Il riso ‘alla maceratese’ dai tempi dei papi
Diffamato dalla concorrenza:
“causa di malaria”
La riscoperta attraverso il calendario della Proloco. Una foto tuttavia testimonia una coltura sperimentale fin nel luglio del 1998 a Colbuccaro, lungo le rive del tracimante Fiastra. Il tuorlo sostituiva lo zafferano. Ricette marchigiane perfino con il ciauscolo che le vergare di Piediripa hanno realizzato, rivelando i segreti nei mesi dell’anno che verrà
di Maurizio Verdenelli
Lo sapevate che in fatto di cultura del riso, il Maceratese e (soprattutto) il Fermano sono stati, nel regno papalino, due territori ‘piemontesi’? Merito di Chienti, Potenza, Tenna & C. che tracimando rendevano, alla maniera delle marcite vercellesi, coltivabili i territori tutt’intorno. Un’opportunità d’oro che i proprietari dei terreni coglievano al volo seminando riso e poi, una volta ritiratesi le piene, coltivando ‘a secco’, irrigando abbondantemente. E il riso cresceva nell’alveo di una tradizione ‘bi-millenaria’ che vedeva questo alimento, sin negli antichi monasteri, apprezzato per curare i disturbi dello stomaco e le indigestioni sotto forma di ‘minestre di riso in bianco’. Ma non solo: molte le ricette con il risso si conoscono ‘made in Marche’. C’è ad esempio il riso ‘jallo’ dove il tuorlo d’uovo imita il giallo dello zafferano, questo davvero introvabile nelle Marche. Mentre rinvenibilissimo, essendo autoctono, è il ciauscolo anche questo sposato ai funghi porcini, alle erbe di campo, ai carciofi ed agli asparagi ai bianchi, preziosi chicchi. Le proprietà medicamentose del riso, note sin dall’antichità, erano naturalmente a conoscenza delle ‘vergare’ marchigiane che al mercato ‘barattavano’ (soldi non ne aveva il vergaro per questo: bisogna arranggiarsi) fin prima della seconda guerra mondiale e pure subito dopo conigli, pollame ed altri prodotti della terra per il riso. Che talvolta diventava introvabile e bisognava acquistarne dai produttori piemontesi. Già, perché i possidenti e contadini che non avevano terreni prospicienti i corsi d’acqua, temendo l’eccessiva concorrenza di chi invece ne poteva beneficiare, riuscivano spesso a bloccare la coltivazione del riso ricorrendo al papa ed adducendo (falsamente) che tutto ciò provocava la malaria. Dopo l’Unità d’Italia, il divieto divenne poi permanente e su quella stagione dell’agricoltura delle Marche si pose la parola fine. Non del tutto perché fino al luglio del 1998 si cercò sperimentalmente di coltivare ancora riso, lungo le rive tracimanti del Fiastra a Colbuccaro (a Corridonia).
A testimoniarlo il calendario 2016 della Proloco di Piediripa – 3.500 copie- giunta al decimo anno di questa meritevole attività pubblicistica alla scoperta delle tradizioni locali: strepitoso il tema dello scorso anno dedicato alle ‘frattaglie’, i mitici quattro/quinti. Nel ricordo di Benedetto Salvucci – venuto a mancare il 23 settembre scorso – la cui opera di ricercatore è portata avanti dalla moglie Lorenza, si è svolta la conferenza stampa, presente l’assessore Alferio Canesin, servita anche ad illustrare l’attività dell’associazione presieduta da Igino Paolucci, dell’anno che verrà. Con una coda in extremis in questo: il 27 e il 28 prossimi, ecco il Canto della Pasquella in anteprima con il clou del 5 e 6, giorno quest’ultimo della Befana – ore 12 a Piediripa, ad accoglierla ci sarà in tricolore anche il sindaco secondo tradizione per il gran finale in piazza con arrampicata sulla torre. Il 7 febbraio, con grande anticipo, il 26. Carnevale maceratese. Non ufficializzato il nome della madrina che lo scorso anno fece il tutto esaurito con Maria Grazia Cucinotta. Per il giubileo, da Papa Francesco la proloco di Piediripa-Macerata andrà il 6 aprile: degna preparazione per la gita a Lourdes e Madrid dal 21 al 28 maggio.
Poi via all’hardcore dell’associazione, diretta da super Pina Ramaccioni: la Rievocazione storica della Trebbiatura, ininterrottamente dal 23 giugno al 3 luglio. Otto giorni di gran festa a villa Lucangeli con vergare da ‘Prova del cuoco’: Lorenza, Lalla, Silvana, Bruna ed Alba. Le stesse che hanno preparato tutti i piatti di riso descritti all’interno del calendario. Che sia detto doverosamente molto ha raccolto da una pubblicazione dell’Accademia italiana della Cucina (Coltura e Cultura del Riso nelle Marche) a cura di Piergiorgio Angelini, Ugo Bellesi, Carla Chiaramoni e Tommaso Luchetti. Scorrendo inoltre nel programma 2016 della Proloco, ecco il 10 luglio il pellegrinaggio da san Pio a san Giovanni Rotondo; il 4 settembre la partecipazione alla Festa delle Canestrelle; il 10/11 settembre la gita a Saint Moritz e Livigno e il 2 ottobre a Pitigliano e Bolsena. Poi tutti a Innsbruck, il 27 novembre per i mercatini di Natale. Tuttavia adesso il pensiero del presidente Igino, della vice Elena (Moscatelli), Pina, Enrico Scoppa è proteso al 6 gennaio e soprattutto al vicinissimo carnevale: ormai vero cult capace di raccogliere migliaia e migliaia di persone lungo la ‘grande rotonda’ di Macerata, ormai passerella privilegiata per vip e superstar madrine della rassegna da parte di questo ‘assessorato ombra’ ai divertimenti & tradizioni che de facto è la Proloco.

