Bandiera di Azione Universitaria strappata
alla vigilia della goliardia
MACERATA - L'associazione studentesca, nel pieno dell'organizzazione dell'iniziative per Unifestival, condanna il gesto: "un atto vile che stride con i tanto decantati valori democratici e liberali, alla base di una società che si possa definire civile. Al Casb prosegue la mostra fotografica
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(In alto la galleria fotografica di Andrea Petinari)
di Marco Ribechi
L’università di Macerata rispolvera le sue radici più irriverenti con la rinascita della goliardia, fenomeno ormai estinto ma mosso da uno spirito ben diverso rispetto a quello con cui lunedì sera è stata staccata, strappata, deturpata ed infine gettata a terra la bandiera di Azione Universitaria, esposta al Casb.
«Un gesto vile – commentano i ragazzi di Azione Universitaria, organizzatori dell’incontro sulla goliardia, che hanno denunciato il fatto alla polizia- la cui bruttezza stride con i tanto decantati valori democratici e liberali, alla base non solo dell’associazionismo studentesco, ma anche di una società che si possa definire civile. Tanto più triste è il fatto che, proprio poche ore prima dell’episodio, l’Unifestival aveva ospitato una conferenza del giornalista Guido Giraudo, dedicata al ricordo delle vittime del terrorismo politico negli anni ’70. Quanto possiamo dire che i tempi dell’intolleranza ideologica si siano conclusi?»
Azione Universitaria ha comunque rispettato gli impegni in programma e questo pomeriggio si è svolto l’incontro dedicato alla rinascita della goliardia organizzato nei saloni del Casb. L’iniziativa nasce dall’idea di tre studenti, Fabiola Grana, Michele Rivetti e Vittorio Guastamacchia. «Abbiamo pensato che possa essere interessante promuovere e far rinascere una tradizione che dura da centinaia di anni – spiega Fabiola Grana – Vogliamo diffondere la goliardia tra gli studenti senza però voler dare una connotazione politica visto che si tratta di una cosa trasversale ad ogni appartenenza e aperta a tutti».
Il fenomeno ha origini antichissime, medioevali, più antiche addirittura della nascita delle stesse università. «Stiamo promuovendo una serie di seminari in giro per l’Italia con lo scopo di informare le nuove generazioni di studenti catturandone però anche la valenza storica – illustra Jacopo Caucci, goliardo e professore di lingua e letteratura spagnola a Firenze – Le prossime tappe saranno Bologna, Salerno, Perugia e Firenze. La goliardia era l’animo dell’università oggi è scomparso perché gli atenei sono diventati degli esamifici nozionistici, invece che centri di sapere. Ci sono tradizioni, rituali iniziatici e tutto un lessico che rimanda al conteso storico della diffusione del sapere. Poi naturalmente c’è anche l’aspetto baccanale, fare uno scherzo alla città da studente è qualcosa che rimarrà per sempre nella memoria, non come i sabato passati in discoteca tutti uguali».
L’origine della goliardia è da rintracciare nei clerici vagantes che si spostavano da un centro di sapere all’altro, scegliendo i propri maestri e diffondendo la conoscenza. Francesco Bernabucci, consigliere dell’Alam – associazione laureati ateneo di Macerata – con un passato da goliarda spiega l’attività dell’ “associazione segreta”: «L’Alam, presieduto dalla professoressa Gasparrini, da 20 anni si propone di mantenere le tradizioni e le attività degli studenti, prima tra tutti la giornata del laureato, che organizziamo ogni anno. Abbiamo anche creato una bacheca alla facoltà di giurisprudenza con tutti i vessilli storici. Ricordo bene quando ero matricola, mi presero e mi purificarono con un processo rituale per eliminare i miei peccati liceali. Si partiva dal grado di matricola per diventare Fagiolo o 2 bolli, Colonna o 3 bolli, anziano, fuori corso, cardinale, vescovo e pontefice massimo tramite una serie di prove che sempre riguardavano Bacco, tabacco e Venere. Queste erano ad esempio partite di calcio in costume, oppure mettere la feluca (cappello tipico della goliardia) sulla testa di Garibaldi, ancora oggi non conosciamo il responsabile».
L’Alam propone anche uno studio della letteratura e sulla storia delle attività degli studenti, è stato anche ritrovato un documento del 1500 in cui uno studente se la prendeva con i fuori sede. «C’erano dei periodi in cui eravamo un centinaio – aggiunge Giulio Morlupi, altro goliarda di Macerata – Era un modo per stare insieme e diffondere le idee, sempre meglio che passare il tempo alla playstation. Ci ritrovavamo in alcune sedi tra cui lo storico Giardinetto, e si facevano delle cene in cui Bacco era sempre il festeggiato. Tra l’altro ho scoperto che un vecchio goliarda oggi ha aperto un ristorante a Grottammare, quale migliore occasione per rispolverare quel rituale. Se i giovani studenti si impegneranno forniremo il nostro aiuto di veterani per riportare in auge questa tradizione ormai persa ma importantissima».






