I forzanovisti si autocelebrano:
Macerata “Fiore” all’occhiello delle Marche

ELEZIONI - Inaugurata la nuova sede in via don Minzoni con l'arrivo del candidato premier Roberto Fiore: "In questo capoluogo si assiste a una sottoproletarizzazione del ceto medio"
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fiore_forza_nuova (1)di Maurizio Verdenelli

In un centro storico blindato, con un doppio cordone costituito da Polizia e Carabinieri, ‘campagnole’ ed auto di servizio ben piazzate nei punti nevralgici da rampa Zara seguitando per via don Minzoni fino a piazza Cesare Battisti, alle 19 con 60’ di ritardo sull’orario annunciato, alla guida della sua Fiat Punto chiara, ha raggiunto stasera Macerata proveniente da Loreto (prima ancora da Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto) il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Un ritorno nella città che l’ha visto universitario, dove risiedono molti suoi parenti e dove da ieri sera, da lui inaugurata, c’è pure la prima sede del movimento (in via don Minzoni al piano terra del palazzo dirimpetto ai musei Buonaccorsi) che Tommaso Golini, coordinatore provinciale, ha denominato ufficialmente “Ambasciata dei diritti degli Italiani” (“visto che sono calpestati” chiarisce). Ad accogliere il candidato premier dell’ultradestra ci sono con alcune decine di sostenitori (“Siamo 50 tesserati, ma stasera qui siamo almeno settanta” computa Golini), il coordinatore regionale Davide Ditommaso e il candidato alla Camera, il settempedano Valter Bianchi. C’è pure il consigliere comunale Marco Guzzini (Pdl) che confessa al cronista un personale ruolo da ‘moderatore’: “Sono qui per mio fratello: lui è un attivista di Fn…”. Bianchi si presenta: “Ho cominciato con il Pdl poi mi sono sentito un po’ stretto ed ho scelto FN per fare militanza attiva”. Per il coordinatore marchigiano, “l’inaugurazione della sede testimonia il particolare radicamento del movimento a Macerata e ne fa il fiore all’occhiello dell’intera realtà regionale ed anche nazionale”.

fiore_forza_nuova (5)L’aria è distesa come testimoniato da spumante e pasticcini, ben lontana dai ‘venti di guerra’ del 13 ottobre in piazza Mazzini quando i ragazzi del Sisma si scontrarono con le forze di polizia che intendevano evitare la confluenza con il corteo di Forza Nuova. Ma Fiore, quei ‘venti di guerra’, li evoca indirettamente quando parla dei suoi ricordi di 41 anni fa, nel ’72, in piazza della Libertà come ‘figlio del comiziante’: il candidato al Senato per il Msi, Amedeo. “Ricordo la tensione palpabile, la dura opposizione di piazza degli estremisti di sinistra. Ventanni più tardi da comiziante ricordo la stessa atmosfera tesa…”. Per lui, stasera, è stato comunque l’ennesimo ritorno in una città che conosce bene; l’ultima volta è stato appena il 23 novembre scorso al ‘Venanzetti’ (leggi l’articolo).

“In questo capoluogo la classe media è cresciuta tantissimo nei decenni scorsi ed ora si assiste, e qui cito un termine marxiano, ad una sottoproletarizzazione di questo ceto vitale”. C’è un forte ottimismo in giro, la sede è sovraffollata. C’è chi porta le sue due figliolette, addormentate in braccio, pur di stringere –dice- la mano a Fiore. Il quale si lascia sfuggire: “Vedo un grande concorso di popolo” ed afferma: “Chiunque vinca, anche Grillo, non cambierà nulla perché le banche e i potentati finanziari internazionali hanno già deciso. A noi ci spetterà di pagare 50 miliardi di tasse in più che significa l’abbattimento sin da marzo/aprile del sistema sanitario nazionale…”. La ricetta? “Intanto non pagare i duemila miliardi di debito, tornare alla lira, sostenere le famiglie a cominciare da quelle più numerose, e puntare su una nuova politica di Lavoro potenziando la sicurezza. Non lasciamo occupare dagli extracomunitari tutti gli spazi estromettendo gli italiani”.

fiore_forza_nuova (9)Ma non c’è tempo per comizi nella sede imbiancata di fresco (due sole stanze ma spaziose), il tempo stringe dato il ritardo iniziale e non c’è tempo neppure per stappare bottiglie ed aprire i cartocci di carta argentata che custodiscono i pasticcini. Il buffet è  rinviato a dopo l’atteso comizio in piazza Battisti. Il corteo, dietro al leader, si snoda lungo don Minzoni, con bandiere di FN e tricolori al vento, sotto l’attento sguardo delle forze di polizia e dei funzionari in continuo contatto con sala radio della Questura.

Per parafrasare un celebre titolo della ‘treiese’ Dolores Prato, ad attendere Fiore ‘giù la piazza’ non c’è nessuno. Ma i ragazzi di Forza Nuova certo non si scoraggiano, fanno volare al vento le bandiere ed applaudono spesso. Ad introdurre il candidato presidente, è Golini che l’aveva accolto per primo in sede ricordando le varie iniziative realizzate a Macerata (“raccolta di firme contro le strisce blu illegali”, distribuzione di pane in corso Cavour, pulizia di zone infestate da siringhe etc). Parla di “proiettile” nelle coscienze dei connazionali che “nel 2050 –dichiara subito dopo Roberto Fiore- si troveranno un Paese con 36 milioni d’italiani e 16 di extracomunitari”. Poi attacca la tirannide mediatica: “Voi dovreste vedere la mia faccia quante volte vedete in tv quella di Oscar Giannino e Grillo… e così non è”.

L’aria è piuttosto fredda, il centro storico ormai tradizionalmente svuotato, con i negozi che chiudono praticamente quasi ogni settimana, fa da cornice al comizio di Forza Nuova. Un destino che al di là di ogni sigla e partito sembra tuttavia accompagnare nelle ultime campagne elettorali (che sembrano consumarsi sopratutto sul piccolo schermo) parecchie ‘uscite’ sulle pubbliche piazze: vedremo se così continuerà anche in vista di questo voto ‘cruciale’ di fine febbraio.

(foto Cronache Maceratesi)

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