Grande fratello in ateneo,
il progetto Unimc conquista l’Europa
MACERATA - L'università ha realizzato "I-tutor", un assistente virtuale aiuterà gli studenti a completare il loro percorso fino alla laurea
di Federica Nardi
Un Grande fratello, o quasi, per aiutare gli studenti a prendere la laurea: è il progetto realizzato e lanciato da un team del Dipartimento di Scienze della formazione dell’università di Macerata che sta riscuotendo successo in tutta Europa. Un successo che si lega a quello di Unimc che quest’anno sta registrando un boom di iscrizioni.
Si chiama “I-tutor” ed è un occhio virtuale creato nel nostro ateneo per seguire passo passo gli studenti da quando decidono di iscriversi all’università e fino al giorno in cui discuteranno la tesi. Il progetto si fonda su di un sistema di banche dati che vengono incrociate (dalla frequenza delle lezioni, agli esami sostenuti) che permettono ad un tutor virtuale di seguire lo studente nella sua carriera universitaria e, se per caso smette di frequentare o di dare esami, avverte un tutor in carne e ossa che può intervenire contattando lo studente. E’ questo uno dei tasselli che fanno parte di un mosaico di iniziative di cui il dipartimento di Scienze della formazione è capofila a livello internazionale (tra questi anche un progetto rivolto agli studenti armeni e “Stay in”, il progetto multilaterale di educazione continua).

La presentazione dei progetti europei questa mattina. Da sinistra: Michele Corsi, Pier Giuseppe Rossi, Luigi Lacchè e Mauro Giustozzi
«In tutti i nostri progetti convivono l’aspetto educativo e quello tecnologico. Su più di cento proposte presentate da tutti gli atenei solo il 10% viene preso in considerazione, questo dimostra che le nostre idee e il nostro modo di fare rete sono vincenti – dice Pier Giuseppe Rossi, docente di Unimc e coordinatore dei progetti europei -. Ogni studente ha una storia ma deve anche inventarsela. Abbiamo rilevato che il 65% dei nostri laureati troveranno lavori che fino a poco tempo fa non esistevano. Se lo studente non trova la sua storia il problema è suo e di tutta la società». Sempre più pressante il tema del costo sociale dell’abbandono degli studi, come sottolineato dal rettore di Unimc Luigi Lacchè: «L’università è un bene pubblico finanziato da tutti i cittadini. L’università pubblica è tale se riesce a valorizzare la formazione delle persone. Si tratta di scelte che determinano il successo o l’insuccesso di ciascuno – dice Lacché -. Per questo sviluppiamo una logica di sistema, in modo da prenderci cura degli studenti ma anche di aumentarne il senso di responsabilità». «L’internazionalizzazione è il contesto, il mezzo e il fine della formazione dei nostri studenti – spiega Michele Corsi, direttore del dipartimento di Scienze della formazione -. Possiamo uscire dalla crisi con queste buone pratiche, con il cambiamento utile e necessario che aiuta a migliorare il sistema. Quest’anno stiamo avendo un boom di nuovi iscritti, il dato è ancora in aumento rispetto a quello già positivo del 2014».
