Zura: “Il pubblico denaro secondo l’Assem di San Severino”
Nel mirino del consigliere provinciale della Lega Nord la "Sefro Acque srl"
Da Luigi Zura Puntaroni, consigliere provinciale Lega Nord, riceviamo
I cittadini settempedani devono sapere, dal momento che il sindaco Cesare Martini non lo fa, che nel 2006 la nostra Assem spa decideva di costituire insieme al Comune di Sefro la ”Sefro Acque srl” con una quota minoritaria del 49% e del valore nominale di euro 35.549 .
Il Comune di Sefro, come risulta nell’atto costitutivo, diveniva socio di maggioranza con il 51 % , autorizzando nel contempo il conferimento alla Società di una particella di terreno di mq. 3.078 su cui doveva avvenire la ricerca mineraria e l’eventuale captazione delle acque in esubero, trattandosi della stessa sorgente che fornisce anche l’acquedotto di San Severino.
Nel 2009, quasi nessuno lo sa , avveniva la scissione societaria dell’Assem spa e quel 49% di partecipazione veniva trasferito ad “Assem patrimonio srl”. Unico socio il nostro Comune. Tutto questo avveniva ed avviene , secondo noi, in violazione a quanto previsto dall’art.3, commi 27,28 e 29 della legge 24.12.2007, n.244 e s.m. che impone ai Comuni con meno di 30.000 abitanti il divieto di “costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento di finalità istituzionali, né assumere e mantenere direttamente o indirettamente partecipazioni anche di minoranza in tali società”; la ricerca dell’oro bianco (imbottigliamento di acque minerali) riteniamo non rientri tra le finalità istituzionali né di San Severino, né di Sefro, a meno che i due Sindaci abbiano deciso di distribuire a noi cittadini oltre all’acqua del rubinetto anche quella minerale.
Comunque in questi anni sono andati avanti i lavori di ricerca, misurazione, affidamento analisi con notevole esposizione di spesa di pubblico denaro, non ripartita sulla base delle quote possedute ma a totale carico dell’Assem srl e quindi dei contribuenti di San Severino. La ricerca è consistita nella escavazione di due pozzi profondi 120 metri su proprietà della Comunanza Agraria e sovrastanti la sorgente S. Giovanni, che con 35 lit./sec. alimenta l’attuale acquedotto di San Severino.
Da quello che sappiamo i lavori sono iniziati senza la prescritta ”conferenza dei servizi” il cui parere è obbligatorio per i numerosi vincoli di natura ambientale e idrogeologica presenti nell’area e pertanto propedeutico al rilascio delle autorizzazioni per il grande e concreto rischio di interferire e disperdere anche l’acqua della sorgente che sgorga direttamente dalla roccia. Infatti l’Autorità di Bacino regionale in un primo momento ha ritenuto addirittura che con i pozzi si fossero intercettate le “acque profonde” per le quali il testo unico per l’Ambiente del 2006 ne proibisce l’utilizzazione. Ma poi come spesso accade in questo Paese è ritornata sui suoi passi accettando una perizia privata che definisce le acque dei due pozzi “di rigenerazione ad attività biologica di un anno”. Ma la storia non finisce qui perché un errore la ”Sefro acque srl”, presieduta dal geom. Sabbatini , l’ha commesso in quanto il pozzo, che chiameremo n°1 e nel quale è prevista una produzione di 15 lit/sec, solo ora ricade stranamente all’interno dell’area di rispetto della sorgente S. Giovanni in concessione e gestita da Assem spa.
Non conosciamo la cifra esatta spesa per le operazioni preliminari, ma dovrebbe aggirarsi sui 300 mila euro e questa anomala spesa è stata posta tutta a carico dell’Assem patrimonio srl che detiene il 49% di Sefro acque srl. Ma ,come affermato nel convegno dello scorso 15 gennaio sull’Idroelettrico, il presidente Brunacci sostiene che l’ASSEM nella sua autonomia può decidere quello che vuole, anche se il capitale è pubblico e appartiene al comune di S.Severino che evidentemente omette qualsiasi controllo … e i settempedani pagano ! Così si spiega perché a parità di consumi, le bollette, a distanza di un anno riportano un più 70 % .
Nel novembre 2010, dopo aver eseguito trivellazioni e ricerche, veniva inoltrata alla Provincia l’istanza per la prescritta concessione mineraria che tuttavia fino ad oggi non è stata rilasciata sia per problemi di ordine tecnico che societario: il primo rilievo riguarda la posizione del pozzo n°1, realizzato all’interno dell’area di rispetto della sorgente S.Giovanni che alimenta l’acquedotto di S.Severino, da sempre in concessione ad Assem spa; il secondo riguarda l’assetto societario. Dovrà essere modificato e la quota minoritaria (49%) deve essere ceduta ad Assem spa che già ha in concessione la sorgente S.Giovanni. Tutto questo, con altre spese di pubblico denaro, dovrebbe avvenire con l’impegno del Comune di Sefro, che però detiene il 51 %, a non esercitare il diritto di prelazione come prevede l’atto costitutivo.
Ma quel che è più incredibile è che per aver costruito, in dispregio delle norme vigenti, uno dei due pozzi all’interno dell’area di rispetto della sorgente, l’Assem spa diventerà concessionaria dei 35 + 15 litri/sec. (in totale 50 litri/sec.) mentre alla Sefro Acque srl rimarrà da gestire, se non sarà sciolta, solo la produzione di 15 litri/sec. del pozzo n°2.
Invece un percorso più rapido ha avuto la domanda del 2011, inoltrata al Ministero della salute che nel marzo di quest’anno ha decretato il riconoscimento di acqua oligominerale per la sorgente S.Giovanni di Sefro, ai fini di imbottigliamento e vendita. Ma siamo quasi certi che di tutto questo raffinato progetto non se ne farà nulla salvo far mettere in movimento gli organi di controllo come la Corte dei conti per i soldi già spesi senza risultato; quella sorgente come tante altre negli ultimi anni sta erogando sempre meno litri/sec. ed i consumi di acqua aumentano. Infine è noto che il mercato delle acque minerali è difficilissimo anche per i grandi gruppi societari del settore, figuriamoci per una società pubblica come la Sefro Acque srl che conta solo su 70.000 euro di capitale societario.
Forse è giunto il momento che il Brunacci, il Sabbatini con il sindaco Martini si presentino a spiegare agli amici di Sefro che si è scherzato e che quanto sta vergognosamente avvenendo non è frutto di un loro calcolo premeditato, anche perché non ne sarebbero capaci. E dopo essersi messi in testa che oramai “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”, subito se ne devono andare per manifesta incapacità.
Questa storia da ”colonialismo locale” in cui il pesce grande cerca di mangiare il pesce piccolo ci fa capire che le regole della democrazia sono per i nostri democratici locali un optional.
Un’altra oscura storia dell’era Martini. Il legislatore ha sancito il divieto di costituire società improduttive e non necessarie ai fini istituzionali nei Comuni sotto i 30.000 abitanti. Perchè allora ciò è avvenuto contravvenendo alla legge? I cittadini chiedono trasparenza e una destinazione utile e sensata delle tasse che con aliquote altissime pagano. Quello che vogliamo condannare è la prevaricazione tentata da un Ente pubblico, gestito da improvvisatori e non soggetto a controlli, su un piccolo Comune montano che vive di aria, acqua e poco altro e che dovrebbe essere premiato, ( e non fregato) per aver tutelato e conservato l’ambiente ed altri beni essenziali come l’acqua.
Persino Matteo Renzi, il rottamatore, amico del nostro Sindaco Martini , nel suo programma ha tra gli obiettivi : “ritrovare la democrazia” – “rilanciare l’economia attraverso progetti pratici e realistici ; “ridurre il debito dismettendo Enti e strutture inutili”.
Fatti come questi avvengono a San Severino perché la maggioranza che amministra il Comune lavora come sempre nell’ombra e l’opposizione, che dovrebbe controllare, non esiste. Tanto c’è sempre qualcuno che paga …
