La pioggia non ferma la protesta degli studenti

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La protesta degli studenti in corso Garibaldi a Macerata

Gli studenti italiani sono scesi questa mattina in piazza in 90 città d’Italia per protestare contro “la svendita della scuola pubblica e la distruzione dell’università”. Anche a Macerata molti hanno aderito, in concomittanza con lo sciopero generale della scuola, per “difendere il proprio futuro”, alla Giornata di mobilitazione nazionale.

«Nonostante la forte pioggia- si legge in una nota della Rete degli Studenti Medi –  stamattina oltre 300 studenti hanno sfilato per le strade di Macerata. Essere riusciti a portare in piazza nonostante le condizioni atmosferiche avverse così tanti studenti da tutta la provincia è per noi motivo di grande soddisfazione. Soprattutto, abbiamo avuto modo di vedere come i ragazzi che questa mattina sono scesi in piazza fossero consapevoli e preparati su quelli che erano i punti fondamentali della nostra mobilitazione.
Durante il corteo abbiamo manifestato il nostro dissenso verso il DDL 953 (ex Aprea) e la Spending Review approvata la scorsa estate, facendo sentire alla cittadinanza tutta e alle istituzioni che non siamo disposti ad accettare questa situazione. Nell’assemblea aperta che abbiamo tenuto in piazza Cesare Battisti, invece, abbiamo parlato e discusso di diritto allo studio, di edilizia scolastica, di rappresentanza studentesca e del valore dello scendere in piazza facendo sentire la nostra voce e presentando le nostre proposte.
Questa manifestazione è però soltanto il nostro punto di partenza: il lavoro della Rete Degli Studenti Medi continuerà per tutto l’anno scolastico tramite altre date di mobilitazione e progetti che porteremo nelle scuole. Già mercoledì 17 terremo un’assemblea aperta nella nostra sede a Macerata, in Via Verdi, per parlare della manifestazione e di tutti i temi che abbiamo portato in piazza alla quale sono caldamente invitati tutti gli studenti interessati».
Anche il Movimento Studenti Macerata ha aderito all’evento:

Il sapere non è una merce –  scrivono – la scuola, l’università, la ricerca sono state oggetto di attacchi da parte dei governi che si sono succeduti negli ultimi quindici anni e sono ora minacciate dal ministro Profumo e dal governo Monti. Stanno cercando di distruggere definitivamente l’istruzione pubblica ripetendoci ossessivamente le parole crisi, mercato, debito. Il governo dei tecnici imposto dalla banca europea garantisce i privilegi della finanza e dei grandi capitali -come dimostra il caso della TAV, un’opera inutile, costosa e dannosa- e allo stesso tempo tagliano servizi e privatizzano i beni comuni. Nelle scuole e nelle università così come nelle fabbriche, mentre sottrae fondi pubblici, demolisce sempre più dispositivi di garanzia dei diritti, sbilanciando i rapporti di forza sempre più a favore dei privati.

Come se non bastasse per reprimere il legittimo dissenso si ricorre sempre più alla violenza della polizia e alle denunce della magistratura. Abbiamo assistito tutti il cinque ottobre alle cariche subite da studenti medi in molte città italiane solo per aver espresso preoccupazione per il loro futuro. Contro l’accesso limitato ai percorsi di studio, e l’asservimento del mondo dell’istruzione alle logiche predatorie dei privati e del capitale finanziario bisogna pretendere la redistribuzione della ricchezza. Solo attraverso il pieno accesso ai saperi e gli investimenti sulla ricerca si può determinare un dato di crescita in termini di cultura e qualità della vita. La crisi è sistemica e il capitale finanziario da anni ormai se ne serve per continuare ad arricchirsi e a precarizzare sempre più le nostre vite. I nostri diritti non si toccano. Vogliamo la scuola, la cultura, il reddito, la libertà. La scuola è di tutti, non lasceremo che la svendano».

 

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