I primi 3 mesi del commissario Passerotti
dalla Fiumarella al ricorso sul Burchio

PORTO RECANATI - Primo bilancio della sua esperienza in città dalla nomina e la presa di posizione su temi importanti. Sulla Fiumarella: "Questione ambientale di primaria importanza". Sul progetto del mega resort: "La posizione del Comune è ben nota e sta nel ricorso al Consiglio di Stato"
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Il commissario prefettizio Mauro Passerotti

Il commissario prefettizio Mauro Passerotti

 

di Alessandro Trevisani

Un governo forte e presente, che decide e non evade le questioni. Una città che presenta problemi seri e questioni non risolte da tempo. Un pensiero “ambientalista” sulla situazione della Fiumarella e sul “no” al progetto del Burchio, ribadito non solo a livello processuale, con il ricorso al Consiglio di Stato per difendere gli atti della giunta Montali recentemente annullati dal Tar (leggi l’articolo), ma anche a livello di visione del territorio. Il commissario prefettizio Mauro Passerotti fa un primo bilancio della sua esperienza a Porto Recanati, dopo quasi tre mesi dalla sua nomina. «È stato un periodo intenso e positivo – dice Passerotti -, in cui abbiamo dimostrato di poter affrontare problemi seri e questioni che erano irrisolte da tempo. La gestione commissariale non è paludosa come si può pensare. Non rinvia le questioni, non le iberna. Abbiamo ascoltato tutti e dispiegato un’azione forte: il governo della città c’è ed è presente». Qualche parola Passerotti la dedica alla questione della Fiumarella, che l’anno scorso ha sversato in mare i suoi liquami proprio alla vigilia di Ferragosto (leggi l’articolo). Un episodio che poteva intaccare l’immagine della città. «In passato – dice il commissario – qualcuno deve aver pensato “Ma tanto il fosso scarica di là“, e il problema non è stato affrontato con decisione. Ma qui c’è una questione ambientale di primaria importanza da risolvere. E siccome mi hanno contattato i sindaci dei comuni limitrofi, Loreto innanzitutto, avremo un incontro ai primi di settembre». Altra questione delicata è quella della Protezione civile, coi volontari divisi in fazioni che lottano per il controllo dell’ente (leggi l’articolo). «Venerdì scorso – racconta Passerotti – abbiamo fatto un incontro con gli aderenti all’associazione e il nuovo responsabile Domenico Maccari. L’ente in questo momento non è operativo (leggi l’articolo), è vero, e un grosso grazie lo devo dire all’Associazione Carabinieri in congedo, che è sempre presente a tutela del territorio. In questo momento ci sono problemi concreti, come il fatto che la copertura assicurativa dei volontari è scaduta il 30 giugno. E forti perplessità dentro l’ente, per via di questioni vecchie che devono essere superate. Ma ho notato anche la disponibilità nei confronti della mia figura, che viene percepita come imparziale».

Via del Burchio si dirama da via Montarice direzione sud est

Via del Burchio si dirama da via Montarice direzione sud est

La patata bollente di agosto, però, è stata quella del Burchio.Ma il commissario, che ha fatto ricorso al Consiglio di Stato per tenere il punto del “no” al megaprogetto edilizio a Montarice, così come fu articolato dalla giunta Montali,
avrebbe concluso l’accordo di programma con la Coneroblu,se all’epoca avesse guidato la città? “No, non lo avrei sottoscritto”, è la risposta, calma e calibrata, di Passerotti, che dice la sua anche sulla destinazione turistico-residenziale della variante come fu adottata dalla giunta Ubaldi: “Io non la vedo così quell’area. Anche perché
parliamo di cifre non indifferenti, non solo a livello di investimento, ma anche come indici di edificabilità. Ecco, se
io fossi stato un imprenditore, una cosa così su quel terreno non l’avrei mai fatta”.

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Il commissario Mauro Passerotti precisa che la domanda sul Burchio è stata fatta a margine della conferenza stampa di presentazione degli eventi di Ferragosto. «La posizione del Comune è ben nota e sta nel ricorso al Consiglio di Stato. La mia risposta è scevra da considerazioni politiche. Non ha senso fare considerazioni a ritroso relative al periodo in cui non ero commissario del Comune. E’ chiaro che sono chiamato a fare valutazioni squisitamente tecniche in base alle quali prendo decisioni. Mi p stato chiesto che cosa avrei fatto se fossi un imprenditore ma è evidente che io non sono un imprenditore ma un commissario».

 



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