Lucrezia Lante della Rovere in “Come tu mi vuoi”

MONTELUPONE - Domenica 19 gennaio si apre la stagione teatrale del Nicola Degli Angeli con il dramma pirandelliano
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cometumivuoi4Forti dell’incremento del numero di abbonati, il Teatro Nicola Degli Angeli di Montelupone domenica 19 Gennaio alle 21.15 si appresta nuovamente ad aprire i suoi battenti per accogliere una delle migliori versioni del celebre testo dell’immortale Luigi Pirandello.
 Al centro di questa opera, c’è la ricerca spasmodica dell’identità.  La ricerca della propria identità è un tema molto legato al periodo storico in cui fu scritto il testo,   dove la ricerca non avviene dentro, ma fuori, nel riflesso degli occhi dell’altro. Pian piano si diventa   quel riflesso, che ci allontana sempre di più dal proprio sé, si diventa altro da sé, si diventa quello   che gli altri hanno deciso:  “Non ci sono prove contrarie che tengono quando si vuol credere in quello che si vuol credere”.  Così parte questo gioco al massacro da parte della protagonista, un’intensa Lucrezia Lante Della   Rovere, che è pronta ad essere “Come tu mi vuoi” ma con autenticità, con verità. Raccontare tutto   questo con il teatro, dove la verità non esiste ma dove tutto deve essere estremamente autentico,   per poter far risuonare lo scricchiolio dell’anima dei personaggi.  

cometumivuoi3La lettura si fonda esattamente su questa ricerca delirante dell’autenticità, che per poterla trovare   bisognerà perdersi nei tunnel oscuri della memoria.  La memoria del sentire e non quella dei fatti, delle prove. L’Ignota nel suo tentativo di essere “come tu mi vuoi” prova a cercare la propria identità nella logica razionale, ma non trova nulla, perchè non riesce a fingere al suo sentire; così porta al rovesciamento del reale all’irreale facendo cadere tutti nel burrone della follia. Solo tra le pieghe della follia che si riesce a sentire un lontano   odore di autenticità.  

cometumivuoi5Il testo, scritta per Marta Abba, è la sola commedia di Pirandello ambientata almeno parzialmente fuori d’Italia – il prim’atto si svolge infatti a Berlino, e nella Berlino degli ultimi anni venti, quella dei   cabaret di Grosz e Kurt Weill, dove il drammaturgo soggiornò a lungo.  Secondo il suo solito, l’autore lascia che le cose si chiariscano gradualmente, tenendo   lo spettatore il più possibile all’oscuro di quello che veramente accade e poi da ultimo   sorprendendolo con un finale ambiguo, che ribadisce l’impossibilità di raggiungere una verità che   valga per tutti.  Questa versione, che si avvale dell’adattamento drammaturgico di Masolino D’Amico, vede Francesco Zecca impegnato in un efficace teorema registico.  Accanto alla protagonista una compagnia di 6 attori.

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