Il Consiglio delle Marche approva
i referendum sulle trivellazioni
IL VOTO - Ampia maggioranza in assemblea regionale questa mattina sui sei quesiti. Si chiede l’abrogazione di alcune parti normative dei decreti “Sblocca Italia” e “Sviluppo”. Accolti due ordini del giorno del Mov5stelle per una campagna di promozione e informazione sul tema

L’area dell’Adriatico interessata alle trivellazioni
Sei referendum per contrastere le trivellazioni. I quesiti referendari relativi alla modifica di alcune parti normative dei decreti “Sblocca Italia” e “Sviluppo”, con particolare riferimento alla possibilità di ricerca, prospezione e coltivazione degli idrocarburi, sono giunti all’esame d’Aula sono stati approvati questa mattina dall’assemblea regionale. I quesiti toccano principalmente i temi delle nuove trivellazioni, le tempistiche rispetto al rilascio delle autorizzazioni (i referendum toccherebbero soltanto i procedimenti in atto), l’uniformità delle procedure per le concessioni in mare e sulla terraferma, quelli più generali delle scelte in fatto di energia e ambiente in capo alle Regioni e enti locali. Sul tema è anche in corso una raccolta firme per il referendum popolare, ieri tappa nelle Marche per la campagna Mare da remare” con l’intervento a Porto Potenza dell’ex ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (leggi l’articolo)
Sulle proposte di deliberazione hanno relazionato i consiglieri Andrea Biancani (Pd), presidente e Sandro Bisonni (Mov5stelle), vicepresidente della terza commissione. Il relatore di maggioranza, dopo aver illustrato i quesiti, ha ricordato la procedura dell’iter referendario che prevede la presentazione, entro il 30 settembre, presso la Corte di Cassazione, da parte di almeno cinque Consigli regionali, del medesimo testo di deliberazione. «Uno degli aspetti da sottolineare con maggior soddisfazione – ha rimarcato Biancani – è quello del recupero di un ruolo più forte della Regione ad anche delle autonomie locali in fatto di scelte che possono incidere sui cittadini, quali quelle in ambito ambientale e dell’energia».

Sandro Bisonni
Il relatore di minoranza, Bisonni, pur accogliendo con soddisfazione l’avvio delle procedure referendarie relativamente alla regione Marche, non ha mancato di evidenziare «l’incoerenza di una maggioranza che, a livello locale, deve tornare a mettere mano su provvedimenti assunti in sede nazionale». Dopo un ampio dibattito, prima della chiusura dello stesso affidata all’assessore Sciapichetti (“Una regione con vocazione turistica non poteva non porsi con forza il problema delle trivellazioni”) , le proposte di deliberazione sono state approvate ad ampia maggioranza (contrario il consigliere Carloni) unitamente a due ordini del giorno del Mov5stelle per la campagna di informazione e promozione legata al referendum.
Se ho capito bene e non ci sono inghippi o tranelli sembra proprio una buona notizia. C’è sicuramente la contraddizione che evidenzia Bisonni, cioè che il PD a livello Regionale deve rimettere mano a quello che ha deciso sempre la maggioranza PD al Governo Centrale.
Anche io sono del MoVimento 5 Stelle, e mantenendo un atteggiamento molto critico verso tutto il PD bisogna però riconoscere in questo caso l’autonomia di pensiero del PD Regionale che ridà la parola ai cittadini con un referendum. Faccio quindi un applauso a tutti quei Consiglieri Regionali di qualsiasi partito che hanno appoggiato con il loro voto questa scelta.
Sì, pensate all’ambiente. Intanto gli idrocarburi se li succhiano quelli dell’altra parte dell’Adriatico.
@ Rapanelli
Di fronte alle Marche vi sono circa 30 piattaforme attive che estraggono gas ed idrocarburi. Nessuno ha mai detto nulla fino ad ora. Perchè? Semplicemente perchè inizialmente era l’unica soluzione al problema energetico.
Oggi non è più così, per vari motivi:
1) vi sono nuove fonti di energia sempre più efficenti: eolico off shore, solare, moto delle maree ecc…..
2) estrarre il petrolio in adriatico NON converrebbe poichè la qualità è bassa essendo quasi un bitume. Conviene solamente grazie a due motivi. A) Royalties basse (tasse che lo stato Italiano chiede ai petrolieri) B) i petrolieri prendono gli stessi contributi delle energie rinnovabili grazie alla legge lobbystica del CIP6 dove prendono i fondi le “energie rinnovabili ed assimilate”, gli stessi soldi vengono tolti alle rinnovabili vere, inoltre abbiamo tolto gli incentivi al fotovoltraico;
3) E’ oramai certo, da studi condotti all’estero, e mai diffusi in Italia, che le tecniche di ricerca ed estrazione innescano e provocano eventi sismici;
4) Una piattaforma anche se non subisce incidenti ha una perdita fisiologica sia nelle attività di ricerca che in quelle di estrazione ed inquina comunque;
5) Proprio per il motivo 4) vi è anche la perdita di valore economico ambientale dal punto di vista del turismo ed economico industriale dal punto di vista della pesca.
6) oltre a questo vi è sempre il rischi incidente. Basta ricordare quello che è successo qualche anno fa nel Golfo del Messico.
La tua considerazione sull’Ambiente è molto superficiale. L’Ambiente è la nostra vita. Ti ricordo che viviamo respiriamo, e ci nutriamo di prodotti provenienti dall’Ambiente. Ti ricordo poi che gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) sono dei cancerogeni ( cioé provocano il cancro) e mutageni (cioè provocano malformazioni ai feti).
Se si è formato un movimento di protesta non è a caso. Inoltre anche in Croazia vi è un movimento di protesta simile al nostro.
Consiglieri Regionali, quando tornate a casa dite alle vostre Signore di cucinarvi i cibi con i fornelli a carbone, chiudete il gas. Non siete degni di essere politici di una nazione industrializzata. L’ENI ha fatto ricerche nel Mare del Nord: Gran Bretagna, Svezia, Olanda, Norvegia e Islanda senza ostacoli da movimenti del NO tantomeno da politici. Forza Migranti, venite a riprendervi il benessere europeo fatto con le Vostre materie prime. Ivano Tacconi capo gruppo Udc Comune di Macerata. Membro Associazione Pionieri ENI.