Macerata: la politica è “liquida”
ma più “solido” è apparso il Pd

Il 40 per cento di Carancini e la ritrovata unità di partito dopo le divisioni nelle “primarie”. Una rimonta della Pantana? Sempre più difficile dopo il mancato apparentamento con Mosca. E adesso parola ai cittadini
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liuti giancarlodi Giancarlo Liuti

Se si considera che nel primo turno di queste elezioni il sindaco uscente Romano Carancini ha avuto contro un corposo ma variegato esercito di avversari, tutti animati dalla proclamata intenzione di farlo fuori, non vedo perché non definire sorprendenti i risultati delle urne, che gli hanno dato il 40 per cento dei voti e ora, nel ballottaggio, se la vedrà con Deborah Pantana, la quale giunge a questo decisivo appuntamento con un bagaglio di consensi – 18 per cento – che è addirittura meno della metà di quello di Carancini. Tutto può ancora accadere, intendiamoci. E’ logico che la Pantana speri in un ribaltamento della situazione anche se il no di Mosca ad apparentarsi con lei le complica enormemente le cose? Certo che lo è. Per lei la forse “ultima spes” sta nelle urne, cioè in quel 60 per cento di votanti che nel primo turno si sono opposti alla conferma di Carancini. Non possedendo la sfera di cristallo, io mi astengo dal fare pronostici. Saranno i cittadini maceratesi a decidere. Ed è questa la ragione per cui preferisco parlare d’altro, cioè della situazione in cui versa la politica italiana sia generale che locale.
Il concetto di “società liquida”, che ovviamente si contrappone a quello di “società solida”, sta facendo il giro del mondo grazie a un saggio del sociologo polacco Zygmunt Bauman e alle considerazioni che ne sono seguite, le più recenti delle quali le ha fatte, sull’Espresso, un’autorità non solo italiana del pensiero a tutto campo come Umberto Eco. Che cosa s’intende, dunque, per “società liquida”? Dice Eco: “S’intende la crisi dell’idea di comunità, s’intende un individualismo sfrenato dove ciascuno si sente antagonista di ciascuno”. E ancora: “Questo sfrenato ‘soggettivismo’ ha minato le basi della società, l’ha resa fragile, sta determinando una situazione in cui, mancando ogni solido punto di riferimento, tutto si risolve in una sorta di liquidità”. Effetti? “Si perdono certezze, anche la certezza del diritto, e le uniche soluzioni per l’individuo sono l’apparire a tutti i costi e il consumismo. Ma si tratta di un consumismo che rende subito obsoleti gli oggetti e l’individuo passa da un consumo all’altro in una sorta di bulimia senza scopo”. Esempio: “Il nuovo telefonino ci dà pochissimo rispetto al precedente , ma il precedente va subito rottamato per partecipare a questa orgia del desiderio”.

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E la politica? Sempre Eco, sulla crisi delle ideologie e dei partiti: “Si va credendo che i partiti sono ormai dei taxi sui quali salgono un capopopolo o un capobastone che controllano dei voti scegliendoli con disinvoltura a seconda delle opportunità che consentono, e questo rende comprensibili anche i voltagabbana. Non solo i singoli, dunque, ma è la società stessa che vive in un continuo processo di precarizzazione”. E ancora: “Finita la fede in una salvezza proveniente dall’Ideologia, dallo Stato o dalla Rivoluzione, prevalgono i movimenti di Indignazione, i quali sanno che cosa non vogliono ma non che cosa vogliono. Si pensi ai ‘black bloc’. Non si riesce più a etichettarli, come un tempo avveniva con gli anarchici, coi fascisti, con le brigate rosse. Essi agiscono, ma nessuno , neppure loro, sa quando e in quale direzione”. E qui, nel mio piccolo, aggiungerei che la “liquidità”, ossia la mancanza di un solido e superiore concetto di “nazione” o addirittura di “patria”, favorisce le “caste”. E ce ne sono parecchie. Pure la magistratura, a volte, si comporta da “casta”, e ci si comportano i sindacati, e ci si comporta l’informazione, e ci si comportano le associazioni professionali.
E adesso, fatte queste premesse, tento di verificare in quale misura la “società liquida”, intesa come fenomeno generale, va individuata anche a Macerata, una comunità che in passato si era sempre distinta per “solidità” e “stabilità”. Una prova sta certamente nell’astensione dal voto, che analogamente alla situazione nazionale e rispetto alle elezioni amministrative di cinque anni fa ha registrato un aumento del 12 per cento (nel 2010 votò il 71 ed ora il 59). Una prova ulteriore di “liquidità” – quella del cosiddetto “individualismo” – la troviamo nei ben 9 candidati a sindaco e nei ben 607 candidati a consigliere comunale distribuiti in ben 23 liste (candidati che spesso si son fatti una propaganda assolutamente personale con francobolli fotografici seminati in gran copia nelle strade).
Ma c’è un’altra prova e riguarda la crisi di quei partiti che negli ultimi decenni hanno determinato le sorti della politica nazionale. “Forza Italia”, a Macerata, va al ballottaggio col 18 per cento dei voti, ma i consensi al simbolo di partito (1.416) sono nettamente inferiori a quelli (2.103) ottenuti dalle liste più o meno civiche presenti nel composito schieramento di centrodestra. E la Lega di Matteo Salvini? Su scala nazionale ha ottenuto un grande risultato, e gliene va dato atto, ma a Macerata si è presentata in subordine alla lista civica di Anna Menghi, cui ha portato appena 819 voti. Non male i grillini di Carla Messi, che con 2.753 voti hanno insidiato il terzo posto di Maurizio Mosca. Una buona prova, dunque, per il Movimento di Grillo e Casaleggio, che però, per com’è strutturato, non può ancora definirsi un partito e del resto sembra difficile che al ballottaggio faccia scelte di destra. E’ quindi vero che la “liquidità” sta minacciando i partiti (in queste regionali anche il Pd, ed è vano che Renzi si affanni a negarlo). Da tale punto di vista, però, a Macerata si è verificata un’eccezione. D’accordo, insomma, sui vari fenomeni di “liquidità”, ma essi non hanno intaccato una “struttura partito” come quella del locale Pd ed è proprio questo che a mio parere ha contribuito a determinare il 40 per cento di Carancini.
Attenzione: dopo l’esito delle “primarie” – un esito fortemente divisivo, in cui la contrapposizione fra Carancini e Mandrelli aveva assunto i toni della irriducibilità – il Pd maceratese è riuscito a recuperare una sua stabilità e si è presentato agli elettori con una lista “ufficiale”, ossia di partito, in cui “caranciniani” e “mandrelliani” si son trovati uniti proprio in quanto “partito”. Che tutto ciò duri in futuro sta nel grembo degli dei e ce lo dicono le tormentate vicende interne verificatesi nei cinque anni della giunta Carancini. Ma per ora il Pd è l’unico partito locale ad essersi sottratto alla “liquidità” che dovunque sta minacciando quegli “istituti” della democrazia – previsti dall’articolo 49 della Costituzione – che per l’appunto sono i partiti. Una prova di astuzia? Una prova di saggezza? Di sicuro una prova di “solidità”. L’unica, forse, che per un verso o per l’altro ha protetto la politica maceratese dalle insidie della “liquidità”.
Cosa accadrà nel ballottaggio? Staremo a vedere. Se Macerata fosse l’unico capoluogo di provincia a ballottarsi, in questi giorni di campagna elettorale potremmo assistere all’impegno, nelle nostre piazze, di leader nazionali come Berlusconi o Salvini, la qual cosa potrebbe far da argine all’assenteismo e portare acqua alla destra. E’ possibile che Salvini, abbandonata la Menghi e in omaggio a strategie nazionali, verrà a far fuoco e fiamme per la Pantana? Sì, anche se a Macerata la questione sicurezza legata all’immigrazione non pare susciti profonde apprensioni popolari e anche se qui da noi non esiste il problema dei Rom. Ma di capoluoghi di provincia al ballottaggio ce ne sono altri 16, fra cui, ben più importante di Macerata, spicca Venezia. E sarà soprattutto a Venezia che i leader nazionali si daranno battaglia. Conclusione: la Pantana non ha torto quando afferma che al 40 per cento di Carancini si è contrapposto, nel primo turno, il 60 per cento di anticaranciniani, ma questo è un calcolo strettamente aritmetico e puramente teorico che potrebbe non avere alcun riscontro con la realtà. Ripeto: staremo a vedere, anche se la conferma del sindaco uscente appare molto probabile e però – ripeto ancora – non è sicurissima. E qui mi fermo.

 

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