Giardinetti promessi ma mai realizzati,
residenti sul piede di guerra:
“Bloccheremo le strade durante l’Opera”
MACERATA - L'Immobiliare Casette Verdini dopo i lavori non ha riconsegnato l'area al Comune. Così gli abitanti di via Panati aspettano da 9 anni la realizzazione del verde pubblico. La zona è inaccessibile e abbandonata. Il comitato: "E' pieno di topi, i nostri figli giocano nei garage, non ne possiamo più"

L’area verde inaccessibile di via Panati, sopra al quartiere Pace

Una veduta dall’alto
di Marco Ribechi
Un’area di verde pubblico inaccessibile da nove anni. Una ditta costruttrice che non termina i lavori. Residenti sul piede di guerra. E intanto i bambini giocano a palla in mezzo alla strada e nei garage. Non ce la fanno più gli abitanti di via Panati, a borgo San Giuliano che da nove anni attendono l’apertura di un’area di verde attrezzata mai completata. Se non saranno ascoltati minacciano di bloccare il traffico durante la stagione lirica.
Non sono state sufficienti tre raccolte di firme e varie iniziative popolari per ottenere il rispetto della convenzione notarile, che prevedeva l’apertura dell’area verde già nel 2007. E dire che durante l’ultima campagna elettorale anche l’assessore Narciso Ricotta si era già interessato dell’area, promettendone l’apertura entro luglio 2015. «Il rimpallo di responsabilità tra la ditta costruttrice ed il Comune ha portato a questa situazione di stallo – spiega Giorgio Gabriele Salvucci, coordinatore del comitato di residenti di via Panati – La ditta costruttrice Immobiliare Casette Verdini aveva l’impegno di costruire tre palazzine e consegnare gratuitamente al termine dei lavori lo spazio verde al Comune. Purtroppo i lavori non sono mai stati completati, sono state fatte solo due palazzine e per questo quello che doveva diventare un giardino pubblico è rimasto abbandonato e inaccessibile. La cosa strabiliante è che sull’area gravavano tre fideiussioni da 600mila euro che si sono rivelate false. Già la precedente amministrazione poteva esercitare la rivalsa ma hanno preferito tacere».
Proprio in questi giorni l’Immobiliare Casette Verdini ha provveduto ad innalzare le recinzioni, come a voler sancire con maggior forza il divieto di utilizzo. «L’area deve tornare pubblica – continua Salvucci – attualmente è ricettacolo di sporcizia. E’ pieno di topi. Abbiamo fatto un sacco di derattizzazioni. E poi spazzatura, erba alta, proliferare di insetti e zanzare. I nostri figli sono costretti a giocare a calcio nei garage quando è già tutto predisposto per realizzare campetti da calcio e attrezzature come giochi e altalene».

L’assessore Narciso Ricotta
Da parte del Comune ci sono tutte le buone intenzioni di concludere la vicenda: «La lottizzazione dell’area già nasce per creare inghippi – spiega l’assessore Narciso Ricotta – Noi stiamo cercando di porre rimedio. Abbiamo presentato una convocazione per l’atto di restituzione il 14 marzo ma l’impresa non si è presentata. A questo punto stiamo per nominare un legale che si occupi di far rispettare i patti. Spero che sarà un giudizio breve visto che c’è una convenzione che ci dà ragione. Con la legge è difficile stabilire delle tempistiche ma potrebbe concludersi in qualche mese».
Ma il comitato è stanco di aspettare promesse che non saranno mai realizzate. Tra 15 giorni se nulla sarà cambiato, verrà inoltrato un esposto alla Procura della Repubblica. «Accusiamo di gravi irregolarità, inadempienze ed omissioni di atti dovuti da parte del Comune – conclude il rappresentante del comitato – Saranno quindi la guardia di finanza ed i carabinieri a vederci chiaro sulla situazione che si trascina da nove anni. Poi organizzeremo proteste in piazza, sotto gli uffici comunali. Stiamo anche contattando una famosa trasmissione televisiva di denuncia. Se non saremo ascoltati siamo pronti a bloccare la viabilità in occasione della prossima stagione lirica. Non ce la facciamo più».

« Perché realizzare un’opera quando è bello sognarla soltanto? » Dal Decameron di Pier Paolo Pasolini
Ottimo, sempre i grandi eventi acquistano un fascino ancor maggiore quando su di essi pesa la minaccia di manifestazioni di protesta.