anni è abbandonato e le coperture sembrano seriamente danneggiate. Già quattro anni fa abbiamo lanciato una petizione raccogliendo numerose firme per chiedere di tutelare la nostra salute e quella dei nostri figli, ma siamo ancora al punto di partenza».

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Cerchiati in rosso i capannoni industriali con coperture in amianto

In seguito alla petizione la stessa Asur, dopo un sopralluogo, aveva verificato la situazione ordinando di smaltire il prima possibile l’amianto. Ad oggi questo obbligo non è stato ancora ottemperato. «L’azienda è fallita e il Comune non riesce a trovare una soluzione – continuano i promotori della petizione – Nel centro inoltre ci sono almeno altri 4 o 5 capannoni che potrebbero versare nelle stesse condizioni, tutti risalenti al boom dei mobilifici nel nostro borgo. Non vogliamo fare una crociata contro questi imprenditori che in passato hanno fatto la fortuna di Appignano ma riteniamo estremamente pericoloso vivere vicino ad aree insalubri. L’amianto è un veleno volatile, può essere respirato e muoversi nell’aria. A circa 200 metri dal capannone Furiasse c’è una scuola e inoltre altro amianto potrebbe trovarsi in altri stabilimenti mettendo ipoteticamente a rischio tutta la città. Bisogna smaltirlo al più presto».

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La copertura di un capannone

Il 31 maggio 2016 il problema è stato sottoposto anche alla Procura della Repubblica tramite i carabinieri a cui è seguita una condanna ai proprietari. In seguito con altre due delibere il Comune ha predisposto l’intervento di bonifica, indicando anche una ditta incaricata dei lavori che però non sono mai iniziati. «L’amianto è rimasto – continuano i residenti – ci sembra che ci sia ostruzionismo da parte della proprietà che lamenta danni nel momento in cui verrà rimossa la copertura. Non è possibile che dei cittadini preoccupati per la loro salute non vengano ascoltati e non abbiano alcuno strumento per tutelarsi. Di amianto si può morire. Vogliamo sapere cosa dobbiamo fare, ci sono le ordinanze, c’è il parere dell’Asur, c’è una raccolta firme ma la situazione non cambia. Alcune aziende hanno già bonificato altri stabilimenti, se queste fallite non possono permetterselo allora il Comune deve poter intervenire direttamente. Tutti i cittadini di Appignano sono a rischio amianto questo deve essere chiaro, chiediamo a tutti di sostenere la nostra azione».

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Osvaldo Messi, sindaco di Appignano

«Siamo consapevoli del problema – spiega il sindaco Osvaldo Messi – abbiamo già emesso delle ordinanze, stanziato dei soldi in bilancio. Purtroppo si tratta di una proprietà privata e anche il Comune deve rispettare i tempi tecnici. Siamo al punto che se la proprietà non effettuerà i lavori faremo un’esecuzione in danno, cioè eseguiremo solamente i lavori necessari alla rimozione avvalendoci delle spese sul privato». Ma in città ci sono anche altri stabilimenti che possono mettere a rischio la salute pubblica. «Per questo abbiamo deciso di fare una mappatura totale del tessuto urbano – conclude il primo cittadino – Abbiamo contattato una ditta di Parma che utilizza droni per identificare la presenza di amianto e lo stato di conservazione. Inoltre già nel 2017 vorremmo istituire l’ufficio amianto proprio per evitare il ripetersi di situazioni simili. E’ una tematica importante su cui anche lo Stato centrale dovrebbe investire di più».

 

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Un altro capannone

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