Spese pazze in Regione
“Ecco come e perché
abbiamo usato i soldi”

Parlano gli indagati maceratesi. Brini: "Acquistavo francobolli da mia moglie per tutto il gruppo. Non sono un ladro". Capponi: "Sono stati fatti omaggi a tutti i dipendenti del gruppo". Marangoni: "Ho finanziato un libro che rientrava in una mia proposta di legge". Sciapichetti: "Spese riconducibili solo all'organizzazione di convegni, all'ospitalità e al trasporto dei relatori". Non hanno voluto commentare l'assessore alle Pari Opportunità Paola Giorgi, impegnata a Bruxelles, e l'attuale sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli. Lippi: "Non ho ancora chiaro quello che mi viene contestato"
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Il palazzo della Regione

Il palazzo della Regione

di Claudio Ricci

Spese per convegni e ospitalità, soldi per libri approvati dall’assemblea legislativa, rimborsi benzina per tragitti effettivamente percorsi, una legge per i finanziamenti ai gruppi consiliari modificata nel 2012 e alcuni no comment. Così giustificano le “spese pazze” i consiglieri, assessori e capigruppo regionali finiti nell’inchiesta della procura di Ancona. La chiusura delle indagini vede 66 tra consiglieri e addetti ai gruppi consiliari accusati di peculato e concorso in peculato e anche truffa, come nel caso dell’assessore Paola Giorgi (leggi l’articolo). Ottavio Brini, consigliere di Forza Italia, civitanovese, risponde alle accuse che lo vedono tirato in ballo per l’acquisto di francobolli pari ad un importo di 2.400 euro comperati dalla tabaccheria della moglie. «I francobolli acquistati nel negozio di mia moglie che hanno fatto tanto scalpore – chiarisce Brini – sono quelli della gestione della posta di tutto il gruppo di FI di cui ero responsabile. Stesso discorso per i rimborsi benzina. In qualità di capogruppo giravo tutte le Marche in auto spendendo poco più di mille euro all’anno, che non sono tanti considerate le distanze. Posso dire addirittura di aver restituito 1.500 euro che non avevo speso alla fine del mio mandato il 30 aprile del 2010».

Ottavio Brini

Ottavio Brini

Il consigliere continua spiegando che tutte le spese fatte sono riferibili al livello istituzionale. «Sarà una scocciatura rispondere di ogni singolo rimborso – sottolinea Brini – spese per specifici eventi come convegni o incontri di tutto il gruppo di Forza Italia, di cui ero presidente. Non è piacevole passeggiare per strada e sentirsi già additato come “ladro”. Risponderemo di tutto». Enzo Marangoni, recanatese, consigliere di Forza Italia e, all’epoca dei fatti contestati presidente del gruppo Lega Nord, sostiene che le cifre contestate lui le poteva spendere. «Tutte le spese contestate a me al mio gruppo rientrano comunque nella legge vigente all’epoca – sottolinea Marangoni – nello specifico riguardo ai 2.942 euro spesi per il libro “l’Osteria del Marangoni”, a discapito dell’omonimia che potrebbe far pensare male, sono riferibili ad una mia proposta di legge sulla tutela dei locali storici delle Marche approvata dall’assemblea legislativa, che ha posto il timbro sulla pubblicazione in questione».  Al consigliere di Forza Italia la procura dorica contesta anche 260 euro di calcolatrici. «Erano un simpatico omaggio – risponde Marangoni – ai bambini delle scuole di Recanati venuti in visita nell’aula del consiglio regionale».

Il consigliere regionale Enzo Marangoni

Il consigliere regionale Enzo Marangoni

Secca la risposta anche di Franco Capponi, sindaco di Treia e allora presidente di Forza Italia, che si è visto attribuire spese di 6mila euro per omaggi natalizi e 6mila e 400 euro per pranzi e cene effettuati anche di domenica. «Il gruppo di Forza Italia, allora il secondo per numero di consiglieri, circa 8, dopo quello del Pd – spiega Capponi – contava una ventina di dipendenti. I regali di Natale erano come quelli che un’azienda può fare a tutti i suoi dipendenti a fine anno. Per ciò che riguarda i pranzi e le cene, anche nelle domeniche, ricordo che in Regione si organizzano incontri e si lavora anche 15 ore al giorno spesso anche di domenica. I 6.400 euro spesi in un anno per tutto il gruppo sono dunque spiegabili».

Il sindaco di Treia Franco Capponi

Il sindaco di Treia Franco Capponi

Il provvedimento di 111 pagine non risparmia nemmeno gli esponenti di maggioranza tra cui Angelo Sciapichetti, consigliere maceratese del Pd. «Mi sono attenuto scrupolosamente alla legge regionale – replica Sciapichetti – posso parlare per me e per gli altri membri del Pd interessati dalle indagini. Non ho ancora ricevuto la notifica. Vediamo nello specifico ciò di cui dobbiamo rispondere e poi potremmo commentare. Sono comunque sereno e penso di aver fatto tutto nel modo stabilito dalla legge. Ho utilizzato i fondi solo per attività politica come prescritto. Le spese sono riconducibili solo all’organizzazione dei convegni, all’ospitalità e al trasporto dei relatori».

Leonardo Lippi

Leonardo Lippi

L’assessore provinciale dell’Udc Leonardo Lippi, all’epoca consigliere, è pronto a consultare il suo avvocato, lunedì, in Regione. A lui la procura dorica contesta spese effettuate senza documentazione (per un importo di 434 euro e per un importo di mille euro) e, in concorso con Luigi Viventi che era presidente del gruppo consiliare Misto un’altra spesa di mille euro per attività non riconducibili al partito. «Io e Viventi ci vedremo in Regione lunedì con i nostri avvocati – dice Lippi – per analizzare meglio le carte. Ho ricevuto la notifica della chiusura delle indagini ma non ho ancora chiaro quello che mi viene contestato. Si parla di spese ma quelle fatte all’epoca erano regolari perché in base alla legge che c’era allora. Quindi se non l’abbiamo rispettata allora siamo rei se invece non è così ci difenderemo».

Il consigliere regionale Pd, Angelo Sciapichetti

Il consigliere regionale Pd, Angelo Sciapichetti

I consiglieri dovranno rispondere delle singole voci di spesa contestate, recuperando documenti, scontrini e rendicontazione legati all’attività istituzionale rimborsabile prevista dalla legge. Un testo che però nel frattempo è stato modificato, passando dalla legge 34 del 1988 alla numero 43 del 21 dicembre 2012. Non hanno voluto commentare l’assessore alle Pari Opportunità Paola Giorgi, impegnata a Bruxelles, per lei anche un accusa di truffa e l’attuale sindaco di Potenza Picena Francesco Acquaroli (all’epoca consigliere per Fratelli d’Italia). «Voglio prima vedere l’avviso – dice la Giorgi – e solo dopo rilascerò dichiarazioni ». Stessa linea per Acquaroli anche lui sprovvisto della notifica. Irreperibili al telefono Francesco Comi, segretario del Pd, Sara Giannini, assessore, Francesco Massi, consigliere e capogruppo Ncd, Erminio Marinelli, consigliere Gruppo per le Marche, Luca Marconi, consigliere Udc, Fabio Pistarelli, ex consigliere Forza Italia e consigliere comunale di Macerata e Pietro Enrico Parrucci, ex consigliere e ex sindaco di San Ginesio.

Paola Giorgi

Paola Giorgi

Un rallentamento quello nella consegna degli avvisi dovuto alle restrizioni di mezzi cui la guardia di finanza deve fare i conti e come riferito da Enzo Marangoni che aggiunge: «Mi hanno chiamato questa mattina dal comando di Ancona chiedendo se gentilmente potevo andare a prendere la notifica perché non hanno abbastanza mezzi per muoversi». Tra i profili per ora senza macchia oltre a quelli del vice presidente del consiglio Antonio Canzian e del consigliere del Pd Letizia Bellabarba anche il maceratese Pietro Marcolini, assessore al Bilancio della giunta Spacca, candidato alle primarie. «Pur essendo estraneo all’indagine della procura – commenta Marcolini – esprimo la preoccupazione per la distanza che rischia di aggravarsi tra l’opinione pubblica e la politica, tra i cittadini e le istituzioni.

Francesco Comi, segretario del Pd

Francesco Comi, segretario del Pd

Distanza che deve essere colmata facendo propri, nel comportamento dell’amministratore pubblico, il rifiuto e il contrasto di qualsiasi illegalità, la scelta di  sobrietà e trasparenza allontanando da sé anche il minimo sospetto. Non lasciandoci tuttavia tentare da giudizi sommari, confido pienamente nell’operato della magistratura che saprà far chiarezza e distinguere in merito al comportamento dei singoli». Gli indagati hanno ora a disposizione 20 giorni di tempo per presentare le memorie difensive o chiedere di essere interrogati per chiarire la propria posizione. A quel punto il pm potrà richiedere al gip l’archiviazione o il rinvio a giudizio. Nel frattempo si scatenano le reazioni dei politici e delle liste locali. «E’ necessario che nessuno degli indagati si ricandidi – chiede Vince Civitanova riferendosi a Brini e al consigliere Erminio Marinelli –  almeno fino a che le cose non siano chiarite. Ciò che avete fatto, anche se non sarà punibile penalmente sarà una macchia nera che nemmeno il candeggio e l’esilio potrà lavare». 

Sara Giannini, assessore regionale

Sara Giannini, assessore regionale

Francesco Massi

Francesco Massi

Pistarelli

Fabio Pistarelli

Parrucci

Pietro Enrico Parrucci

 



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