Ghergo, continua stato di agitazione:
“Si metta in sicurezza il sito di Matelica”
LAVORO INSTABILE- Nulla di fatto dopo l'incontro di questa mattina tra lavoratori, sindacati e proprietà sul destino dell'azienda. I rappresentanti dei dipendenti: "Alla Amcgg mancato rispetto degli accordi con ministero aggravato dai crolli per il sisma". Sulla Gi&E di Porto Recanati: "Azienda alla deriva"
Messa in sicurezza delle fabbriche compromesse dal sisma, occupazione garantita da piani industriali credibili e uso corretto degli ammortizzatori sociali. Sono queste le richieste messe sul piatto dai lavoratori del gruppo Ghergo nell’incontro di oggi ad Ancona con la proprietà. Presenti le rappresentanze sindacali di Ancona e Macerata, le rsu degli stabilimenti di Porto Recanati Matelica e Sassoferrato, l’assessore al lavoro Loretta Bravi e il capo di gabinetto della presidenza Fabrizio Costa. Molte le preoccupazioni e le aspettative dei sindacati e dei 350 lavoratori del gruppo che hanno sostenuto l’incontro con iniziative di lotta come il sit in di protesta di questa mattina davanti allo stabilimento di Porto Recanati. “Preoccupazioni e aspettative rimaste senza risposta – dicono i rappresentanti di Fim Cisl Fiom Cgil e Uim Uil – Al termine di un lungo incontro l’azienda ha ulteriormente chiesto tempo per la presentazione di un piano industriale che possa traghettare questa fase di grande incertezza per i 3 siti produttivi”.
Preoccupante il quadro tracciato dalle rsu a partire dalla situazione di Matelica dove lo stabilimento Amcgg ha subito un crollo dopo le ultime scosse di terremoto: “Alla Amcgg di Matelica c’è un mancato rispetto degli accordi sottoscritti al ministero e in regione – continuano i sindacati – riguardo gli investimenti programmati e gli assetti industriali, indispensabili per la sopravvivenza del sito, che hanno avuto un brusco arresto. Il tutto aggravato dal crollo di una parte dello stabilimento dopo gli ultimi drammatici eventi sismici”.
La situazione non migliora nella Gi&E di Porto Recanati: “Un’ azienda completamente alla deriva, senza un governo credibile, con una gestione sconsiderata degli ammortizzatori sociali, vero sperpero di soldi pubblici, finalizzata esclusivamente ad escludere alcuni lavoratori dal ciclo produttivo. Stipendi erogati sistematicamente con un mese di ritardo e quote di tfr non versate da oltre due anni.
I rappresentanti dei lavoratori ritengono le risposte fornite oggi dalla proprietà “totalmente insufficienti e, confermano lo stato di agitazione valutando di volta in volta le iniziative di lotta da mettere in campo”. Chiedono: “l’ immediata messa in sicurezza delle strutture degli stabilimenti compromesse dal sisma, con la ripresa dell’attività produttiva nel minor tempo possibile, un piano industriale credibile e che garantisca una reale prospettiva ai lavoratori e alle loro famiglie per il totale mantenimento dei livelli occupazionali dei tre siti produttivi”. Le ooss e i lavoratori pretendono “un utilizzo corretto e non discriminatorio degli ammortizzatori sociali, utili a gestire un periodo transitorio legato al tanto atteso piano industriale”.
(Cla.Ri.)

