Dramma di Cristina Cappellacci,
colpo di scena all’autopsia:
“E’ morta per una fucilata”

RECANATI - La ferita all'addome che era parsa quella di una coltellata è stata invece provocata dai pallini di una cartuccia. L'ipotesi principale rimarrebbe quella del suicidio. La donna è stata trovata in fin di vita dalla madre alle 19 di lunedì a Montefiore

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L’autopsia di Cristina Cappellacci si è svolta questa mattina all’obitorio di Macerata

 

 

Il medico legale Roberto Scendoni

Il medico legale Roberto Scendoni all’arrivo in obitorio

 

di Gianluca Ginella

(foto di Lucrezia Benfatto)

Cristina Cappellacci è morta per una fucilata all’addome. Questo l’esito dell’autopsia svolta questa mattina dall’equipe dell’istituto di Medicina legale dell’università di Macerata. La ferita che la donna aveva sul corpo e che in un primo momento era parsa una coltellata si è rivelata invece quella di un colpo di fucile. L’arma, di proprietà del padre della donna, Franco Cappellacci, era stata rinvenuta sotto al letto della camera della casa di via Ezra Pound, a Montefiore di Recanati, in cui la donna è stata trovata in fin di vita dalla madre intorno alle 19 di lunedì. Questa mattina i medici legali Roberto Scendoni, Mariano Cingolani, Dora Mirtella e il dottor Domenico Mazza, criminologo, hanno svolto l’esame autoptico sul corpo della 46enne. L’accertamento è stato fatto all’obitorio dell’ospedale di Macerata, a partire dalle 10. In base a quanto emerso dall’autopsia, nello stomaco della donna sono stati trovati alcuni pallini, quelli esposi dal fucile. Svelato dunque anche il mistero della mancanza del coltello. L’arma era stata cercata dai carabinieri sia nella villetta che nei dintorni perché dai primi accertamenti subito dopo la morte, la ferita che la donna aveva all’addome pareva proprio quella di una coltellata. Nonostante questo, comunque, gli inquirenti avevano cercato di accertare anche se la ferita non fosse invece stata causata da una fucilata perché nella stanza era stata trovata una cartuccia esplosa e il fucile era sotto al letto.

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Il medico legale Mariano Cingolani con il criminologo Domenico Mazza

La procura ha aperto una indagine per omicidio volontario, un atto dovuto per poter svolgere gli accertamenti necessari. Indagati non ce ne sono. Al momento, comunque, l’ipotesi principale degli inquirenti resterebbe quello di un gesto autolesionistico della donna. Secondo una prima ricostruzione la donna per esplodere il colpo si sarebbe messa in ginocchio sul letto, puntandosi il fucile. Un colpo che la madre gli inquirenti ha detto di non avere sentito. Anche una vicina di casa ha riferito di non aver sentito nulla. Il fucile è stato poi trovato sotto al letto, rimane da chiarire come ci sia finito. Ulteriori accertamenti della procura sono in corso. Secondo quanto emerge dalle indagini la 46enne aveva una sofferenza interiore che si è aggravata a causa del terremoto. La donna aveva dovuto lasciare la casa dove abitava con il fidanzato, un finanziere in servizio a Macerata, perché rimasta lesionata dal sisma, ed era ritornata nella villetta di via Ezra Pound dove vivevano i genitori. Questa mattina all’obitorio è arrivato il fratello della giovane, Vanni, per il riconoscimento. Presente anche l’avvocato Sandro Evangelisti, in qualità di esperto di balistica e l’avvocato Simone Tiberi, nominato d’ufficio per i familiari per assistere all’autopsia.

(Servizio aggiornato alle 15,10)

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Dramma di Montefiore, l’arma non si trova


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