Tentata concussione in ateneo
Il rettore: “Non sapevo della mail,
mai subordinato la firma”
UNIMC IN AULA - Luigi Lacchè si è difeso relativamente alla vicenda del contratto per la prof Gloria Alpini. La ex preside di Economia: "Volevo semplicemente cercare di risolvere un problema"
di Gianluca Ginella
Tentata concussione in ateneo, il rettore Luigi Lacchè e la ex preside di Economia, Antonella Paolini, si difendono in aula. «Mai subordinato la firma per l’assunzione della professoressa Alpini ad alcunché» ha detto il rettore. «Ho scritto una bozza di mail perché volevo risolvere un problema» si è difesa Paolini. La vicenda che li vede imputati per tentata concussione (sotto accusa c’è anche una dipendente dell’ateneo di Macerata, Tiziana Sagretti, che deve rispondere di ingiurie) riguarda un concorso vinto dalla professoressa Gloria Alpini nel 2011 che poi rinunciò all’incarico. Secondo l’accusa, visto che Alpini aveva fatto uscire un articolo sul quotidiano il Giornale in cui criticava duramente l’Unimc, il rettore avrebbe chiesto una lettera di scuse alla docente prima di firmare la lettera di assunzione. La prof si era rifiutata di scriverla e Paolini per cercare di mediare aveva preparato una bozza di mail di scuse. «Della mail io non ho saputo niente, era una iniziativa della professoressa Paolini.
Ne sono venuto a conoscenza mesi dopo. Non è che non volevo fare il contratto all’Alpini ho sospeso la firma perché avevo delle perplessità» ha detto il rettore. Che ha spiegato di aver detto a Paolini che lui non avrebbe ricevuto la Alpini ma che «se aveva qualcosa da dirmi poteva mettere per iscritto». Poi ha citato la legge Gelmini «entrata in vigore nel 2010. Non se ne è mai parlato in questo processo ma in quella legge si dice che per le assunzioni negli atenei bisogna tenere in considerazione il rispetto del codice etico». E proprio per valutando una violazione dell’Alpini al codice etico il rettore aveva sospeso la firma, ha spiegato. «Non ho mai pensato di subordinare la firma del contratto ad alcunché. Un rettore scrupoloso credo che debba riflettere quando capita che un docente dice che l’università di Macerata è la peggiore del mondo e dopo pochi mesi vuole venire ad insegnare lì». Sul rapporto con Paolini ha detto che c’è «una forte ruggine che risale alla nostra corsa al rettorato. Era l’ultima persona alla quale mi sarei potuto rivolgere se avessi avuto bisogno di qualcosa». Lacchè è difeso dagli avvocato Vando Scheggia e Stefania Cinzia Maroni. Sentita a che Paolini che ha spiegato punto per punto quanto accaduto. «Il rettore dopo aver saputo che Alpini aveva vinto il bando mi disse che non era stato opportuno che il consiglio di facoltà avesse assegnato a lei quell’incarico. Il rettore sosteneva che aveva offeso la nostra università». Un paio di giorni dopo c’era stata una seconda telefonata di Lacchè: «mi chiamò per dirmi che Alpini avrebbe dovuto prendere un po’ le distanze da quell’articolo. Bastava una lettera anche informale al rettore. Potevo lasciare stare invece io non riesco a non cercare di risolvere i problemi. E così ho chiamato Alpini e lei disse che non voleva scrivere niente al rettore semmai voleva incontrarlo. Lui però non voleva incontrare lei. Io visto che i giorni passavano ho avuto la bella idea di scrivere una bozza di mail per Alpini, non ho mai detto di questo al rettore. La mia però era solo una proposta per trovare una soluzione al problema. Lei disse che non l’avrebbe scritta e io non feci nient’altro. E’ stata una mia iniziativa, stupida, molto stupida. Ma era semplicemente per trovare una soluzione». Paolini al processo è assistita dagli avvocati Paolo Sfrappini e Francesco Fradeani. Alpini è parte civile, assistita dall’avvocato Fabiola Cesanelli.

