Addio a Meriggi, grande “velista”:
un’irripetibile ‘primavera’ politica

MACERATA - Ai ‘Cappuccini’ gli amici di una vita vissuta nella professione e nell’amministrazione pubblica. Teresa Bellesi: “Un genio incompreso”. Giuseppe Spernanzoni: “Ci guidava, in giunta eravamo tutti neofiti”, Luciano Salciccia: “Aveva a cuore il bene comune”. Paolo Micozzi: “Preveggente”. In chiesa, con la fascia tricolore, l’assessore Paola Casoni
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L’ultimo saluto a Giovanni Meriggi nella chiesa del Santissimo Crocifisso

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Giovanni Meriggi

 

di Maurizio Verdenelli

(Foto di Andrea Petinari)

C’era anche una fascia tricolore questa mattina nella chiesa dei Cappuccini dove Macerata ha detto addio all’ex vice sindaco Giovanni Meriggi (leggi l’articolo), uno dei suoi figli migliori “uomo retto, burbero benefico che aveva a cuore il bene comune” (parole dell’ex segretario generale del Comune, Luciano Salciccia). A rappresentare il sindaco Romano Carancini fuori sede, l’assessore all’Urbanistica, Paola Casoni. Poi tutti gli amici di una vita, dai repubblicani Luigino Craia e Mauro Compagnucci laicamente in attesa fuori dalla chiesa, gli ex assessori Giuseppe Spernanzoni (con il fratello Stefano); Teresa Bellesi (“Giovanni, un genio incompreso”); il consigliere comunale Ivano Tacconi; l’ex comandante dei vigili urbani, Andrenelli; l’attuale, Roberta Pallonari; ‘vecchi’ dirigenti comunali (Luciano Gasparri, Falcioni e Vittorio Gianangeli succeduto a Salciccia), l’ing. Cesare Spuri; la signora Annarita, vedova di Gian Mario Maulo.
Tutti gli uomini e le donne di quella stagione breve ed irripetibile: la ‘Primavera di Macerata’ chiusa bruscamente dagli invisibili eppure concretissimi ‘carri armati’ delle ideologie di chi dopo Tangentopoli aveva dovuto fare mezzo passo indietro, con cuore impaziente. Quattro anni appena che cambiarono il volto di Macerata, grazie a questo nocchiero silenzioso che si chiamava Giovanni Meriggi -non a caso tra gli hobby aveva la barca a vela. Non c’era nella chiesa dei Cappuccini, nel rito funebre officiato da don Dino che ha ricordato lo scomparso come un parrocchiano presente, gli altri due incomparabili marinai/timonieri di Città Solidale: Gian Mario Maulo, il sindaco morto quasi esattamente un anno fa (1 Novembre) e Graziano Colotti, deceduto il 26 maggio. Le tre ‘G’ del riscatto maceratese.

funerale meriggi chiesa cappuccini foto ap (12)Se Dio è con me chi sarà contro di me?” è l’incipit della lettura, da una Lettera di san Paolo ai Romani, scelta da Don Dino. E l’altra, dal Vangelo di Giovanni, fa riferimento al celebre episodio di Lazzaro di Betania. Due passi che ben si sono identificati con la vita pubblica di Giovanni Meriggi, ‘testa pensante’ (“da lui, da Gian Mario e Graziano imparavi sempre qualcosa” ricorda Paolo Micozzi, segretario Pd) l’uomo dell’intelligentia cui si erano ispirati fino ad un certo punto gli uomini dell’Edera e di chi faceva opinione in larghissima parte nel capoluogo e che si ritrovavano, anche per contiguità urbanistica, intorno al carismatico direttore dell’Ente Provinciale del Turismo. “Facevo parte del Consiglio dell’Ept, e lui volle che andassi ad Issy Les Moulineaux perché lo rappresentassi…” ricorda commosso Tacconi vicino a Carlo Babini che sostenne l’avventura nel centrodestra di Meriggi: “e quando, nel 2005, dovette prendere il posto di Loris Tartuferi, indicato in un primo momento, alla guida della lista civica di centrodestra, raccolsi per lui volentieri, molte firme. Era un galantuomo ed era stato un grande vicesindaco”. Micozzi: “A lui si deve intuizioni preveggenti come l’Apm e la Smea”. Politicamente, all’incontrario di Lazzaro, Meriggi sconosciuto ai più -come invece popolarissimo era Maulo- non ebbe un nuovo risorgimento. Pochi sapevano che se Macerata era uscita dalle rovine delle Incompiute, dalle mura quasi in abbandono (recuperate grazie ai fondi Fio, che eliminarono la nefandezza di quei parcheggi addossati) per entrare ‘nel secol nuovo’ dei capoluoghi moderni con i nuovi uffici nell’ex caserma papalina, finalmente ‘sbloccata’, e parcheggi razionali e moderni si doveva a quel ‘velista’ d’altri tempi. “Ti incuteva timore: era rigoroso, assorto, laboriosissimo poi si apriva con un sorriso. La sua onestà, la trasparenza erano proverbiali” dice ancora Micozzi.

funerale meriggi chiesa cappuccini foto ap (9) E Spernanzoni, commosso: “Litigare con lui era la cosa più facile al mondo, ma dopo si faceva subito pace. Quante notti a lavorare per il futuro di Macerata dove tutto appariva raffrenato, dove nulla si poteva toccare: una città incatenata e ferita a morte. Eravamo noi tutti i ‘ragazzi’ di Giovanni: a differenza sua eravamo neofiti, iniziati appena alla Cosa Pubblica”. E il capoluogo fu scosso dalla Primavera delle ‘tre G’. Alle spalle i lunghi anni che Giancarlo Liuti aveva denunciato a suo tempo utilizzando l’immortale aforisma di Totò dove uno pseudoPasquale era preso da uno sconosciuto a pugni e schiaffi ma se ne stava zitto perché, così giustificava: “Cosa importa a me?! Sono forse Pasquale io?!!!”. A Gian Mario e Giovanni e a tutti gli altri importava invece moltissimo esserlo, così Macerata/Pasquale non prese più schiaffi rimettendosi in piedi. “Fu come un vento nuovo sorprendente ed entusiasmante –ricorda ancora Micozzi- nel ’99 sostenemmo in Provincia Sauro Pigliapoco e venimmo eletti io e Franco Borgani ed un terzo fu il primo dei non eletti”.

funerale meriggi chiesa cappuccini foto ap (5)Meriggi, dopo l’esperienza di Città Solidale, era passato con tutti gli altri (e pure con il giovane Micozzi) ai ‘Democratici’. Era un modo di fare ‘opposizione interna’ al maggiore partito della sinistra. Tuttavia i tempi entusiasmanti di Città Solidale erano finiti per sempre. E li ricordo ancora quegli anni irripetibili, le mattine con Gian Mario prendere, appena varcato l’ingresso al primo piano, il corridoio verso il suo sfavillante ufficio, il Gabinetto del sindaco e Giovanni ‘sterzare’ a sinistra, verso le ‘segrete stanze’ dove c’era la cabina di comando (non a caso gli uffici erano rivestiti di legno) della navicella Macerata. Alzando le vele tra gli iceberg.

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Luciano Salsiccia

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Ivano Tacconi

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