«Marche in vetrina,
Atim ha presentato esposti
ma le domande restano senza risposta»
CASTELRAIMONDO - Oggi in Consiglio regionale l'esponente del Pd è tornato a pungere sulla vicenda del contributo richiesto indietro perché non dovuto: «Per mesi ci è stato detto che era tutto regolare, invece ora l'agenzia non solo rivuole i soldi, ma interessa anche Tribunale e Corte dei conti. Chi ha fatto da intermediario?»

Leonardo Catena, consigliere comunale Pd
«Per mesi ci è stato detto che era tutto regolare. Oggi scopriamo invece che Atim ha chiesto alla società Mastaba la restituzione integrale di 91.012 euro relativi all’evento “Marche in Vetrina 2024” di Castelraimondo. È la conferma che le domande poste dall’opposizione erano fondate e che il lavoro ispettivo svolto in questi mesi, insieme ai consiglieri di opposizione di Castelraimondo, ha fatto emergere una vicenda che merita ancora molti chiarimenti». Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Leonardo Catena, intervenendo in Consiglio regionale sulla vicenda che coinvolge Atim, la società Mastaba e l’evento organizzato a Castelraimondo.
«Per mesi abbiamo ricevuto risposte evasive e rassicurazioni – aggiunge Catena – la sottosegretaria Silvia Luconi aveva liquidato la questione come se non vi fossero particolari criticità. Oggi però è la stessa Atim a sostenere che mancano i presupposti che avevano giustificato il pagamento. Una richiesta di restituzione che arriva dopo che il Comune di Castelraimondo ha dichiarato di aver organizzato e finanziato direttamente l’evento, sostenendo spese per cast artistico, ospitalità, servizi tecnici e promozione, cioè le stesse attività che risultavano oggetto dell’affidamento regionale. Non solo, Atim ha fatto esposto alla Procura della Corte dei Conti e alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Macerata».
Secondo Catena, una eventuale restituzione delle somme non chiuderebbe affatto la vicenda. «Anzi, apre interrogativi ancora più seri – continua Catena – se i soldi sono stati o verranno restituiti, chi risponderà di quanto accaduto? Chi ha autorizzato l’affidamento? Chi ha certificato la regolare esecuzione? Chi ha liquidato oltre 91mila euro di denaro pubblico senza rilevare criticità che oggi la stessa agenzia considera tali da giustificare la richiesta di restituzione integrale delle somme? Per cosa erano stati usati quei 91mila euro? Non stiamo parlando di un semplice errore formale ma di risorse pubbliche già liquidate e successivamente richieste indietro».
Il consigliere dem pone poi l’accento sul nodo politico della vicenda. «Resta ancora senza risposta una domanda fondamentale: chi ha fatto da intermediario politico tra Atim e Mastaba? Chi ha costruito quel rapporto? È davvero credibile che esponenti politici di primo piano del territorio non sapessero nulla di un’operazione di queste dimensioni? La trasparenza non dovrebbe spaventare nessuno. Se non c’è nulla da nascondere, la maggioranza dovrebbe essere la prima a voler fare piena luce. Invece ha cercato di minimizzare e di non parlarne».
Per Catena il caso Castelraimondo non può essere considerato un episodio isolato. «Questa vicenda parla dell’Atim e del modello amministrativo costruito dalla giunta Acquaroli. Parla di una struttura che continua a mostrare elementi di approssimazione e opacità. La responsabilità politica non può essere scaricata altrove. Il dubbio che emerge è che non ci troviamo di fronte a un caso isolato ma al sintomo di un problema più ampio nella gestione delle risorse pubbliche destinate alla promozione turistica e alla internazionalizzazione. Continueremo a fare il nostro lavoro verificando documenti, ponendo domande e pretendendo che ogni euro dei contribuenti marchigiani venga speso con trasparenza, correttezza e responsabilità. Se chiedere chiarezza sull’utilizzo di risorse pubbliche dà fastidio a qualcuno, non sarà certo questo a fermarci. La verità sta emergendo pezzo dopo pezzo e questa gravissima vicenda non può essere archiviata con una semplice richiesta di restituzione delle somme».
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