Addio a Ermanno Pupo,
uno dei padri della Quadrilatero

TOLENTINO - Si è spento ieri sera a 76 anni. E' stato consigliere regionale e direttore generale dell'Assoindustria marchigiana. Il funerale domani, domenica, alle 15,30 nella concattedrale di San Catervo. Il ricordo di Mario Baldassarri: "Scompare un uomo probo, il suo lavoro come vice presidente della società è stato meraviglioso"
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Ermanno Pupo

Ermanno Pupo

 

Tolentino in lutto per la scomparsa di Ermanno Pupo, morto ieri sera a 76 anni. Esponente di centro destra e tra i leader di Forza Italia, è stato direttore generale dell’associazione Industriali delle Marche. Fermo sostenitore della Quadrilatero, di cui è stato uno dei padri fondatori, era entrato nel cda della società. E’ stato consigliere regionale di Forza Italia. Lascia la moglie Evelina, i figli Carlo Emanuele e Alessia. Il funerale si terrà domani, domenica, alle 15,30 nella concattedrale di San Catervo.

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di Maurizio Verdenelli

Dell’importanza e soprattutto dell’influenza di quell’uomo sorridente, riservato, dallo sguardo che all’improvviso s’accendeva di simpatia e d’ironia, me ne accorsi quasi subito. Potente ed invisibile. Quando l’arch. Mario Crucianelli, un uomo che non le mandava a dire a nessuno e che aveva avuto con me un fiero contrasto ad un dibattito televisivo nel corso nella sua campagna per l’elezione a senatore (“Vai Mario, stavolta tocca a te” gli aveva detto Almirante) si scusò addirittura. “Il dottore Pupo mi ha detto che ho esagerato, me ne dispiace”. Trasecolai, ma in fondo non me ne stupii troppo. Davanti al direttore dell’associazione provinciale degli Industriali (prima maceratese poi delle Marche), tutti avevano un atteggiamento vocato all’inchino, non solo l’irruento consigliere comunale del Msi-Dn comunale ed imprenditore edile maceratese qual’era l’architetto Crucianelli.
Il dottor Pupo, laurea in Giurisprudenza, era una delle personalità più in vista ed insieme low profile che mi fosse mai capitato di incontrare. Se Tolentino era nel panorama politico dei ‘liberal’ la capitale politica maceratese lo si doveva a lui. E non a caso, alla fine lui dovette accettare anche una nomination politica nelle fila di Forza Italia entrando in Consiglio regionale nel 1995 (fino al Duemila). E fui proprio io, dalle colonne del ‘Messaggero’, non abituato a scoop nell’ambito di quell’area, a dare la notizia in esclusiva che fece sobbalzare l’intero schieramento, come diceva allora, democratico. Il dottor Pupo (riferendosi a lui, tutti premettevano il titolo: dottore) cercò con un sorriso di smentire, di ‘sedare’ l’ambiente, ma non fu credibile. Si presentò e venne naturalmente eletto.

Ermanno Pupo e Mario Baldassarri all'inaugurazione del tratto Bavareto Colfiorito della Quadrilatero nel gennaio 2015

Ermanno Pupo e Mario Baldassarri all’inaugurazione del tratto Bavareto Colfiorito della Quadrilatero nel gennaio 2015

E’ stato, Ermanno Pupo, un uomo che aveva a cuore ‘le cose’, aveva a cuore la sua città e il Maceratese. Non solo partecipando a tutti i forum (all’Università, il 4 febbraio 2010, ne ricordo uno da me coordinato piuttosto affollato, dal titolo ‘Oltre la crisi?’: sedeva con l’amico di sempre Alfredo Cesarini, come al solito, non in prima fila) ma entrando in prima persona in ‘campo’. Una delle sue ultime immagini, in una giornata limpida e fredda di metà gennaio, lo scorso anno a Bavareto, sulla superstrada. Mai i fotografi l’avevano ‘immortalato’ così. Le dita a V, alla maniera di Churchill, nel segno della ‘victory’, un grande sorriso ad illuminargli il viso insieme con i suoi amici prediletti: il sen. Mario Baldassarri, Gennaro Pieralisi di cui a lungo era stato vice alla presidenza della società Quadrilatero Spa e l’amatissimo arch. Fabrizio Romozzi, direttore generale. I Quattro del ‘miracolo’ raggiunto della grande viabilità (non solo) maceratese. Alla Quadrilatero era tornato, su input dell’Anas, componente del Consiglio d’amministrazione, il 21 aprile 2010, presidente Gaetano Galia, proprio in rappresentanza del territorio della provincia sulla quale per la gran parte del percorso ‘insisteva’ il tracciato della nuova quattro corsie. Forse quella mattina del 16 gennaio 2015 fu l’ultimo giorno ‘d’allegrezza pieno’ per Ermanno Pupo. Il ministro Maurizio Lupi era arrivato per inaugurare il tratto fino a Colfiorito ed appena sceso dall’auto blu aveva subito chiesto: ‘Dov’è Baldassarri?’.

L'inaugurazione della Quadrilatero lo scorso luglio

L’inaugurazione della Quadrilatero lo scorso luglio

Quanta differenza con il premier, il 28 luglio scorso, a ‘La Palude’, la galleria dell’ultimo taglio del nastro che ha fatto scappare a gambe levate (e a gonne alzate) detrattori e detrattrici della Valdichienti? Il Quartetto era ancora là, sulle eleganti sedie di plastica dura e bianca, con i propri nomi, pur in seconda fila (la ‘frontiera’ peraltro chiesta, il punto osservatorio privilegiato da Pupo), ma quale differenza. Tuttavia questo poco interessava ai ‘patres’: l’importante era che la loro ‘figlia’ fosse finalmente cresciuta e che loro in qualche maniera fossero là. Anche se in seconda fila… In prima fila invece c’era, appena il 10 settembre scorso, l’inseparabile Fabrizio (Romozzi) a rappresentare l’amico paterno Ermanno, insieme con Alessia Pupo, la figlia diletta, alla consegna degli ‘Oscar’ in piazza a Tolentino. Lui, già gravemente malato, non poteva ritirare il suo premio ed essere come al solito tra la sua gente e l’amico Franco Moschini insignito con il ‘Ponte del Diavolo’.
“E’ un grande lutto, un dolore personale: un grande tolentinate che se ne va, per noi di Forza Italia una perdita irreparabile” dice Carmelo Ceselli, presidente del gruppo che ha avuto in Pupo la sua ‘anima’ e sin dall’inizio il suo motore e la fonte d’ispirazione.
A giugno, l’ex direttore generale degli Industriali era a fianco, al teatro Lauro Rossi, del nuovo presidente nazionale Vincenzo Boccia a Macerata per parlare dell’allora recentissimo post Brexit e laicamente ‘benedire’ il cambio di guardia all’Assoindustria maceratese. Ricordo d’aver chieSTo qualcosa a proposito del dottor Pupo al sindaco di Tolentino, Giuseppe Pezzanesi che mi guardò molto stupito: Come facevo ad ignorare?

Mario Baldassarri all'inaugurazione della Quadrilatero

Mario Baldassarri all’inaugurazione della Quadrilatero

Già, come facevo? Gli anni erano passati, tanti. Sin da quando il neoministro dell’Economia, Mario Baldassarri, teneva le prime riunioni sulla nascente ‘Quadrilatero’ nella bella sala riunioni della sede dell’Assoindustria ad Ancona. La sala era strapiena ma si voltò solo lui quando inopinatamente dal mio cellulare, incontrollato, salì alto il refrain musicale de ‘La stangata’: si voltò solo lui, con un sorriso pieno di simpatia ed ironia che ancora ho negli occhi. La ‘stangata’ era naturalmente contro l’immobilismo che aveva regnato fino ad allora nel Maceratese e prue contro i detrattori della grande opera pubblica sulla quale il potente neoviceministro aveva investito la sua ‘campagna’ elettorale alla Camera. Aveva vinto, è vero, Valerio Calzolaio, ma al Governo c’era andato lui, con un ottimo gruzzolo di voti anche, l’uomo nuovo della politica marchigiana: il professor Baldassarri.
Che lo ricorda così: “Scompare un uomo probo”. “Quando si trattò di creare la Quadrilatero, fissai tre principi per la governance. Il rispetto del territorio, le capacità professionali, l’assoluta dedizione e l’adamantina onestà. Scelsi così l’anconetano Pieralisi (Spacca diceva che penalizzavo il capoluogo e Gennaro era un eccellenza del territorio) e come vice il tolentinate Pupo. Per il primo, un appannaggio lordo annuale di dodicimila euro, per il secondo di seimila. Quando questo vertice venne sostituito, c’è da annotare, alla nuova presidenza venne accordata un’indennità di duecentomila euro. Tuttavia ebbi con il mio partito a proposito qualche screzio: ‘Hai fatto questi nomi senza sentire noi…’. Verissimo, de mai me ne sono pentito. Non volevo soggetti della politica politicante. Il lavoro di Ermanno è stato meraviglioso. La prova? Nessuna indagine giudiziaria unico caso in Italia di grande opera pubblica. Ritardi? Se ci sono stati sono stati non certo imputabili a loro ma alla solita politica e al fallimento della ditta impegnata sulla Perugia-Ancona”.
Ricordi personali?
“Tanti, con Ermanno ci si conosceva da trent’anni. Una volta lui mi tira fuori dagli archivi dell’Associazione degli industriali, una ricevuta. Era un contributo una tantum per il dipendente Zelindo Baldassarri, mio padre, per la mia nascita!”.
Recenti?
“Il 28 luglio, dopo l’inaugurazione del tratto finale della superstrada (dove Renzi aveva ignorato nei saluti i ‘patres’ della Valdichienti ndr), Ermanno, Romozzi, Pieralisi e l’ex ministro Pietro Lunardi andammo a pranzare insieme. Venne fuori dai discorsi che nessuno di noi era stato informato in tempo di quella inaugurazione finale. C’era d’essere un po’ tristi…”.
Invece?
“Ci guardammo in faccia. All’improvviso cominciammo a ridere: ‘ma chi se ne frega?! L’importante è esserci stati, ci siamo detti. E così era’. Ermanno era il più felice di tutti”.

 



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