Zucconi: “Sindaco e vice sindaco contrapposti, come possiamo fidarci?”
Il capogruppo consiliare di “Camerino Viva” attacca Conti e Pasqui: "Ad ogni turno elettorale si trovano in posizioni opposte"
Da Corrado Zucconi, capogruppo consiliare “Camerino Viva” riceviamo:
«Il Sindaco di Camerino Dario Conti e il vice Gianluca Pasqui, quando mancano un anno e tre mesi alle prossime elezioni comunali, sono usciti allo scoperto uno contro l’altro. Gianluca Pasqui si è apertamente candidato a Sindaco di Camerino per le prossime comunali con una sua lista civica non meglio identificata, mentre Dario Conti, appena conosciuto l’esito delle ultime elezioni politiche nelle quali i grillini a Camerino hanno preso circa mille voti, sembra voler proporre un’alleanza tra questi e il partito socialista. Già quando nel maggio 2009 il socialista Conti e il pidiellino Pasqui si misero insieme l’alleanza apparve subito forzata e innaturale, ma i due la fecero lo stesso tanta era la smania di diventare l’uno Sindaco e l’altro vicesindaco di Camerino. Tuttavia questo matrimonio di convenienza mostrò presto le sue crepe: intanto in occasione di competizioni elettorali li abbiamo visti sempre su posizioni contrapposte, come quando si tennero le provinciali nel 2011 e così pure nelle recentissime elezioni politiche. Inoltre li abbiamo visti impegnati spesso in operazioni interne, filo socialiste l’uno, e filopasquiane l’altro, ma soprattutto in frequenti uscite sulla stampa e sugli altri mezzi di comunicazione con continue auto esaltazioni, volte principalmente a curare il loro futuro politico piuttosto che i veri problemi e gli interessi concreti della città. Questa allo stesso tempo non ha conosciuto e non poteva conoscere in questa situazione di scollamento e di divisione né grandi idee né slanci, di cui avrebbe invece urgente bisogno.
Ma ora è troppo! Camerino non può essere amministrata da due persone che non si fidano uno dell’altro. La città, in questo difficile momento, non può permettersi due amministratori che si combattono apertamente tra loro. Se i due si vogliono dedicare alle campagne elettorali, che sono la loro passione, lo facciano pure ma non a spese dei cittadini, che hanno bisogno di ben altro da chi li amministra. Il tempo che ci divide dalle prossime elezioni, che come già detto è di un anno e tre mesi, è troppo lungo per una città stremata. In questa situazione a mio avviso essi devono responsabilmente dimettersi.
Alcune uscite di Conti poi fanno addirittura tenerezza. Egli si compiace dell’elezione al parlamento del socialista Nencini, ma non dice che se non fosse stato per il Partito Democratico che l’ha generosamente inserito nelle sue liste quell’elezione non sarebbe mai avvenuta. Quanto ai grillini dei quali oggi vorrebbe i mille voti per le prossime comunali, non si rende conto che quel movimento è assolutamente contrario agli apparati e ai partitismi, con i quali invece Conti ha convissuto per più di quaranta anni. Quindi essi dovrebbero scegliere semmai altre persone meno legate agli apparati e che anzi abbiano già dato prova di indipendenza dai partiti e magari si siano anche battuti in concreto contro gli eccessi nella spesa pubblica. O meglio, Conti lo sa benissimo che i grillini gli sono lontani mille miglia, ma siccome le operazioni elettorali sono la sua passione, non resiste, è più forte di lui, ci deve provare lo stesso!

Ricordo una fredda (quando mai a camerino non fa freddo) sera del 2009. La fabbrica del futuro sapeva del suo montepremi di 400 voti e sentiva (proprio in senso figurato) destra e sinistra per un matrimonio.
A sinistra i cavallieri e gli zuccotti risposero picche (al massimo un candidato consigliere) a destra stavano col cerino in mano e hanno dato di tutto, due assessori, 6 candidati.
All’interno della fabbrica (subito cassintegrata e poi fallita miseramente) ci fu comunque una linea indipendentista, manifestata dal Roberto Celestino V. Quella fredda notte di “dimise da tutto” nella fabbrica per non finire tra l’unto camerte e il vecchio delle vecchia politica.
Poi la notte portò consiglio (e che consiglio) e il matrimonio strano, un terzo operai della fabbrica, un terzo pidiellini, un terzo socialisti si fece. I risultati furono sorprendenti per tutti, specie per quelli della fabbrica che tra l’altro presero abbastanza consiglieri per far cadere il sindaco (e poi scioccamente persero il vantaggio a favore del PDL).
La fabbrica, forse, è stato un precursore del grillismo, e ne porta dietro tutti quei difetti che a breve emergeranno. Persone assetate di protagonismo, pronte in pochissimo tempo a vivere di arrivismo e speculando sulle cariche.
Una fredda sera (si, ancora fredda) una nuova riunione simil-massonica al bar lili, con un argomento scottante: un assessore si è sfilato. E ci credo, un bell’opuscolo elettorale (pagato pure bei soldini) rimasto praticamente inevaso. Si parlava di tante cose belle, dalla possibilità di costruire fabbricati in legno senza grosse problematiche, fondi europei, rilancio dell’ospedale, contatori dell’acqua (che pare manchino solo a camerino…). Tutta lettera morta. L’ex ha avuto il coraggio della coerenza, ma è stato prontamente isolato.
La fabbrica era già morta, ma le poltrone importanti restavano. Anzi, per qualcuno si era liberata un posto con stipendio mensile associato. In quella serata qualcuno inveiva contro l’ex, si fosse dimesso anche da consigliere sarebbe saltato fuori un’altra poltrona.
Una persona del pd, che si chiama come un piazzale alle mosse, sputò veleno contro la fabbrica. La colpa della sconfitta del pd, invece della vittoria da lungo attesa e ritenuta inevitabile dopo la peggior amministrazione dai tempi di Manfredi, non poteva che essere esterna. E invece il pd delle fette di ciauscolo e dei senatori fatti furori nella scuola primaria, non avevano capito che quell’armata brancaleone viaggiava spedita verso la vittoria.
Come oggi, come sempre, è la pancia dell’elettore a decidere. Quella volta il minestrone misto e ribollito è piaciuto, la prossima volta vorranno l’arrosto. E che importa quello che si è fatto o che non si è fatto, basta preparare un bell’opuscolo, riempirlo di promesse e proteste, e la vittoria è servita.
Effimera che sia, questa storia mi fa rimpiangere (ormai unico e malvisto) quando esistevano i veri partiti, dove lo statuto era come le tavole di mosè e dove se avevi di fronte un democristiano, lo sapevi da un chilometro di distanza.
Ecco, oggi i democristiani si sono liquefatti e sono ovunque. Tra il PD, tra il PDL, tra i grillini. Quella fetida balena bianca c’ha gabbato ancora.
Quello che mi spiace è che molte persone in questo giro di giostra mi hanno sinceramente deluso. Sarò io in via di estinzione, ma gli ideali vanno difesi sempre.
Lucido commento – e anche sapido, aggiungerei – quello a firma apocrifa “Pischello” (in fondo è quello l’unico difetto del testo, che meritava tanto di nome e cognome). Comunque, mi domando: c’è un punto da cui ripartire per tentare l’ardua impresa di far sopravvivere Camerino? E con quali uomini? (si sconsigliano minestre riscaldate nelle più diverse pentole e per numero illimitato di anni)…
Io ritengo che, con tutti questi morti che parlano che può vantare al momento, Camerino potrebbe sopravvivere bene, per qualche secolo ancora, organizzando sedute spiritiche.
Nelle alte sfere dell’alta Camerino, poi, ci si ritiene sempre capaci, da qui all’eternità, di pelare qualsiasi nuova gatta da pelare con gli antichi metodi tradizionali tramandatisi entro le ben chiuse cerchie.
Io, questa volta, starei attento ai graffi.
Non si dimetteranno e se lo faranno sarà soltanto per non passare dal grigiore in cui si sono mossi – senza peraltro averlo rischiarato minimamente – al buio che il post elezioni sembrerebbe promettere e in esso perdersi del tutto! Anch’io, come De Rosa, mi domando dove, a Camerino e dintorni, si trovino le menti aperte e le volontà atte a sacrificarsi per far rivivere la città – non sopravvivere – e, aggiungo io, il territorio? Ove ci fossero, e credo che non manchino quelle non contaminate da tendenze politiche troppo radicali e da guastanti personalismi, sarebbe il caso che cominciassero a farsi avanti e collegarsi per profittare dei quindici mesi che mancano per organizzarsi e pianificare un miglior futuro, anche cominciando a far qualcosa di buono da subito in lungimirante associazione territoriale. A buon intenditor…