Referendum, Morgoni al contrattacco:
“Faccio votare sì per mandarci a casa”

IL DIBATTITO - Dal valore politico ai contenuti, il parlamentare Pd risponde alle critiche ricevute dal fronte del no: "Ho un ruolo e sto impiegando tutte le mie energie per convincere la gente a dismettere la mia poltrona e quella degli altri senatori"
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mario morgoni

Il senatore del Pd Mario Morgoni

 

di Claudio Ricci

Referendum: il paladino del sì Mario Morgoni alza lo scudo e passa al contrattacco dopo gli interventi dei segretari provinciali dell’ Anpi Lorenzo Marconi e della Cigl Daniel Taddei (leggi l’articolo). Dopo i numerosi commenti agli articoli pubblicati da Cronache Maceratesi il senatore Pd, renziano della prima ora, contraccambia le critiche ricevute dal fronte del no punto per punto, dai contenuti, al valore politico della riforma. «Sia Anpi che Cgil si devono fare carico di ciò che succederà dopo – incalza Morgoni – La vittoria del sì porterà maggiore stabilità, efficienza e credibilità al sistema Italia. Così come noi ci assumiamo queste responsabilità allo stesso modo loro devono dire che il no procurerà un indubbio vantaggio alla stabilità del sistema democratico politico ed economico del Paese». L’affondo è sulla composizione politica dei due schieramenti: «Se vince il sì, vince Renzi e il Pd non Alfano. Questo progetto non ha il marchio di Verdini ma di Renzi. Cosa succede se vince il No? Chi sono ne sono i promotori ? La Camusso, Smuraglia, o i populsti e i fascisti della destra estrema? Nel fronte del no l’elemento collaterale e secondario è costituito proprio da Cgil e Anpi. Con la vittoria del no tutta la sinistra verrebbe travolta. Come mai poi in una materia così importante sia Anpi che Cgil non hanno consultato gli iscritti limitandosi a prendere decisioni burocratiche e di direttivo proprio loro che denunciano pericoli per la democrazia?»

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Roberto D’Alimonte e Mario Morgoni a Civitanova per lanciare il comitato Adesso Sì

La campagna del senatore a favore del sì è totalizzante e include anche aspetti personali: «Ho sentito per decenni i cittadini deridere i politici che cercavano il consenso quando era ora di votare per conquistare potere e incarichi. Io voglio rivendicare con orgoglio che oggi ho un ruolo e sto impiegando tutte le mie energie per convincere la gente a dismettere quella poltrona. Lo rivendico come scelta coerente. Credo che il mio ruolo non sia più decisivo e credo di dover essere rispettato almeno per questo nelle mie posizioni».

Nel merito dei contenuti: « Se vincesse il no avremmo una situazione di ingovernabilità e di difficoltà ad andare a votare. Da una parte per il senato con il mattarellum a turno secco, dall’altra la Camera con l’ italicum (doppio turno maggioritario) da cui uscirebbe un parlamento schizofrenico. Con la riforma si supera il bicameralismo, con un’indubbia efficienza e tempestività nel procedimento legislativo. Requisiti che ci chiede la società di oggi. Ci mettiamo al passo delle altre democrazie del mondo. In nessun posto esiste il bicameralismo e da nessuna parte per questo si è costituita una dittatura».

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(a destra) Il presidente provinciale dell’Anpi Lorenzo Marconi promotore delle ragioni del No al referendum

Sulla definizione dei ruoli di Stato e Regioni: «Abbiamo avuto per anni contenziosi, lungaggini e difficoltà a raggiungere obiettivi perché c’è una sovrapposizione di compiti che oggi viene superata in termini di costi e tempi. Anche questa è un’esigenza molto sentita dalla società civile. Lo Stato ritorna in possesso di alcune materie come grandi infrastrutture (in cui non si poteva lasciare lo scettro alle Regioni con lo scempio fatto negli ultimi anni?) l’energia e la promozione turistica». I costi della politica: «Tutti gli osservatori da destra a sinistra per decenni hanno detto che ci sono eccessivi livelli amministrativi. Questa riforma abolisce le province andando incontro alle esigenze conclamate da tutti. Si riducono i ruoli legati alla politica. Scompaiono 215 parlamentari e il Cnel. Non abbiamo più presidenti e giunte di Provincia eliminando altri 7-800 posti professionali della politica. In un colpo solo riduciamo in modo sensibile l’onere finanziario sulle spalle dei cittadini. In tutte queste cose vedo una coerenza tra le aspettative della società, gli intenti dichiarati dalla politica e finalmente la concretezza delle riforme. Forse non è perfetta non è la migliore ma ad ottobre noi voteremo tra una proposta di riforma o niente».

Sulla legge elettorale accusata di essere illiberale: «Credo che sia ragionevole pensare ad un sistema democratico che dia una maggioranza a qualcuno. Se non il 55% qual è la misura ragionevole perché non si cada nel rischio di autoritarismo. Credo che la legge elettorale restituisca ai cittadini il potere di scelta non solo perché si reintroducono le preferenze ma anche perché il nome del capolista è scritto in cima scheda con relativa assunzione di responsabilità di chi si candida».

 



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