Ricettazione di una croce dell’Ordine di Malta,
assolti i due imputati

IN AULA - Al processo è stato provato che quella trovava in loro possesso non era la stessa oggetto del furto

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L'avvocato Stefano Nascimbeni

L’avvocato Stefano Nascimbeni

Imputati per la ricettazione di una croce astile in argento che era stata rubata all’Ordine dei cavalieri di Malta, oggi sono stati assolti entrambi gli imputati. Uno di loro è stato prosciolto anche dall’accusa di aver ricettato un consolle in legno provento di un furto a palazzo Saccaridi di Terni (in questo caso il reato era stato derubricato in acquisto di cose di sospetta provenienza, dichiarato prescritto).

Due persone, tra cui un antiquario, erano imputate al tribunale di Macerata per ricettazione. Vittorio Vignati, 61 anni, di Sant’Elpidio e Paolo Pallotto, 41, di Macerata, erano sotto accusa, entrambi, perché in possesso di una croce in argento ritenuta provento di furto ai danni dell’ordine militare dei cavalieri di Malta. La croce risultava rubata nel novembre del 1998. Sarebbe stata trovata nella disponibilità dei 2 imputati nel 2006. Ma nel corso del processo è stato appurato che quella croce non era quella rubata all’Ordine di Malta. Da qui la decisione del pm di chiedere l’assoluzione per questo capo di imputazione.

L'avvocato Vanni Vecchioli

L’avvocato Vanni Vecchioli

Entrambi gli imputati, difesi dagli avvocati Stefano Nascimbeni e Vanni Vecchioli, sono stati assolti con formula piena. Pallotto, antiquario, era inoltre sotto accusa per una consolle in legno con piano in marmo, provento di furto compiuto a palazzo Saccaridi di Collescipoli, a Terni, il 19 dicembre 2002. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Stefano Nascimbeni, ha chiesto per questo reato (anche in questo caso era contestata la ricettazione) l’assoluzione o la derubricazione in acquisto di cose di sospetta provenienza (un reato che si prescrive in 5 anni). Il giudice Danilo Russo ha deciso di derubricare il reato, dichiarando poi la prescrizione (la consolle era stata trovata nel 2006).

(Gian. Gin.)


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