Maceratese, Orta si vede soprattutto quando manca

L'assenza del bomber si sente nel gioco dei biancorossi. Di Fabio azzecca la mossa Maccioni, peccato per il gol annullato in maniera dubbia
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Enrico Maria Scattolini

Enrico Maria Scattolini

di Enrico Maria Scattolini

TRE VOLTE SETTE Sette gli incontri che restano nella regular season; sette le lunghezze di distacco della Maceratese dalla capolista San Cesareo e sette quelle di vantaggio dei biancorossi nella “griglia” dei play off. I conti sono presto fatti: praticamente azzerato, salvo miracoli, il sogno della promozione (-); notevoli possibilità invece di accesso alla fase finale della stagione (+).

CHE SAREBBE COMUNQUE UN BELL’OBIETTIVO, per una matricola costruita per un campionato di tranquilla salvezza (+).

QUINDI ELOGI A TUTTI (+): dalla dottoressa Tardella, alla quale è riuscito il miracolo della rapida ricostruzione di una squadra e di un ambiente ora vincenti; allo staff tecnico che, a parte qualche (inevitabile?) errore, in due anni ha saputo regalare una promozione ed un torneo al vertice; alla tifoseria ritornata ad amare il biancorosso. Dopo lustri di sconfortante disinteresse. Ne so qualcosa io.

MERITI OGGETTIVI (+) da riconoscere (e che riconosco), al di là del periodo di bontà pre-pasquale; delle baruffe in sala stampa con la Presidentessa per motivi noti a me ed a lei; e della freddezza con Cicchi, al contrario più difficilmente spiegabile.

LA CLASSIFICA SAREBBE INVERO PIU’ LEGGIBILE se, dopo parecchio tempo, non fosse ancora sospeso il verdetto sul noto “caso” Ancona/Vis Pesaro (—). Ho colto al volo, nel post partita, una battuta della dottoressa Tardella, muta con il sottoscritto: ”Forse lo conosceremo a metà del prossimo anno”. Ironica ma condivisibile, perché è difficile spiegarsi tale e tanto ritardo.

Guido Di Fabio

Guido Di Fabio

E’ FACILE INVECE INTERPRETARE IL CONTENUTO DEL DERBY (-). Ed accontentarsi del punto portato a casa. Novantacinque minuti di quelli in cui, alla fine, puoi anche rassegnarti alla sconfitta interna di fronte all’evidenza di non sapere come riuscire a battere lo splendido Paniccià. Per compensare la leggerezza difensiva nel gol iniziale del giallorosso Gigli.

VA COMUNQUE RAMMENTATO che il treno per la seconda divisione la Maceratese non l’ha perduto ieri pomeriggio con l’ospite “leopardiano”, ma sette giorni prima ad Isernia (-).

PANICCIA’ BOMBARDATO DA OGNI DOVE Dalla lunga, media e corta distanza, dal centro, dalle diagonali, su azione e su calci piazzati. Da Carboni, da Piergallini, da Luisi e perfino da Arcolai. Eppure insuperabile per la sua straordinaria bravura (+++). C’era veramente da scoraggiarsi. Anchè perché era…domenica 17. Terribile per gli scaramantici.

I BIANCOROSSI NON HANNO PERO’ MOLLATO, ed alla fine sono stati premiati dallo strameritato pareggio di Piergallini (+). Segnato con il piede sbagliato (il sinistro). Per dire com’è fatto il calcio.

LA PRESUNZIONE DI OMICCIOLI (-) L’allenatore ospite prima ha accettato con un contenuto sorriso di comprensibile compiacimento i complimenti dei cronisti per la sua ottima Recanatese; poi, evidentemente non appagato, ha rilanciato con una bella faccia tosta. Così: ”Ai miei ragazzi è però mancato un pizzico di cinismo nelle occasioni che hanno avuto per mettere al sicuro il risultato .” Evidentemente ha visto un incontro diverso da quello sofferto, solo per il freddo della completa inattività, da Carfagna. Può capitare, dalla panchina. Soprattutto quando difetta l’obiettività.

ARCOLAI DI NUOVO SALVATORE DELLA PATRIA (+) Per la verità i giallorossi una chance, ma solo potenziale, l’hanno avuta nel finale con un “sombrero” di Garcia su un difensore maceratese, che si sarebbe probabilmente concluso con un altro dispiacere per Carfagna se non fosse stato miracolosamente intercettato dall’incommensurabile capitano biancorosso (in maniera proprio regolare?) Allo stesso modo di quanto era accaduto la domenica precedente ad Isernia. Anche lì, per la verità, con qualche sospetto…

Luca Arcolai

Luca Arcolai

LA MOSSA (QUASI) VINCENTE DI DI FABIO. Non disponendo in panchina di alternative…senior per l’attacco (fuori uso, tutt’insieme, Orta, Negro ed Eclizietta), nel finale ha giocato la carta dell’under (’95) Maccioni come punta centrale per dare più libertà di movimento a Melchiorri (+). E proprio la new entry -solo qualche minuto giocato in precedenza a Marino, ma in una situazione tutt’affatto diversa – ha azzeccato il colpo di testa vincente su un traversone dall’angolo. Sarebbe stato il sospirato successo se, un attimo prima, il secondo assistente dell’arbitro non avesse alzato la bandierina per segnalarne il fuorigioco.

PROBABILMENTE ESISTENTE (-), ma non per Maccioni. Che ha dichiarato, ancora stupito dall’annullamento: ”Io ero in posizione regolare. Ne sono sicuro perché avevo un difensore avversario davanti a me.” Ma forse dopo che il pallone era stato calciato dalla fascia. Comunque dettagli per il ragazzino.

ORTA SI VEDE SOPRATTUTTO QUANDO… MANCA (+) Il suo destino di centravanti è quello di essere valutato in rapporto alle reti segnate. Non molte, sinora. Ma la sua reale utilità per la squadra la si è apprezzata ieri pomeriggio, quando era in…tribuna. Perchè: (a) Melchiorri è stato costretto a giocare in mezzo alla robusta ed esperta coppia centrale recanatese, (b) Melchiorri ha così dovuto rinunciare alle predilette scorribande sui long-lines, dove, fra l’altro, quasi sempre trova difensori imberbi, (c) Melchiorri è stato meno redditizio del solito.

PANICCIA’ E CARBONI Un autentico duello fra i due. Soprattutto nel primo tempo, quando Carboni (+) ha avuto polmoni e cuore per impegnarlo da tutti i siti del campo ed in tutte le maniere. ”Mi ha tenuto costantemente in allarme, – dirà negli spogliatoi Paniccià – Ero preoccupato perché lui mi ha sempre segnato quando me lo sono trovato di fronte in passato. Oggi però mi sono preso una bella rivincita (+)”.

Valerio Carboni

Valerio Carboni

PANICCIA’ E LA CIVITANOVESE (+) ”Certo, giocare all’Helvia Recina mi ha stimolato parecchio. Mi sono venuti in mente tanti ricordi,” chioserà con un filo di nostalgia. “Belli o brutti?”. “Un mix. Ma forse più i primi. Il rossoblù comunque è una fede; non si dimentica mai.” Una sorta di vendetta trasversale, per il portierone.



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