Il direttore di Famiglia Cristiana
ricorda il suo maestro maceratese
MACERATA - Integrazione e classe politica al centro del primo evento del ciclo "Incontri d'Autunno" del Circolo Aldo Moro: "L'Italia è mal rappresentata". Don Antonio Sciortino: "Don Leonardo Zega al pari dei grandi del giornalismo italiano. Purtroppo è stato dimenticato"
di Maurizio Verdenelli
Bentornato don Antonio. Alla Domus San Giuliano, auditorium sold out, ieri dopo cena, per il direttore del settimanale più letto in Italia: “Famiglia Cristiana”. “Venire qui nel Maceratese è sempre una forte emozione per me -mi confessa al termine, don Sciortino- ed è stato bello riabbracciare Giuseppina, anzi ‘Pina’, la nipote di don Leonardo”. Don Leonardo è l’indimenticabile don Zega, il predecessore di don Antonio: il direttore che ha fatto di ‘Famiglia Cristiana’ un punto di riferimento assoluto nel panorama, non solo cattolico, dei media. “Don Leonardo è stato uno dei più grandi giornalisti italiani, a livello di Eugenio Scalfari, Enzo Biagi ed Indro Montanelli… peccato che lui sia stato già dimenticato” dice di lui, il successore elencando nell’ordine i ‘mostri sacri’ della storia della carta stampata nazionale. “Don Zega era di Sant’Angelo in Pontano, ma risiedeva ormai abitualmente a Porto Sant’Elpidio dove tutte le volte, tante volte, mi riceveva. Macerata poi era anche una nostra meta abituale” aggiunge don Sciortino che teme più dei nemici dichiarati, il ‘fuoco amico’ (viste le divisioni della Chiesa), ‘coccolato’ tuttavia ieri sera con gli occhi da Angelo Sciapichetti, consigliere regionale (Pd) che con il presidente Piergiorgio Gualtieri è il grande stratega degli Incontri d’autunno del circolo Aldo Moro, giunti alla terza edizione. “Ci ha spinto a continuare la convinzione che per ‘trovare un senso a questa storia’, come canta Vasco Rossi, ci sia bisogno sempre più di momenti come questi, per lanciare idee lasciando poi ad ognuno di ‘trovare un senso'” spiega Sciapichetti.
Il tema era di quelli scottanti, di questi tempi, anzi di queste ore drammatiche per la Repubblica (anche se don Sciortino, accusato tempo addietro pesantemente da Maurizio Gasparri sulle colonne ‘Il fatto quotidiano’ a firma di Luca Telese, non cede all’antiberlusconismo di maniera come avrebbe voluto qualche intervento finale): “Vengo anch’io, no tu no. L’integrazione degli immigrati in tempo di crisi”.
Per l’autore di “Voi che un giorno foste stranieri”, stimolato dall’intervistatore Vincenzo Varagona (giornalista Rai, in sala pure Giancarlo Trapanese) è stata una full immersion nel nome, anche di papa Francesco: “La vera carità richiede un pò di coraggio: superiamo la paura di sporcarci le mani per aiutare i più bisognosi”.
Una platea attenta e …condividente lo ha ascoltato in un silenzio partecipe, fino a mezzanotte. Nelle prime file l’on. Adriano Ciaffi, l’assessore comunale Narciso Ricotta, Gianfranco Formica, Galliano Micucci, Giovanni Scoccianti, il consigliere comunale Ivano Tacconi, l’ex assessore Fraticelli negli ultimi posti l’ex sindaco di Macerata, Giorgio Meschini e l’ex vicesindaco di Morrovalle, Stefano Giustozzi.
A ‘ribellarsi’ contro il j’accuse di don Sciortino è stato Tacconi (“da tanto tempo in consiglio che forse sto pensando di lasciare la prossima volta”): “La politica non è cattiva, dateci una mano per riunire l’antico partito dei cattolici, perchè senza scudocrociato non ci so stare, sin dai tempi di Enrico Mattei ed aspirerei ad avere, ora, un leader ancora migliore di Casini” ha detto in sintesi il consigliere dell’Udc, confermatissimo ogni volta al voto. Don Sciortino ha confermato di credere in realtà che la Politica sia la via per la santità. “E i cattolici in politica? Aveva ragione don Milani che bisogna impastarsi le mani con la Storia ed è necessario d’ora in avanti che chi fa politica dovrebbe pensare di rimetterci non di guadagnarci e trovare un lavoro con quella”. Il direttore di Famiglia Cristiana è invece fortemente critico nei confronti della classe politica slegata definitivamente da un Paese che lavora, soffre e si sacrifica e spesso è protagonista di ‘eroismi’ in fatto di integrazione. I credenti? Non coerenti e non credibili: solo parole, parole (belle). Sono insomma insignificanti: si limitano a galleggiare da una parte (mal sopportati), sia dall’altra parte (di più ancora) della barricata. “L’Italia è mal rappresentata -ha affermato don Antonio- perchè non esprime il senso di accoglienza della gente comune. Gli stranieri, ormai intorno al 10-11% del totale (come i migranti italiani all’estero) sono una risorsa che deve essere ben governata non a prescindere, ma a partire da essi”.
L’islam, con qualche integralismo (che anche a Macerata vorrebbe magari cancellare il crocefisso nei locali pubblici o a Natale il rito del presepio e che considera in arte l’astrattismo come un’offesa al pudore)? “Non è un pericolo per il Cristianesimo”.
Più pericoloso per don Antonio un giornalismo dilagante: “Serve il padrone non la verità. Occorrebbe una Carta di Treviso per una migliore deontologia. Benissimo fa a Capodarco don Vinicio Albanesi che organizza corsi di formazione sociale e di etica per una classe di giornalisti che sbatte in prima pagina e pure nelle altre il mostro’ e trascura le ‘buone notizie’: la solidarietà, il tendere la mano degli italiani qualunque che finora hanno retto il Paese. “Queste sono le risposte dell’Italia bella. E comunque bsogna svegliarsi in ogni caso dalla narcosi televisiva, piacevole, ma rischiosa” ha ammonito.
Già, ma senza essere razzisti come la mettiamo con gli stranieri che sono sempre ai primi posti per l’assegnazione delle case popolari, i buoni pasti, i buoni mensa e via elencando? “Nessuno certo glieli regala, perchè la classe politica non dimentica certo che gli stranieri non votano…” ha detto don Antonio. L’assessore Ricotta ha portato il caso virtuoso di Macerata, città di san Giuliano ospitaliere: “Abbiamo avuto coraggio nell’investire in non votanti, non pensando dunque al consenso elettorale? Forse. Tuttavia il fatto resta: senza dare ascolto ai ..cattivi pensieri abbiamo studiato un progetto di aiuti per stranieri che si mettono in proprio. E richiediamo a tutti il rispetto delle regole. Questa è per noi la dignitià della politica”.
Già, quale politica? Gesù era di destra o di sinistra? In quale area si colloca la figura storica del Salvatore? Don Antonio ha tagliato corto: “Lui non è collocabile. Sarà lui a collocarci un giorno…”.
Poi Varagona dice alt e tutti vanno intorno a don Sciortino, per una parola, un saluto un invito (c’è il 26 ottobre al cinema Conti di Civitanova un incontro con al centro don Tonino Bello, pubblicamente elogiato dal direttore di Famiglia Cristiana).
Si tornerà a parlare del…tempo che fa il prossimo venerdì, il secondo di questa ‘collana’ autunnale del circolo Aldo Moro. L’ospite, anche questo eccezionale, è Sergio Zavoli, introdotto da Angelo Ventrone. Tema: “Lo sguardo lungo. Il Paese Italia tra passato, presente e futuro”. La data è quella che fa già tremare i polsi: il 4 ottobre. Sperando che, come canta il Blasco, “domani un altro giorno arriverà”.
(foto di Guido Picchio e Lucrezia Benfatto)



