A tu per tu con Federico D’Errico
PORTO RECANATI - Incontro con l’autore de «La porta»
È sempre una grande emozione per me incontrare l’autore di un libro, un’esperienza che non capita certo tutti i giorni, ed ogni volta ho il timore di non essere all’altezza del personaggio ma, soprattutto, ho il terrore di fare domande poco pertinenti, se non addirittura banali. Ma questa volta, incontrare Federico D’Errico non ha presentato alcun problema. Fin dal primo momento si è fatta strada in me la netta sensazione di trovarmi davanti una persona cordiale, alla mano ed estroversa. Di quelle che hanno la capacità di farti sentire subito a tuo agio. Il piacevole incontro ha preceduto di poco la presentazione al pubblico, avvenuta nei locali della Società Filarmonico-Drammatica di Macerata, del suo libro La porta, uscito quest’estate per i tipi della casa editrice Lindau di Torino.
Vediamo da vicino chi è, innanzitutto, Federico D’Errico, questo autore non più giovanissimo che fa il suo esordio nel mondo della narrativa.È un affermato manager che nel corso della sua vita ha vissuto esperienze molto diverse tra loro, ma tutte con un elemento a fattor comune: l’avventura. Lo si può definire un avventuriero, ma nella migliore accezione del termine, ovvero nel senso che è un uomo che ha fatto dell’avventura il suo stile di vita. Un uomo che, per esempio, non ha paura della morte, sebbene si sia trovata più volte al suo cospetto, in un terrificante faccia a faccia. Non la teme, ma la rispetta e l’affronta con lealtà e consapevolezza, con il piglio deciso del combattente. Sa che un giorno sarà lei a vincere la battaglia finale, ma ciò non lo intimorisce affatto. Per lui la morte fa parte della vita. È un evento del tutto naturale. La sua ricerca dell’avventura ha avuto inizio all’indomani del conseguimento della licenza liceale. Si imbarcò come marittimo, dapprima su un peschereccio, poi via via su navi più grandi. Nell’immaginario collettivo il mare è per antonomasia il regno dell’avventura, per questo motivo è da sempre l’amore della sua vita. Ha indossato in seguito l’uniforme di ufficiale paracadutista nei ranghi della mitica Brigata «Folgore», quindi ha intrapreso l’attività di giornalista scrivendo per importanti testate italiane. È stato anche corrispondente dal Libano, dove infuriava la guerra civile e dal Sahara spagnolo, a seguito del reparto «don Juan de Austria» della Legione straniera.
Ha compiuto numerosi viaggi che lo hanno portato in varie parti del mondo, dal Sud America al Giappone, dalla Thailandia agli Stati Uniti, dal Medio Oriente alla Russia, dove ha avuto modo di entrare in contatto con le popolazioni cosacche dell’Ucraina. Egli stesso ha nelle vene un quarto di sangue cosacco, eredità genetica della nonna paterna, fuggita da Odessa ai tempi della Rivoluzione di Ottobre. Questo vincolo, così forte e fortemente sentito, lo ha portato ad organizzare nel 2000 a Roma un convegno internazionale delle comunità cosacche, iniziativa che le Autorità federali russe hanno premiato conferendogli nel 2001 la prestigiosa Croce di San Giorgio. D’Errico approda alla narrativa solo di recente, dopo una notevole produzione di saggi di management e marketing. È stato a lungo responsabile per le relazioni esterne alla Zanussi. Ha al suo attivo anche un saggio storico sui Cavalieri di Riga, l’ordine monastico militare tedesco, costituito nel 1202 da Albrecht von Buxthoeven, arcivescovo cattolico della città lèttone. Fondamentale per il suo futuro di scrittore fu l’incontro, avvenuto a Ginevra nel 1992, con l’argentino Jorge Luis Borges che, dopo un lungo e affabile colloquio, gli consigliò di intraprendere «seriamente» la carriera di scrittore. Non è certo da tutti ricevere un consiglio così….invitante da parte di uno dei più grandi scrittori della letteratura mondiale! A quel punto D’Errico non ebbe esitazioni, riprese i corposi appunti di viaggio stilati in passato, li riordinò e infine ne curò lapubblicazione.
Ma, sia ben chiaro, La porta non è affatto un reportage giornalistico, bensì una raccolta di 17 racconti che prendono l’abbrivio da episodi reali, vissuti in prima persona dall’autore, talvolta raccontati da altri protagonisti, arricchiti poi con riflessioni, considerazioni di natura esistenziale e filosofica, con spunti di lirismo e quant’altro. Nelle sue pagine rivivono eventi molto diversi tra loro,disseminati nella dimensione spazio-temporale, che gli danno l’inputper esplorare i recessi più nascosti dell’animo umano. Ecco, allora, che i suoi racconti evocano tutte le nostre paure, le ansie, l’incognita degli abissi, il mistero, la meraviglia davanti ad un fenomeno della natura, l’angoscia del buio, il terrore della morte. In poco più di 200 pagine, l’autore ci fa vivere esperienze fuori dal comune, trasfigurando magicamente la realtà. Con una scrittura stimolante ci porta a contatto con il mondo dei samurai, ci fa tremare di paura per le vie di Beirut sconvolta dalla guerra civile, ci intenerisce con una storia d’amore tra Tuareg, gli «uomini blu» del deserto, ci inorridisce con le feroci amputazioni dell’indice destro praticate da fanatici islamici ai bambini cristiani perché non possano più usare le armi da fuoco, ci introduce nel mondo magico della Sibilla Appenninica, celebrata da Andrea da Barberino. Insomma, leggendo La porta ci può accadere di tutto, tranne che annoiarci. Il libro va letto, però, tutto d’un fiato, come raccomanda Felice Manti, curatore della prefazione. D’Errico è stato un accanito lettore, fin dalla più tenera età. I suoi autori preferiti sono Robert L. Stevenson, Jack London, Edgar A. Poe, Joris K. Huysmans, Borges e Byron, mentre tra gli scrittori italiani predilige Dino Buzzati e Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
Tutti hanno contribuito alla sua formazione, ma come scrittore non si ritrova in nessuno di essi. A suo modo è un originale. Alla presentazione del libro a Macerata, hanno preso la parola la Angiola Napolioni, già direttore della Biblioteca Nazionale di via Garibaldi, e Cesare Catà, giovane filosofo, autore di pubblicazioni sul tema della Sibilla, tra le quali Il retroterra “celtico” di A. da Barberino, 2010 e Filosofia del Fantastico – Escursione tra i Monti Sibillini, l’Irlanda e la Terra di Mezzo, 2012. Entrambi, seppure con considerazioni diverse, hanno esaminato gli aspetti più significativi del libro di D’Errico, coinvolgendo l’attento pubblico. Coordinatore della serata è stato Stefano Cosimi, presidente della Compagnia Filarmonico-Drammatica, la quale ha dato il suo contributo con la lettura di alcuni passi de La porta, con le voci di Diego Dezi e di Walter Cortella. La serata culturale maceratese è stata preceduta, il giorno prima, da un’analoga iniziativa a Porto Recanati, con interventi della Napolioni, del notaio Mario Fanti, presidente di Uniporto e di Elena Leonardi, Assessore al Turismo del Comune della cittadina rivierasca.



