Remo, un genio poetico di 32 anni
Il Rotary ristampa la sua opera omnia
MACERATA - Serata di emozioni nel ricordo di Pagnanelli con le testimonianze di Maurizio Verdenelli e Guido Garufi, mentre Piero Piccioni ha prestato la sua voce alle liriche scelte. Il presidente Graziano Grelloni ha annunciato l’intenzione del club di tornare a pubblicare versi e brani critici del più giovane e valoroso intellettuale maceratese del dopoguerra
Interessante e indubbiamente “vero”, ben oltre le necessarie cordialità, spesso superflue, il meeting organizzato dal Rotary Club “Matteo Ricci” presieduto dal dottor Graziano Grelloni. Alle ‘Case’, l’altra sera, pubblico attentissimo e persino commosso come lo richiedeva il tema, certamente “sostanziale” come è quello della poesia, dei versi del nostro concittadino Remo Pagnanelli, uscito di scena nel novembre del 1987. Ospiti della serata Maurizio Verdenelli, già capopagina del Messaggero con il quale Remo collaborava, l’amico di sempre e inseparabile, lo scrittore e critico letterario Guido Garufi, la voce dei versi prestata all’ottima performance di un attore equilibrato e senza sbavature, Piero Piccioni. Tra gli ospiti la sorella di Remo, Sabrina e la gradita presenza del vicesindaco ed assessore alla Cultura Professoressa Stefania Monteverde. Verdenelli ha messo in evidenza, ricordando “fatti e misfatti degli anni ‘80” l’impegno politico nella scrittura giornalistica di Pagnanelli, le serate ironiche e provocatorie al Pozzo, l’attacco, insieme a Garufi, nei confronti di una città che sembrava ai due Dioscuri (così li chiamava amabilmente Mario Luzi) fredda e piuttosto ipocrita. Ne nacque una leggenda o un modo di dire, sornione e a suo modo veritiero. “Macerata è la più grande Necropoli del Piceno”.
Garufi ha messo in luce i due registri di Remo, quello di critico e di poeta. A suo dire Pagnanelli può essere indubitabilmente annoverato tra uno dei massimi critici letterari del secondo Novecento. Ne fanno testimonianza le monografie su Vittorio Sereni (Premio nazionale per la critica “Mondello”) il libro fondamentale su Franco Fortini e Sandro Penna, gli studi su Leopardi e Bertolucci, nonché le incursioni su una foltissima schiera di autori più giovani e, per quei tempi, alle prime armi. Ha detto Garufi che la competenza e l’armamentario critico di Remo non va assolutamente paragonato alla critica attuale, una sorta di squallida galleria fatta di copia e incolla. Garufi ha poi attraversato le quattro raccolte di poesia, a partire dalla prima, “Dopo”, attraversando “Musica da viaggio”, quindi “ Atelier di inverno” fino all’ultima, dal titolo emblematico “Preparativi per la villeggiatura”. Temi centrali come il tempo, la ripetizione dell’esistere, l’acqua, la natura, il colloquio con un tu\lei che poi diventa Ombra e quindi ricerca di Dio, sono stati evocati da Guido e ritmati e ampiamente connotati da una lettura affatto retorica di Piccioni, arricchita da silenzi, pause, seguendo senza debordare le ragioni del testo, aderendo pienamente al suo senso e significato. E’ stata anche annunciata la volontà di raccogliere l’intero corpus delle singole raccolte da parte del Rotary Club ‘Matteo Ricci’. Ha detto Sabrina Pagnanelli: “E Remo sceglieva proprio lo pseudonimo, ora si direbbe nickname, di Matteo Ricci per i suoi articoli più provocatori…”. Fu davvero una grave perdita per la città la morte di quel ‘ragazzo’ di appena 32 anni (al cui nome è dedicata una via) che aveva già meravigliato con quel talento precoce e sicuro i ‘grandi’ contemporanei della letteratura italiana. Ora avrebbe avuto 60 anni, Remo Pagnanelli: di sicuro il suo posto sarebbe stato al vertice della poesia e della critica letteraria di questo paese.




E poi semo sur solito argomento,
Ch’hai voja a fa’, ma l’omo è sempre quello!
Ponno mutà’ li tempi, ma er cervello
De l’omaccio ci ha sempre un sentimento.
Ma varda! Si c’è un omo de talento,
Quanno ch’è vivo, invece de tenello
Su l’artare, lo porteno ar macello,
Dopo more… e je fanno er monumento.
Ma quanno è vivo nu’ lo fate piagne!
E nun je fate inacidije er core…
E lassate li sassi a le montagne!
Tanto la cosa è chiara e manifesta;
Che er monumento serve pe’ chi more?
Ma er monumento serve pe’ chi resta.