I Vescovi Brugnaro e Giuliodori:
La decisione del Papa passerà alla storia

LE REAZIONI - L'Arcivescovo di Camerino fu consacrato proprio da Benedetto XVI ed era stato convocato a Roma il 28 febbraio, giorno in cui il Pontefice si dimetterà. Monsignor Vecerrica si era confrontato con lui sui giovani. Monsignor Giuliodori ricorda l'intervento del Santo Padre nel percorso di beatificazione di Padre Matteo Ricci, intanto continua a guardare a Milano
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Papa Ratzinger ha consacrato il vescovo Francesco Brugnaro

La visita del papa a Loreto il 4 ottobre scorso

La visita del papa a Loreto il 4 ottobre scorso

di Alessandra Pierini 

«Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice»: con queste parole papa Benedetto XVI ha annunciato questa mattina le sue dimissioni, sconvolgendo il mondo (leggi l’articolo).
Il conclave sarà convocato probabilmente a metà marzo, secondo quanto annunciato  e il nuovo Papa sarà eletto prima di Pasqua. Intanto però tutto il mondo si interroga sulle motivazioni che hanno spinto Benedetto XVI a prendere una strada che era stata percorsa da un suo predecessore ben 600 anni fa. E’ stato infatti Gregorio XII nel 1415.

Mentre i media di tutto il mondo si dedicano alla notizia, si rincorrono le reazioni delle massime autorità politiche e religiose. Molti si interrogano anche sulle reali motivazioni che hanno spinto il Pontefice ad una scelta tanto improvvisa e inattesa e così insolita nella storia della Chiesa.

Stupore anche nella nostra provincia. Monsignor Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo della diocesi di Camerino e San Severino, è stato uno dei pochissimi Vescovi consacrati da Papa Ratzinger, ed era atteso a Roma proprio il 28 febbraio, giorno che il pontefice ha scelto come ultimo del suo papato per la visita ad limina, l’incontro che, ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo hanno in Vaticano con il Papa per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di vista religioso, sociale e culturale, quali siano i nodi maggiormente problematici dal punto di vista pastorale e culturale e come interviene la Chiesa “particolare” su questi problemi.

I vescovi Brugnaro, Vecerrica e Giuliodori durante una conferenza stampa sugli oratori con il presidente della Provincia Pettinari

I vescovi Brugnaro, Vecerrica e Giuliodori durante una conferenza stampa sugli oratori con il presidente della Provincia Pettinari

Monsignor Brugnaro si associa al resto del mondo nello stupore che ha destato la notizia: «La decisione del Papa è stata maturata in solitudine tanto che anche il cardinale Angelo Sodano, decano del collegio cardinalizio ha parlato di fulmine a ciel sereno. Il Santo Padre è stato a lungo con Giovanni Paolo II e ha condiviso con lui le difficoltà  e la malattia,  si muove con la stessa macchina di Giovanni Paolo II e ha molte difficoltà di salute, probabilmente ha misurato le sue forze personali,  l’impegno necessario in questo momento di transizione e ha deciso di rinunciare a rappresentare la Chiesa mondiale. Penso sia stato mosso da un’illuminazione di fede e con coraggio ha preso questa decisione di fronte alla sua coscienza e alla responsabilità che gli è stata affidata dal Vangelo. Papa Ratzinger passerà alla storia  per una decisione che è da onorare con la gratitudine di tutti i fedeli. In questo momento non possiamo che pregare a sostegno del dono che ha fatto alla Chiesa».

Monsignor Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano – Matelica, solo qualche mese fa, in occasione di una conferenza stampa in cui si annunciava lo stanziamento di fondi in favore degli oratori, aveva raccontato di un  suo incontro con il papa in cui gli aveva fatto leggere un biglietto in cui un giovane matelicese, rimasto coinvolto in un incidente in cui aveva perso la vita un suo amico, aveva scritto “Io mi faccio schifo, oggi piango a dirotto ma sono certo che domani continuerò a fare le stesse cazzate. Ci sarà qualcuno che mi aiuterà?” (leggi l’articolo). “Benedetto XVI mi ha fatto leggere due volte, chiaramente commosso, questo ‘pizzino’  – ha raccontato – che un ragazzo di Matelica salvatosi miracolosamente dai rottami dell’auto in una ‘notte brava’ che aveva visto la morte dell’amico che gli sedeva accanto, aveva messo quasi di nascosto nella tasca del parroco della chiesa di ‘Regina Pacis’ al termine delle esequie funebri. Ora in quel quartiere abbiamo aperto un oratorio: abbiamo voluto rispondere così a quella domanda d’aiuto, contro il dilagare del disagio giovanile. Che si chiama droga, sballo, alcolismo, devianza e profonda solitudine. Il nostro compito è anche di stare vicino alle famiglie in questa battaglia campale”.

Monsignor Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata-Recanati-Tolentino-Treia-Cingoli,  è invece a Roma e non ha rilasciato dichiarazioni, finchè nel pomeriggio non è stata diffusa una nota stampa: «Questa notizia, arrivata in modo improvviso e inaspettato, mi rattrista profondamente, ma nello stesso tempo rende ancora più forte la fiducia nell’opera che Dio compie attraverso la sua Chiesa e colui che la guida, il successore di Pietro. La tristezza deriva dal fatto che questo pontefice si è dimostrato un gigante nella sana dottrina e nella sapienza spirituale, guidando la Chiesa con dolcezza e fermezza in un tempo certamente non facile. Avremmo tanto desiderato che continuasse in questo suo prezioso servizio apostolico. Ma viviamo questo delicato momento anche con serenità e fiducia, come lo stesso pontefice ci invita a fare, nella certezza che la Santa Chiesa è sempre affidata “alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo”. Lo Spirito Santo che ha guidato la Chiesa nell’elezione di Benedetto XVI e ora lo ha assistito in questa “gravosa decisione”, non mancherà di illuminare i Cardinali perché sia scelta una guida all’altezza del compito. Per la nostra Diocesi rimarrà indelebile il ricordo della vicinanza con cui Benedetto XVI ha seguito le celebrazioni per il IV Centenario di P. Matteo Ricci, dell’incoraggiamento che ci ha dato per la ripresa della causa di beatificazione e, in particolare, delle parole che ci ha rivolto nel corso dell’Udienza speciale in Aula Nervi il 29 maggio 2010 alla presenza di oltre ottomila persone, la maggior parte maceratesi. Personalmente spero di potergli esprimere tutta la gratitudine della Chiesa maceratese, e mia personale, in occasione della visita ad limina apostolorum prevista per il 25 febbraio prossimo».

E’ facile ipotizzare che monsignor Giuliodori stia seguendo con particolare attenzione queste fasi considerato che le delicate dinamiche ecclesiastiche in questo momento di trasformazione, potrebbero incidere sulla sua carriera. Per lui era infatti previsto un trasferimento che lo avrebbe portato ad essere Vescovo ausiliare di Milano che a questo punto potrebbe essere da rivedere (leggi l’articolo). Proprio l’arcivescovo di Milano Angelo Scola viene indicato in queste concitate ore come il nome più accreditato come successore del Pontefice. Teologo, autore di decine di libri, allievo prediletto di don Giussani, Scola è sicuramente tra tutti i porporati il più conosciuto a livello internazionale per la sua attività di conferenziere e per avere animato, quando era patriarca a venezia, il centro Oasis per il dialogo interreligioso ed ecumenico.

Tra i papabili anche Angelo Bagnasco attuale presidente della Cei e vicardinale a Genova. Bagnasco ha guidato la chiesa pesarese per cinque anni dal 1998 fino al 2003.

 



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