La filologia del mattone
in Consiglio comunale

MACERATA - Le assurde interpretazioni per consentire nuovi insediamenti a Valleverde. Le domande di Francesca D'Alessandro sulla Stu di Via Trento. La riformulazione della variante davanti al Tribunale. Distribuzione del gas e Acquedotto del Nera
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Consiglio comunale (9)di Marco Ricci

In Consiglio Comunale torna l’urbanistica con quei nodi irrisolti che da qualche anno tormentano la vita cittadina. Dalla Stu di Via Trento alla lottizzazione Valleverde, due incompiute figlie degli anni dell’edilizia ruggente. All’ordine del giorno domani (giovedì 25 luglio) anche la variante al Prg che interessa l’area interposta tra via Ancona e via Pesaro, il nuovo affidamento del servizio di distribuzione del gas naturale, l’ingresso nell’Acquedotto del Nera dei piccoli comuni montani, infine l’Odg presentato da Riccardo Sacchi del Pdl sulla chiusura pomeridiana delle Poste centrali di Macerata. Odg che, stante la marcia indietro di Poste Italiane grazie proprio al polverone sollevato da Sacchi, parrebbe essere rientrato.

Valleverde dall'alto.

Valleverde dall’alto

La vera chicca di cui si discuterà giovedì riguarda però la questione degli insediamenti nelle aree produttive Valleverde di cui ha recentemente scritto Giuseppe Bommarito (leggi qui). Ma  più che nell’urbanistica vera e propria la delibera della Giunta scende in un ambito di ricerca completamente nuovo che potremmo definire “linguistica e filologia del mattone.” La faccenda è lunga ma forse ne vale la pena, quanto meno per gli aspetti glottologici presi in esame dalla politica di casa nostra. Buona parte dell’articolato presentato dall’Amministrazione ruota infatti intorno alla ricostruzione filologica e linguistica di cosa si intenda con le espressioni “attività produttiva” e “produzioni immateriali.” Traducendo nel concreto, la delibera si domanda quali attività possano insediarsi all’interno dei lotti Valleverde identificati come zone “produttive industriale/artigianale”.  Sfogliando le pagine è quasi esilarante leggere le diverse interpretazioni dei due concetti che si sono stratificate  nel tempo, frutto se non altro di invidiabile fantasia amministrativa.

La nuova sede della Cgil a Valleverde

La nuova sede della Cgil a Valleverde

Così se il Piano Particolareggiato 1 Valleverde parla di normative da intendersi “al di là delle espressioni usate” (come andrebbero intese?),  una delibera di Giunta del 1997 – quella che consentì l’insediamento della Cgil di cui ha scritto Bommarito nell’articolo citato in precedenza – produsse delle interpretazioni linguistiche difficilmente eguagliabili. Secondo la Giunta Meschini infatti la suddivisione delle aree in  “produttive”, “commerciali” e “direzionali” non “indica una scelta di natura urbanistica bensì una scelta di tipo economico da cui discende la diversa denominazione delle sottozone.” Dunque il filologo comunale spiega che per “zona commerciale” si intendeva la “valenza di piena commerciabilità” dell’area, mentre l’elemento saliente nell’espressione  “zona produttiva convenzionata” sarebbe il ridotto costo di acquisto, ovvero in convenzione. Viene da ridere ma la tragedia è che questa interpretazione è stata approvata da una Giunta e presumibilmente con il via libera di un Segretario comunale.  La delibera in discussione giovedì non riporta purtoppo – in questo interessante approccio linguistico – il significato che avrebbe dovuto di conseguenza assumere  l’espressione “zona direzionale.” Per noi che linguisti non siamo potrebbe per caso significare “insediamento a prezzo direzionato?” O ancora  lotto “a senso unico?” Questo così per capire quali forzature delle norme urbanistiche siano state fatte in passato a Macerata.

La Chiesa di Santa Croce troverebbe spazio a Valleverde?

La Chiesa di Santa Croce troverebbe spazio a Valleverde?

Passando oltre, nella stessa delibera si possono scorrere rapidamente alcune essenziali esegesi su cosa indichi davvero l’espressione “produzioni immateriali”, la cui corretta interpretazione permetterebbe di comprendere cosa può e cosa non può insediarsi nella zona artigianale Valleverde i cui lotti hanno un prezzo convenzionato di soli 14 euro a mq, ben minore dei lotti destinati al commerciale e al direzionale. Considerando la manica larga utilizzata nella delibera, anche “la salvezza di anime” sembra rientrare comodamente in questa categoria. L’attività che si prende cura del nostro lato spirituale ha infatti tutto il diritto di far parte delle “funzioni di complementarietà non meglio definite” e può considerarsi a tutti gli effetti una “produzione immateriale”. Perchè stante proprio alla definizione utilizzata – che non restringe le tipologie di aziende utilizzando i codici Adeco che sarebbero un pochino meno ambigui – la “salvezza di anime” soddisfa i requisiti richiesti per essere ammessa tra le produzioni immateriali. Quali sono questi requisiti? Che vi sia “l’acquisto di materiali” (l’ostia), che possa essere “servita su richiesta” (dal penitente) e “in anticipo” (messa domenicale), che “richieda una progettazione” (transustansazione dell’ostia stessa), che possa “essere elargita in nome di una qualsiasi missione sociale” (avvicinamento al Signore, ad esempio) e “creata seguendo una strategia di produzione combinata con una strategia commerciale” (il rito e le opere di proselitismo). Aggiungendo che la “salvezza dell’anima” rientra a pieno titolo tra quelle funzioni aziendali atte al “soddisfacimento del personale”, con questa linguisticamente inappuntabile interpretazione – sicuramente non più fantasiosa di altre – in un prossimo futuro anche la chiesa di Santa Croce avrebbe l’opportunità di trasferirsi nella zona produttiva Valleverde. Un vero affare per il parroco e per chi non sa più a chi vendere i lotti produttivi.

Una delle opere viarie di Valleverde

Una delle opere viarie di Valleverde al tempo dei lavori

Benedizioni a parte, la delibera della Giunta intenderebbe mettere qualche paletto a tutta questa selva di interpretazioni, ma i punti dubbi restano e non sono pochi. Sebbene si neghi la possibilità di insediamenti commerciali e/o direzionali nella zona produttiva (ci mancherebbe), oltre alle incertezze relative appunto al significato di “produzioni immateriali” di cui abbiamo appena parlato, la delibera sembra consentire anche l’insediamento in interi lotti di “tali destinazioni” fino “all’occorrenza del 35%” della zona stessa”. Ancorchè lo scrivente confessi di essersi vagamente smarrito nella complessa materia linguistico-filologico-urbanistica, questo darebbe la possibilità di insediare attività non tipicamente produttive anche se non  funzionali o legati alle produzioni stesse su interi lotti. Per capire la differenza, un outlet ad esempio è funzionale alla produzione di scarpe e ha senso un senso che possa occupare il 35% di un lotto, così come una mensa aziendale. Ma una banca, un’associazione di categoria o appunto una chiesa un po’ meno. Eppure anche queste attività dovrebbero rientrare in una delle accezioni indicate nella delibera, quelle relative al punto quattro del dispositivo.

Sebbene si possa prendere atto delle reali difficoltà di insediare attività davvero produttive e artigianli vista anche la drammatica congiuntura economica, l’indirizzo politico avrebbe avuto bisogno non solo di chiarezza ma soprattutto di più equità verso tutti i possessori di aree, anche di coloro che posseggono lotti con destinazione diversa e il cui prezzo è più alto. Inoltre sarebbe auspicabile più trasparenza e sopratutto approfondimento strategico nella discussione che di per sé sarebbe anche seria, senza lasciare sempre che quella o questa richiesta del privato determini gli indirizzi amministrativi come purtoppo avviene nella maggior parte dei casi quando si parla di lottizzazioni.  Ma  sono questioni che – oltre alla filologia – solo la discussione in Consiglio riuscirà a dirimere.

Via Trento

Via Trento

Per quanto riguarda la Stu di Via Trento bisognerà attendere la replica dell’Ammnistrazione all”interrogazione presentata da Francesca d’Alessandro di Macerata è nel Cuore per avere un po’ di chiarezza. Le domande a cui dovrà dar risposta la Giunta sono molte e anche interessanti. Ad esempio quelle in merito alle opere di urbanizzazione a cui la Stu non avrebbe ancora adempiuto e la bretella viaria prevista inizialmente verso il posteggio Garibaldi a cui seguì – per sorpresa altimetrica, mutuando un’espressione natatoria – una modifica del tracciato con conseguente incremento di cubature per 15.000 mc. Non essendo mai state completate le opere compensative, la Consigliera chiede appunto se la Nuova via Trento spa abbia di conseguenza pagato gli oneri di urbanizzazione, domandando inoltre alla Giunta “per quale motivo non sia stata realizzata la bretella tra via Trento e la strada sottostante che conduce al parcheggio Garibaldi” e “per quale motivo sia stato consentito l’intervento nell’edificio ex-Vam in via dei Velini” che – secondo la convenzione – sarebbe dovuto avvenire solo dopo la completa riqualificazione di Via Trento stessa.

L'ex Assessore e attuale Consigliere Comunale Pd, Mauro Compagnucci.

L’ex assessore e attuale Consigliere Comunale Pd, Mauro Compagnucci

L’interrogazione affronta anche un’altra questione che farà alzare i toni della discussione. Ovvero la legittimità e l’opportunità che il Consigliere del Pd Mauro Compagnucci – già assessore all’urbanistica nelle giunte Meschini – sia attualmente direttore dei lavori in tale Società. Che i vertici della Stu siano stati e siano tutt’ora in parte appannaggio di esponenti del Pd è cosa nota. Una circostanza che – al di là delle singole persone – non agevola certo la trasparenza già sufficientemente compromessa  dalla natura di queste società pubblico-private in cui controllore e controllato sono di fatto lo stesso soggetto. Basti riflettere ad esempio che la Stu, cioè anche il Comune,  richiede al Comune – cioè a se stesso – di concedere questo piuttosto che quello, con sempre il Comune che  concede o nega alla Stu – cioè di nuovo a sé stesso – ciò che si è precedentemente richiesto da solo. Una nebulosità complessiva ed un intreccio che  – per quanto si abbia la presunzione di totale trasperanza – non viene certe ridotta dall’avere come direttore dei lavori un Consigliere Comunale. Senza voler per forza vedere malafede, è quanto meno una questione di opportunità.



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