Bologna si prepara per l’Infinito
L'opera probabilmente esposta nello Stabat Mater. Il sindaco Virginio Merola e il direttore dell'Archiginnasio sveleranno i particolari dell'esposizione in una conferenza in programma venerdì
di Donatella Donati
Domani, venerdì, una conferenza stampa della quale per ora non è stata data segnalazione al Comune di Recanati si terrà a Bologna per organizzare l’arrivo del primo Infinito di Leopardi in quella città. Così hanno concordato il sindaco Virginio Merola e il direttore dell’Archiginnasio, una delle più grandi biblioteche d’Europa dove si svolge una attività culturale e scientifica quotidiana che a seguirne i programmi soddisfarebbe ogni interesse per i più diversi campi culturali. Nella sala dello Stabat Mater, centro di conferenze e convegni, sarà probabilmente esposto l’Infinito di Visso. Le informazioni più precise le avremo dopo lo svolgimento della conferenza stampa. Una raccolta fondi per i danni subiti da Visso, dove ricordiamo non ci sono stati morti e crolli devastanti, che coinvolge direttamente il nome di Leopardi e questa famosissima ormai versione dell’Infinito, non mi sembra in linea con la dignità e la grandezza del nostro poeta. Lo chiamo nostro non solo perché anche io sono recanatese di nascita ma perché l’ambito in cui è cresciuto, in cui si è sviluppata la sua magnifica cultura, in cui i suoi occhi hanno ammirato gli ” interminati spazi” è Recanati.
A Recanati la stanza dov’è nato è ancora abitata dai suoi discendenti, la biblioteca i cui libri hanno nutrito la sua intelligenza è oggetto di quotidiane visite da parte di intellettuali, studenti e gente comune, migliaia nel corso dell’ anno. A Recanati ci sono due istituzioni culturali, il Centro nazionale di studi leopardiani e il Centro mondiale della poesia, che in questi ultimi tempi stanno risuscitando dall’inerzia e dal silenzio degli anni passati per la valorizzazione che ne vuol fare il Ministero dei Beni culturali, dove sono conservati documenti importanti della vita del poeta e tutti i suoi libri dalle primissime edizioni in poi. Solo i manoscritti che Giacomo portò con sé a Napoli, dove visse gli ultimi anni della sua vita, si può ben dire serenamente confortato dall’amicizia di Antonio e Paolina Ranieri e dal clima dolce un toccasana per la sua precaria salute, sono collocati nella Biblioteca nazionale di quella città. Tra Recanati e Napoli c’è una strada ideale che unisce le due città e la deviazione a Visso è solo molto occasionale. Non c’è storia per quella deviazione se non la sciocca decisione di farne commercio da parte di una persona che non ne aveva compreso il significato ideale ma solo quello monetario. Sapremo domani cosa si deciderà nella conferenza stampa di Bologna e ve ne daremo informazione. Abbiamo ancora la speranza che tutto il rumore che se ne farà possa valere non solo a confortare i danni di un terremoto materiale ma anche quello di una scossa troppo forte alla gloria di Leopardi.


«Non posso più sopportare questo paese semibarbaro e semiaffricano, nel quale io vivo in un perfet-tissimo isolamento da tutti». Progettava di andar via da Napoli: a Parigi o, magari, a Roma. Una solitudine spirituale lo affliggeva: a cui nulla poteva prestare rimedio.