Cinghiali come Unni:
distrutta piantagione di zafferano

APIRO - Danni all'azienda agricola Alida. Devastati 20mila bulbi, persi guadagni per 40mila euro. Gli ungulati sono passati nel terreno dove si trovavano le piante. Enrico Marzi, marito della titolare e presidente della Pro loco: "E' una lotta impari, contro questi animali siamo il nulla"

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Il campo di girasoli rovinato dai cinghiali

Il campo di girasoli rovinato dai cinghiali

 

I bulbi per la piantagione di zafferano rovinati dai cinghiali

Ciò che resta dei bulbi per la piantagione di zafferano

 

di Marina Verdenelli

Branchi di cinghiali distruggono una piantagione di zafferano. Gli ungulati si sono mangiati 20mila bulbi piantati ad Apiro, nell’azienda agricola Alida. «Una lotta impari – sbotta Enrico Marzi, marito della titolare e presidente della Pro Loco di Apiro – contro questi animali siamo il nulla. Non abbiamo nessuna forma di tutela. Due anni fa è toccato alla piantagione di girasoli. Danni economici ingenti». Dai bulbi sarebbero nati almeno 4 fiori da dove estrarre la preziosa spezia. Per l’azienda agricola un danno di oltre 40mila euro se si considerano gli introiti che i bulbi avrebbero fruttato in più anni. «Da questa piantagione avremmo ricavato un guadagno di circa 6mila euro – spiega Marzi – per questo anno e non sarebbe finita lì. Avremmo avuto altri bulbi per la piantagione successiva, almeno 60mila e così via se il campo, di mille metri quadrati, non fosse stato rovinato. Ora lo lasceremo incolto». I cinghiali hanno spazzato via tutto. Nel 2014 è stata distrutta la piantagione di girasoli, un ettaro su tre coltivati. «Sempre a causa dei cinghiali – dice il presidente della Pro Loco – purtroppo i danni non diminuiscono. Sono noti a tutti quello che fanno i cinghiali nel settore dell’agricoltura e non solo. Nessun serio provvedimento viene preso per eliminare questa piaga che si è ormai estesa  su tutto il territorio provinciale e regionale. Le famose battute di caccia per abbattere i cinghiali hanno un risultato solo temporaneo, dato che ogni anno la specie si riproduce a ritmi elevati.  Gli agricoltori non possono più scegliere quale coltura seminare, a causa della loro presenza. Così si perde anche un paesaggio ricco di colori e varietà di piantagioni. E’ un danno ambientale e storico». Stando a Marzi non ci sarebbero soldi per rimborsare questi danni. «Va trovata una soluzione – dice il presidente della Pro Loco – o perderemo le nostre campagne e chi le coltiva».

Il terreno danneggiato

Il terreno danneggiato


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