Tensione all’assemblea Veneto Banca,
salvi i dipendenti ex Carifac

CREDITO - Assemblea infuocata a Venezia con numeri in rosso. Carrus, confermato Ceo: "Per il risanamento serve un triennio". Stefano Ambrosini, alla presidenza al posto di Bolla. Nessun taglio in provincia dopo la chiusura della filiale di Recanati

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Maurizio Verdenelli

Maurizio Verdenelli

 

di Maurizio Verdenelli

“Non un raffreddore ma una forte broncopolmonite”. “Siamo gravemente malati ed andiamo in Borsa per essere sostenuti“. “Siamo impegnati in una cura da cavallo per un cavallo che non aveva cure da parecchi anni”. Ancora :”Il 30% di crediti deteriorati sugli impieghi è una zavorra mortale da cui ci dobbiamo gradualmente liberare”. Da dove parte la rinascita di Veneto Banca?

Cristiano Carrus

Cristiano Carrus

Per Cristiano Carrus amministratore delegato (sue le dichiarazioni sopracitate) non ci sono dubbi. Parte dal “rilancio dei ricavi dopo aver sistemato costi, capitale e controlli”. Il momento attuale vede il bilancio 2015 approvato con il 78,35%: un documento contabile negativo (882 in rosso) ma con spiragli positivi nell’immediato. Carrus ha parlato a questo proposito del primo trimestre dell’anno in corso : ”Il flusso delle sofferenze si è bloccato anche se l’ospedale è ancora pieno di ‘pazienti’…”.

Giancarlo Sagramola

Giancarlo Sagramola

L’assemblea, oggi a Marghera (Venezia) della grande banca che ha incorporato negli anni scorsi, Carifac (presente il sindaco di Fabriano, Giancarlo Sagramola, in prima fila) si è svolta in clima di forte tensione e pure di aperte contestazioni. Tanto da far minacciare la sospensione dei lavori il presidente Pierluigi Bolla al momento della presentazioni delle due liste -accolta però la richiesta di scrutatori per quella ‘antagonista’ al board uscente. La cui discesa in campo era stato oggetto, nei giorni scorsi, di esposti e querele come quella del fabrianese avvocato Maurizio Benvenuto (presidente del comitato esecutivo) a carico del promotore di ‘Per Veneto Banca’, Giovanni Schiavon, associazione che con ‘Azionisti di Vento Banca’ ha costituito la base della lista n.2 capeggiata dall’ex commissario Alitalia, Stefano Ambrosini contrapposta a quella del Cda uscente.

Ritaldo Abbondanzieri

Ritaldo Abbondanzieri

Sulle acquisizioni di VB degli anni passati, lo stesso Carrus in uno tsunami di cifre e slides, aveva parlato non a caso delle pregresse importazioni di crediti deteriorati. Il riferimento è stato anche per l’ex cassa di risparmio fabrianese (una delle ultime in Italia a restare autonoma) che ha sette agenzie in provincia di Macerata dopo la chiusura della sede recanatese. A ‘difesa’ dell’ex banca marchigiana (il cui nome tornerà nelle insegne ora Veneto Banca) è intervenuto ex direttore di filiale, Ritaldo Abbondanzieri: ”VB ha acquisito una Cassa pulita dove c’erano cuore e professionalità. Il risparmiatore marchigiano è simile a quello veneto: due territori che hanno dato gente dedita all’agricoltura, dal carattere francescano e pronta naturalmente al risparmio”. Aggiungendo: “Carifac è stata sempre una banca di territorio, al servizio di famiglie ed imprese: vocazione cui peraltro vuole tornare Veneto Banca”. L’intervento di Abbondanzieri non è stato a caso: poco prima il ceo dell’istituto di credito di Montebelluna aveva rivelato, con particolare partecipazione emotiva, che questa mission non emergerebbe dalle prime valutazioni circa la natura delle sofferenze. Queste causate, secondo Carrus, da aperture di credito non verso famiglie ed imprese, ma a favore di società finanziarie.

assemblea1In ogni caso i dipendenti marchigiani non “rischiano” più di tanto sul fronte della spending review. Carrus ha infatti parlato di chiusura di filiali il cui valore è ormai drammaticamente crollato sul piano commerciale. “Per arrivare, com’è nelle previsioni ad un primo bilancio attivo nel 2018 stiamo facendo risparmio, tagliando le maxi retribuzioni dirigenziali, cessando con la pratica delle auto blu e chiudendo filiali: altre 30 entro giugno dopo le prime 70 nei mesi scorsi”. Il taglio in provincia di Macerata non riguarderà nessuna realtà dopo la chiusura della filiale di Recanati. Gli avviamenti sono stati infatti la fonte di maggiore criticità di Veneto banca: al centro del fenomeno, appunto, la devalorizzazione dello sportello bancario ormai quotato al massimo 9 milioni di euro rispetto alle quotazioni miliardarie di qualche tempo fa.

Pierluigi Bolla

Pierluigi Bolla

Una polveriera è sembrata oggi la sede dell’assemblea, l’Expo Venice, dove a causa della giornata lavorativa non erano presenti i cinquemila soci attesi nelle previsioni della vigilia ma circa la metà, duemilacinquecento che hanno portato deleghe per settemila per un totale del 34% degli 87.500 azionisti. All’assemblea c’è stato un protagonista presente/assente oltre alla dirigenza che passava la mano, a Bce (lettera su onorabilità, indipendenza ed esperienza per i nuovi consiglieri) e Consob (lettera di avviamento sanzionatorio a conclusione dell’ispezione dal 2013 all’ottobre 2015 ed una seconda, nella stessa mattinata, in cui si obbliga il Cda a convocarsi subito in vista della collocazione in Borsa e dell’aumento del capitale al pari di un miliardo). Il “convitato di pietra” è stato Vincenzo Consoli per 17 anni al vertice di Veneto banca, il quale ha chiesto al giudice come buonuscita 3,6 milioni di euro avendo avuto il congelamento di tutte le spettanze. Il nodo delle responsabilità di un passato gravosissimo (7,6 miliardi il monte dei crediti deteriorati) è stato il punto focale dell’assemblea-fiume degli azionisti che certo non hanno certo dimenticato il crollo del valore dell’azione passato da 40 euro a 7,3. E al riguardo non ci sono ragionevoli ottimismi al riguardo. Carrus, che per Bce e Bankitalia è l’uomo della provvidenza, ha chiesto ancora fiducia ai suoi azionisti (si è rivolto a loro parlando di ‘vostra banca’,): “In casi come questi il tempo di risanamento è intorno al triennio…”.

E ieri il premier Matteo Renzi era sceso in campo: “Mi piacerebbe anche qualche azione di responsabilità in qualche altre banca, dove qualcuno ha fatto sparire soldi nel silenzio dei commentatori della grande stampa. Ogni riferimento a vicende venete è voluto ed intenzionale”. Bocciato tuttavia il punto all’odg che prevedeva l’azione di responsabilità nei confronti del consiglio d’amministrazione presentatosi oggi in assemblea che è stato in carica soltanto per pochi mesi, dopo l’uscita di scena di Consoli, Fagiani, vice e del presidente Trinca. Per il trascorso (in assemblea un ex dirigente ha ammonito sui principi di servizio rispetto a quelli di potere, leggendo una sua lettera inviati molti anni fa all’allora governance) se ne parlerà in una successiva assemblea, su proposta dello stesso Bolla presidente uscente e rientrante. Che ha assicurato ‘discontinuità’ con il passato.

 

assemblea2Il nuovo Cda, votato, è così composto: Pierluigi Bolla, Cristiano Carrus, Stefano Ambrosini, Carlotta De Franceschi, Matteo Cavalcante, Giovanni Schiavon, Roberto Nevoni, Pino Crivellari, Maria Cristina Bertellini, Laura Dalla Vecchia, Aldo Locatelli, Debora Cremasco, Fabio Bassan. Sono stati dunque eletti il presidente uscente, l’ad, presenti nella lista numero 1 e 11 consiglieri della lista numero 2. 

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Aggiornamento:

Al termine dei lavori assembleari, nel corso della stessa tarda serata di giovedì, il nuovo Cda ha nominato il professor Stefano Ambrosini, già commissario Alitalia, nuovo presidente di VenetoBanca. Ambrosini succede così a Pierluigi Bolla che aveva assunto la presidenza dell’Istituto di credito, lasciata vacante dal professor Francesco Favotto dimessosi il 29 ottobre scorso.

Il ceo Cristiano Carrus, anch’egli come Bolla eletto nel nuovo consiglio, resta al proprio posto così come dichiarato alla vigilia dell’assemblea da parte degli stessi esponenti della Lista n.2 che ha ottenuto il 57% dei voti, superando la ‘formazione’ del Cda uscente (non confermato il fabrianese Maurizio Benvenuto, nel nuovo board non c’è un rappresentante delle Marche, segnatamente dell’ex Carifac).

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(Nota di Veneto Banca)

DATI ECONOMICI.  Risultato della gestione operativa pari a 261 milioni di euro, in crescita rispetto al 2014 grazie alla buona tenuta dei ricavi e nonostante la presenza di componenti non ricorrenti sui costi. Rettifiche su crediti a 754 milioni di euro, corrispondenti a 332 punti base di costo del credito a seguito di una attenta e rigorosa revisione dell’intero portafoglio creditizio. Coperture sul totale crediti deteriorati al 35,3% (37,8% inclusive delle posizioni stralciate) in crescita di 370 punti base rispetto a dicembre 2014; copertura sulle sofferenze al 52,8% (56,4% inclusive delle posizioni stralciate) in crescita di 500 punti base rispetto a dicembre 2014. Rigorosa politica di revisione delle principali voci di attivo patrimoniale: totale azzeramento dell’avviamento di Gruppo per circa 418 milioni di euro e impairment degli avviamenti riconducibili a Bim (contabilizzata nelle attività in via di dismissione) per circa 83 milioni di euro. Accantonamenti a rischi e oneri per circa 88 milioni di euro. Risultato finale negativo per 882 milioni di euro.

 

DATI PATRIMONIALI. Raccolta totale – costituita da raccolta diretta, raccolta amministrata e risparmio gestito – a 38,8 miliardi di euro (-4,2% anno su anno e -3,9% rispetto a settembre 2015). Risparmio gestito e amministrato a 16,3 miliardi di euro (+2,6% anno su anno e stabile rispetto a settembre 2015). Raccolta diretta a 22,5 miliardi di euro (-8,6% anno su anno e -5,9% rispetto a settembre 2015). L’indicatore Lcr si è attestato a dicembre 2015 al 53% (89% a settembre 2015). Tale dinamica ha riflesso situazioni peculiari e di settore venutesi a creare congiuntamente nella parte finale dell’anno, specificatamente l’Assemblea Straordinaria del 19 dicembre 2015 ed il salvataggio di 4 banche regionali italiane (con prima parziale applicazione della nuova normativa del cosiddetto bail-in), che hanno avuto un impatto sulle scelte di risparmio della clientela. Le azioni messe prontamente in campo dalla rete commerciale, congiuntamente alle iniziative (in parte già realizzate) dell’Area Finanza, hanno contribuito ad una progressiva normalizzazione della situazione di liquidità e permetteranno di riportare l’indicatore Lcr sopra al 70% prima della fine del primo trimestre 2016. Impieghi netti a 22,7 miliardi di euro (-4,7% anno su anno e -3% rispetto a settembre 2015). Rapporto impieghi su raccolta diretta al 101%. Crediti deteriorati netti a 4,9 miliardi di euro (inclusa la controllata Bim) con un’incidenza sullo stock degli impieghi netti pari al 20,4%. Patrimonio netto tangibile a oltre 1,9 miliardi di euro. Coefficienti patrimoniali: Cet 1 ratio (phased in e pre aumento di capitale) al 7,23%. Total capital ratio (phased in e pre aumento di capitale) al 9,06%.  A pieno regime (fully loaded) il Cet1 è pari al 6,82% ed il Total Capital all’8,56%. Questi coefficienti risultano peraltro al netto dello scomputo a titolo prudenziale di complessivi 298 milioni di euro, riconducibile a possibili operazioni di assistenza finanziaria correlate all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni della Banca o derivanti da opzioni contrattuali di riacquisto delle azioni sottoscritte in occasione di operazioni di aggregazione societarie condotte nel passato. Attività ponderate per il rischio (Rwa) a 23,1 miliardi di euro.


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