Un maceratese nell’inferno del Cairo:
“Mi sono svegliato con l’esplosione”
TESTIMONE - Il freelance Alessandro Accorsi 29 anni di Appignano ha documentato l'attacco al consolato italiano per le testate giornalistiche nazionali postando da subito immagini e informazioni sul suo profilo twitter: "Lo scoppio si è sentito in tutta la città. L'obiettivo erano forze di sicurezza. Se avessero voluto fare più vittime civili, sarebbe bastato farla esplodere dall'altro lato del consolato"
di Claudio Ricci
Un maceratese al Cairo, nell’inferno dell’attentato che ha distrutto parte del consolato italiano. Testimone diretto dell’attacco dinamitardo è stato Alessandro Accorsi, 29enne freelance di Appignano. Un ordigno installato sotto ad un’auto è esploso causando un morto e una decina di feriti tutti egiziani (bilancio provvisorio da fonti ufficiali egiziane): giunto immediatamente sul posto, Accorsi ha raccontato l’attentato.
Il corrispondente ha riportato le prime notizie da subito, appena arrivato sul luogo, postando foto e alcune righe sul suo profilo twitter. Poi un resoconto video più dettagliato su Repubblica.it. e sul sito di Rai News. L’appignanese partito da casa diversi anni fa e arrivato in Egitto nel 2012 racconta che si è svegliato per l’esplosione avvenuta nel centro della città ad El Galaa Street, nelle vicinanze della sede della Corte Suprema oggetto nel marzo scorso di un altro attentato.
«Una bomba è esplosa questa mattina verso le 6,30 vicino al consolato italiano – spiega Accorsi, mentre scorrono le immagini del palazzo devastato dalla deflagrazione – L’esplosione si è sentita in tutta la città. Tutta la facciata laterale dello stabile è crollata. Sembra che la bomba fosse impiantata sotto ad un’auto parcheggiata vicino al consolato». Accorsi che è arrivato sul posto subito dopo la deflagrazione è stato fermato dalla polizia egiziana insieme a tre colleghi perchè è arrivato troppo velocemente sul posto e rilasciato solo successivamente. «Noi ci siamo tutti svegliati per l’esplosione. Io non abito lontano, circa 30 minuti a piedi dal luogo dell’esplosione. La prima cosa che ho fatto è stata controllare il mio profilo twitter per capire cosa stesse succedendo e dove ci fosse stata l’esplosione. Quando siamo arrivati e finché ci hanno fermato, c’erano centinaia di persone vicine al sito dell’esplosione con telefoni e videocamere e i residui dell’auto. Non è chiaro se l’obiettivo fosse proprio il consolato ma la posizione in cui la bomba è esplosa, in una stradina laterale con accanto solo un parcheggio, fa pensare che l’obiettivo fosse proprio il consolato».
Solo nel pomeriggio soldati dell’Isis hanno rivendicato l’attentato ma già dai reportage della mattina Accorsi, che conosce bene la popolazione e la situazione egiziana aveva avanzato ipotesi molto vicine alla possibilità che proprio l’organizzazione della provincia del Sinai, affiliata da poco allo stato Islamico avesse le capacità per portare a termine l’attentato.«Gli attentati in Egitto – ha scritto il freelance su twitter – al di là della matrice colpiscono solo le forze di sicurezza. I gruppi terroristici tentano di limitare le vittime civili per non alienare il supporto della popolazione. La bomba è esplosa di mattino presto e in una strada laterale. Se avessero voluto fare più vittime civili, sarebbe bastato farla esplodere dall’altro lato del consolato». Accorsi ha continuato a seguire l’evoluzione della situazione aggiornando le testate nazionali dal suo profilo twitter e tramite collegamenti in diretta durante la giornata.




