Immigrati, Saltamartini si ribella:
“Fenomeno abbandonato a se stesso”
CINGOLI - Il primo cittadino sottolinea le criticità per i Comuni dopo la richiesta di collaborazione da parte del prefetto Preziotti: "Tutto ricade su di noi, pagheremo 36mila euro l'anno per ogni minore. Strada sbarrata per i lavori socialmente utili"
di Alessandra Pierini
Preoccupazione tra i sindaci della provincia convocati ieri dal prefetto Roberta Preziotti che ha chiesto ai Comuni e alle Diocesi di sostegno nell’affrontare le urgenze in caso di nuovi arrivi di migranti (leggi l’articolo). La richiesta di strutture provvisorie in cui accogliere richiedenti asilo che arriveranno nei prossimi mesi e non troveranno spazio negli appositi centri ormai pieni e la proposta di impiegare i migranti in lavori socialmente utili hanno creato scompiglio tra gli amministratori.
In particolare il sindaco di Cingoli Filippo Saltamartini ha parlato di un «fenomeno completamente abbandonato a se stesso» e ha richiamato l’attenzione su diverse criticità che si potrebbero creare. «Innanzi tutto – spiega – l’assegnazione degli immigrati viene fatta dalla Prefettura con una procedura di gara alla quale partecipano soggetti privati. La legge stabilisce che i sindaci dei Comuni in cui si trovano le strutture proposte dai privati devono essere sentiti. Lo dice anche la Costituzione, per cui non può accadere che come è capitato in provincia un sindaco si ritrovi ad avere nel suo Comune immigrati senza alcun preavviso. Anche perchè l’anagrafe di quel Comune deve registrare la loro residenza in quel Municipio. E se hanno dei figli minori, i bambini dovranno essere mantenuti dall Comune. Ogni minore costa al Comune 36mila euro l’anno. A Cingoli ne abbiamo già (connazionali) 4-5. Se ne dovessero arrivare solo 2 o 3 famiglie, possiamo anche chiudere. Tutto questo viene fatto dallo Stato senza alcuna previsione delle conseguenze che quel Comune dovrà sopportare».
Saltamartini focalizza l’attenzione anche sulle condizioni delle strutture di accoglienza: «L’individuazione dei locali avviene con un’asta pubblica. I privati che si aggiudicano l’asta (generalmente le cooperative) devono autocertificare che i locali siano perfettamente a norma. E spesso, invece, si chiude un occhio se non entrambi, su questi requisiti».
Il primo cittadino di Cingoli ha poi sottolineato altri aspetti riguardanti l’eventuale impiego nei lavori socialmente utili: «l’impiego di queste persone in attività sociali può essere previsto per legge e non con un protocollo tra Comuni e Prefettura e comunque, prima, ci sono i nostri connazionali. Quasi tutti i sindaci hanno fatto rilevare all’Autorità di Governo che la condizione sociale di molte famiglie italiane è addirittura inferiore ai 34 euro previsti per questi stranieri. A Cingoli la strada su questo aspetto sarà sbarrata».
C’è poi l’aspetto relativo alle etnie: «Da 2 secoli , sin dall’emigrazione in Usa sappiamo che questi stranieri vanno mischiati tra le varie etnie. Non si può permettere che tutti i pakistani, per fare un esempio, siano collocati a Rocca Cannuccia e tutti i cinesi a Congolone. Perchè se i nuclei sono omogenei si creano dei sottosistemi di governo sociale e valoriali (es religione, sistemi per dirimere le liti familiari) che si sostituiscono alla legalità statuale».


Ammiro sempre di più questo sindaco!
Er Cariolante de la Bbonifiscenza
Disce: Meo, nun trincià! Cazzo, io nun trincio,
ma mmanco pe pparlà cchiedo liscenza.
Io li guai me li pijjo co ppascenza:
ma gguardàteve poi quanno comincio.
Doppo, per dio, che la Bbonifiscenza
cià ffatto sudà ssangue ar Monte-Pincio
co ttanti scavi e ttanti muri a sguincio,
mó cche mmori de fame, usa prudenza!
Curre er mese mommó cche ffàmo festa.
E cche! cce lo commanna er Zarvatore
che cce fàmo acciaccà le nosce in testa?
S’ha da tiené, fijjacci de puttane,
du’ mila bbraccia e ppiú ssenza lavore,
e un mijjaro de bbocche senza pane!
Il sindaco di Cingoli dice bene le sue preoccupazioni. Organizzi, però, un cartello di altri sindaci che la pensano come lui (e come i rispettivi elettori) e lascino agli altri sindaci democratici di accogliere i clandestini, che scappano tutti dalle guerre e dalle carestie e sono tutti profughi politici.
Per Rapanelli. Ma a Porto Recanati sud non c’è carestia. E tanto meno la guerra.