Usura sui tassi di un mutuo,
assolti i vertici di Findomestic

CINGOLI - Prosciolti con formula piena. Erano finiti sotto accusa per le rate di un mutuo che aveva acceso un cittadino di Cingoli. "La sentenza indica in modo inequivocabile l'assoluta assenza di un qualsiasi comportamento illecito"

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Il tribunale di Macerata

Il tribunale di Macerata

I vertici di Findomestic assolti dall’accusa di usura che gli veniva contestata in un processo che si è svolto al tribunale di Macerata. Venivano contestate rate con tassi del 24% su di un mutuo.

Assolti «perché il fatto non sussiste» i vertici della Findomestic: Giuseppe Ienzi, Carlo Fioravanti e Chiaffredo Salomone sono stati prosciolti con formula piena dalle accuse relative ad un mutuo acceso nel 2007 da un cittadino di Cingoli con la Credial. Il mutuo era di mille euro, poi integrato da ulteriori 500 euro. In seguito, alla Credial era subentrata, nel 2009, la Findomestic che si era sostituita nella pratica del mutuo. Secondo l’accusa gli amministratori di Findomestic e Credial avrebbero convinto il cliente a pagare nel 2008 e nel 2009, tassi da usura: il 24,27% sul prestito. A metà marzo (ma la notizia si è appresa solo oggi) c’è stata la sentenza di assoluzione per i vertici di Findomestic ed è stato dichiarato estinto il procedimento per il quarto imputato, Edoardo Speranza, amministratore della Credial, che nel frattempo è morto. «Si tratta della formula assolutoria più ampia possibile, che indica in modo chiaro ed inequivocabile l’assoluta assenza di un qualsiasi comportamento illecito nell’operato degli imputati e, quindi, di Findomestic in generale – scrive Findomestic in una nota –. Durante l’intero corso del processo Findomestic, nella convinzione dell’assoluta correttezza del proprio operato e come dichiarato fin dall’inizio della vicenda, ha costantemente fornito il massimo supporto possibile all’autorità giudiziaria ai fini della corretta ricostruzione dei fatti. In particolare, ha messo a disposizione del Tribunale il proprio consulente contabile, che ha chiarito nel migliore dei modi l’equivoco in cui erano incorse, in sede di indagini preliminari, le autorità di polizia giudiziaria».


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