Paolo Micozzi: “Mi spenderò
per l’unità del PD”

Un confronto a tutto campo con il segretario maceratese. Dalla verifica alle problematiche nazionali del partito, passando per un giudizio sui renziani a cui tende la mano. “Il percorso però dev'essere virtuoso, non vizioso.”
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Il segretario del Pd Paolo Micozzi. Sullo sfondo i renziani Stefano Di Pietro e Nicola Perfetti

Il segretario del Pd Paolo Micozzi. Sullo sfondo i renziani Stefano Di Pietro e Nicola Perfetti

di Marco Ricci

Alla luce della verifica e delle fibrillazioni in corso all’interno del Partito Democratico, abbiamo parlato  con il suo segretario cittadino – l’avvocato Paolo Micozzi – cercando di portare la discussione a un livello più generale e aprendo il discorso a ciò che avviene nel PD a livello nazionale. Problematiche, visioni diverse del partito, sensibilità differenti che, partendo dalle scelte dei Grandi Elettori, si riflettono fin sui territori locali.

Partiamo per un momento dalla politica di casa nostra. All’interno del PD ci sono differenti versioni sull’esito della verifica e sulle modalità con cui è stata portata avanti. Lei cosa ne pensa?

“Per quanto riguarda la verifica, noi abbiamo fatto tutti i passaggi negli organi democraticamente eletti. Oltretutto nel coordinamento del 28 febbraio l’organismo dirigente ha dato mandato al Segretario – cioè alla mia persona – di un confronto con il Sindaco per la stesura anche di un documento in cui venissero individuati i punti programmatici da portare avanti da qui alla fine del mandato amministrativo. Sulla scelta dell’ottavo assessore, come avvenuto al momento della formazione della Giunta, si è lasciata al Sindaco libertà di scelta. E anche di questo si era dibattuto all’interno degli organismi preposti senza che vi fossero, proprio sul numero degli assessori, voci di dissenso. Vorrei quindi precisare che il mio operato si è mosso sempre in linea con la mozione congressuale che mi ha eletto Segretario. Di quella mozione, in particolare, sono stati rispettati i tre punti più importanti: il dare sostegno efficace all’Amministrazione, l’utilizzo delle “primarie aperte” per l’individuazione del candidato sindaco, la chiusura della verifica e la necessità di chiarimento. Il percorso è stato quindi lineare e rispettoso della mozione congressuale. Poi si può discutere sui contenuti o sul fatto che saremo capaci o meno di raggiungere gli obiettivi amministrativi che ci siamo proposti. Ma su questo il giudizio lo daranno gli elettori nel 2015”.

 

Paolo Micozzi

Paolo Micozzi

Passiamo all’allargamento della maggioranza che la sostiene all’interno del partito. I renziani affermano di essere stati tenuti all’oscuro, si sono sentiti esclusi dal dibattito e vedono l’allargamento più che altro come un recupero da parte sua dei bersaniani e una messa all’angolo dei renziani. In fin dei conti, anche a livello nazionale, si ha l’impressione che una parte del partito si rinserri mentre i renziani, in crescita, non sembrano intenzionati a fare in futuro troppi prigioneri.

La questione non si deve porre in questi termini. Parlare di allargamento non è completamente esatto. Si sta infatti parlando di un progetto che il Segretario ha fatto per aprire un dialogo con chi – pur non vincitore del congresso – ha ottenuto un risultato importante. Un percorso che è in itinere e che sarebbe stato portato all’attenzione del coordinamento, un dialogo utile a tutto il partito. Io porterò avanti il discorso di avere un PD unito, un partito più o meno del 30% che ovviamente contiene diverse sensibilità, percorsi individuali ed esperienze differenti. Mi auguro che i “renziani” comprendano questo, superando l’attuale posizione critica.

Allarghiamo un po’ più il discorso. Quello che vediamo a Macerata è anche il riflesso di ciò che sta avvenendo ovunque. L’impressione che mi sono fatto, non so se è d’accordo, è che nel PD esistano due diverse e egualmente legittime visioni del partito. Un partito più aperto, “liquido”, quella dei renziani. Un partito più strutturato, la vostra. Non è cosa da poco.

Questa è una differenza che ci può stare. Vorrei prima però ricordarle il mio percorso personale. Io comincio a fare politica con i Democratici di Prodi, una formazione appunto “leggera” che voleva allargarsi a diverse altre esperienze e  sensibilità. Poi venne la Margherita, di cui condivisi la nascita, poi il PD. La mia formazione è questa. L’idea del partito “leggero” è suggestiva, ma d’altro canto la capacità organizzativa e di struttura che proviene da altre storie è un passaggio necessario per un partito così grande. Ci vuole sintesi dunque tra le due esigenze, non possono essere vissute in antitesi.

C’è però anche un altro punto che a mio parere vi divide. Ovvero la risposta a Grillo, ai costi della politica. I renziani vogliono un segnale forte e chiaro e lamentando una scarsa sensibilità alle stesse istanze da parte delle altre correnti del partito.

Questo è un momento economico e sociale gravissimo. Gravissimo anche a livello locale dove, per un certo tempo, i problemi legati alla crisi si sono avvertiti meno grazie anche alle rete di sostegno offerta dalle famiglie. Starei però attento alle strumentalizzazioni. L’attuale Amministrazione comunale, ad esempio, ha ridotto i costi non solo dei dirigenti ma anche della Giunta. Detto questo un segnale va dato. La situazione economica è davvero pesante. Io ritengo però due cose. Che se un’Amministrazione funziona e lavora questo è un bene per i cittadini, e gli 8 assessori sono funzionali a far lavorare bene la Giunta, a farla produrre. Per quanto riguardo i costi della politica, arrivo al secondo punto, io avevo proposto un taglio da ottenere in modo diverso. Non con la riduzione del numero degli Assessori ma con la riduzione delle loro indennità.

Però le sollevo un’obiezione, mi permetta. In un momento in cui le risorse a disposizione degli assessorati sono effettivamente poche e in cui l’azione amministrativa è di conseguena limitata, 6 assesori non sarebbero stati più che sufficienti per lavorare bene?

Come numero, nella prima Giunta Meschini, erano sei. Poi si passò ad otto e otto sono rimasti. Ricordiamo che con la legislazione attuale il numero massimo è di dieci. Siamo dunque sotto e rientriamo anche nel limite di otto che verrà imposto dal passaggio da un Consiglio Comunale con 40 ad uno con 32 consiglieri. Dunque è chiaro che si può lavorare anche con sei. Ma questo sarebbe stato possibile in un quadro politico più disteso, ragionando in modo più sereno. Oltretutto – in riferimento agli altri partiti della maggioranza – non tutti erano d’accorso con la scelta di sei. In caso di unanimità, forse, sarebbe stato diverso.

Lei nelle posizioni dei renziani ci trova anche qualcosa di strumentale?

Più che ritenerle strumentali diciamo che mi sento a volte stupito. Stupito quando certe obiezioni non erano state sollevate negli organismi dirigenti. Il PD è l’unico partito rimasto nel centro-sinistra.  Gli altri partiti si sono parcellizzati o scomparsi. Quindi, nonostante le sue difficoltà attuali, sono molto fiducioso sul suo futuro. Ora è chiaro che al suo interno ci siano sensibilità diverse, come quella dei renziani, che vanno valorizzate. Essere unitari non significa pensarla tutti allo stesso modo sempre. Però il percorso deve portare ad una sintesi non ad una frattura. In caso contrario il percorso più che virtuoso diventa vizioso.

Visto che siamo tornati sui renziani, anche a Macerata come nel resto del paese, tranne alcuni giovani, non tutti i renziani sono proprio “nuovissimi” della politica. Le propongo allora una battuta scherzosa: a questo punto chi rottama i rottamatori?

[ride] Io la vedo così. Il termine rottamare non mi piace perché la novità non è questione anagrafica. Ci sono ad esempio giovani che non sono affatto giovani.  La questione riguarda la novità delle idee. Io credo che in questo momento ci voglia in primo luogo chiarezza. Far capire cosa si vuol fare, dirlo in modo chiaro perché l’elettore sappia poi cosa scegliere. Da questo punto di vista, mi permetta la divagazione, apprezzo molto Letta che ha detto chiaramente cosa farà: andare oltre le formule ed essere disponibile al confronto. Questa secondo me è chiarezza.

Ora, chiudendo, se lei dovesse fare una previsione su questa fase che sta vivendo il PD maceratese, che previsione fa?

Non sono bravo a fare le previsioni. Io lavoro e lavorerò per l’unità e per superare le difficolta, per smussare gli angoli che possono portare a dividere più che a unire. L’unità è il mio obiettivo su cui continuerò a lavorare finché sarò Segretario.



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