Preoccupazione per l’ospedale
San Severino lotta per la sanità

Il sindaco Martini e l'assessore Felicioli, d'accordo con l'opposizione, hanno costituito la commissione paritetica

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Nella foto di Claudio Innamorati, il sindaco Cesare Martini l’assessore Vincenzo Felicioli

di Maurizio Verdenelli

A San Severino Marche la leggerezza del (ben)essere minaccia giorno dopo giorno di risultare ‘insostenibile’ -come indicava in un celebre libro Milan Kundera. Se, poi, per il dottor MacDougall l’anima pesa 21 grammi, a San Severino (e nel Maceratese) è pari allo 0,2% la percentuale da ‘limare’ per stare nei trilussiani parametri in riferimento ai posti letto ospedalieri. All’epoca della crisi economica, lo ‘sbarramento’ è fissato infatti in un rapporto, davvero poco ‘aureo’ di 3,7 pl ogni 1.000 abitanti. C’è da stare in piedi o in barella in attesa del proprio turno. Infatti il piano di riorganizzazione per l’Area Vasta 3, di cui è direttore Enrico Bordoni, prevede una riduzione di 51 posti letto, complessivamente. Dagli attuali 1.287 a 1.236 PL all’interno di un presidio ospedaliero unico pubblico, con 8 strutture pubbliche e 3 private accreditate. Andando nello specifico i posti letto per acuti scendono a 852 rispetto agli attuali 1.039 (-187), salgono a 384 rispetto agli attuali 248 (+136) quelli riservati a lungodegenza/riabilitazione e medicina post acuzie. Le strutture pubbliche sono: Macerata (DEA 1. Livello, Potes), Civitanova (Dea 1° livello, Potes), Camerino (Dea 1° livello, Potes), San Severino Marche (PS), Tolentino (PPI Potes), Recanati (PPI Potes), Matelica (PPI), Treia (Casa della Salute). “La riorganizzazione globale delle ‘offerta sanitaria ospedaliera –si legge nel documento ufficiale- tenendo conto delle caratteristiche strutturali del diverse sedi del Presidio Unico, della loro accessibilità, delle caratteristiche demografiche della popolazione, delle normative vigenti e dell’impossibilità di mantenere inalterate le caratteristiche attuali, prevede una suddivisione chiara dei compiti, indicando la mission di ognuna delle strutture, in relazione alla loro storia, alla collocazione territoriale ed alle loro caratteristiche”.

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La mappa della riorganizzazione in un unico presidio delle 8 strutture pubbliche nell’Area Vasta 3

Tenendo presente il nuovo quadro riferito alla ‘specializzazione’ dei posti letto, c’è da dire che nel Maceratese, se ci sarà più posto per i convalescenti e la terza e quarta età, ci si dovrà…ammalare di meno rispetto ad ora. Soprattutto a San Severino Marche dove “l’emergenza” (DEA) non sarà più di casa all’ospedale ‘B.Eustachio’ peraltro in parte salvato dalla tempesta che si andava addensando appena qualche settimana quando un piano lo indicava come la vittima sacrificale sull’altare dei contenimenti dei costi regionali. Doloroso, in ogni caso, si preannuncia l’addio al Pronto soccorso che pure vanta 12.000 accessi l’anno. “La riorganizzazione – si legge nel piano – consente di rivedere le funzioni del cd Pronto Soccorso che in base alle normative vigenti non può essere collocato in due sedi separate (Camerino e S.Severino) ed in particolare non può essere collocato a San Severino perché non è sede di DEA (Dipartimento emergenza accettazione). Completato il percorso di riorganizzazione dell’emergenza-urgenza a livello regionale, il cd P.S. verrà organizzato più appropriatamente come PPI (Punto di primo intervento) in analogia alle realtà di Recanati e Tolentino”. Più in generale il riordino della struttura settempedana “prevede di mantenere le sue funzioni di PL (Posti letto) per acuti nelle specialistiche di: Medicina, Oculistica, Oncologia, Pediatria, Ginecologia-Ostetricia e Chirurgia”. E a proposito di quest’ultima specialistica perderà 8 posti letto, da 20 ad 8, e “si prevede la trasformazione dell’attività chirurgica da ordinaria in week surgery con particolare attenzione all’attività chirurgica oculistica (anche di secondo livello e con attività di ricovero quando appropriato) che rimarrà eccellenza provinciale; potenziamento della chirurgia a ciclo breve urologica in collaborazione con le UU.OO di Urologia di Area Vasta”. Resterà l’Hospice e viene confermato il punto Prelievi e la Radiologia.
Il ‘B.Eustachio’ dovrà fare sinergia, completamente, con l’ospedale camerinese. Insieme saranno, in pratica, un unico ospedale seppure con …due ingressi lontani qualche decina di chilometri l’uno dall’altro. Questo nell’ottica di presidio unico che legherà le restanti strutture pubbliche ospedaliere sopravissute a decenni di tagli continui sotto l’incalzare di una crisi senza soste ed ora gravissima. Per fare ‘la squadra sanitaria della montagna’ si dovrà lavorare visto che a Camerino manca il reparto materno-infantile, reparto ospedaliero cardine. Le ‘grandi manovre’ sono dunque iniziate anche se il traguardo temporale non è ancora fissato, ognuno sperando di non risultare alla fine ‘figlio di un dio minore’.
Dice Vincenzo Felicioli, assessore comunale alla Sanità e medico ospedaliero: “A pagare alla fine saranno in ogni caso gli ospedali delle zone interne, come il nostro, nonostante le eccellenze che attraggono utenze anche fuori zona. A che ci serve, in fondo, essere virtuosi e vantare grandi risorse professionali e tecnologie d’avanguardia -che derivano da donazioni di Fondazione Carima e BdM e che dunque al pubblico non sono costate un cent? La situazione è grave anche se al momento non paghiamo quel pegno spropositato che emergeva qualche mese fa da una riunione a livello sindacale (il dottor Felicioli è anche rappresentante Anaoo, ndr) insieme con il dottor Carmine Ruta, direttore del dipartimento regionale della Salute e dei servizi alla Persona. In questo documento, poi ritirato si ipotizzava per San Severino un’eccedenza di 29 posti letto! Tuttavia non possiamo stare ancora tranquilli. I sacrifici, in tempo di crisi, si fanno naturalmente seppure gli spazi ormai siano ristrettissimi, ma ora si stenta a vedere il fondo del tunnel e il frutto di tanti sacrifici”.
Sospira il sindaco Cesare Martini: “La politica è latitante ed ha abdicato. Le concertazioni sono saltate, contano solo i tecnici, le decisioni verticistiche e solitarie. In definitiva i famigerati ‘tagli lineari’ alla Tremonti, anche se si dice che assolutamente non è così, sono sempre all’ordine del giorno. E noi amministratori locali siamo lo scoglio contro il quale si abbattono i marosi dello scontento popolare che assiste ad un continuo impoverimento dell’offerta sanitaria.
Per il Maceratese sembra non siano previsti investimenti; tutto appare concentrato sul Polo di Torrette che aspettiamo che quadri i conti all’interno del suo viaggio, da tutti auspicato, verso l’assoluta eccellenza. Intanto a livello di Area Vasta 3 i servizi trasmigrano verso la costa lasciando sostanzialmente sguarnite montagna e zona pedemontana. Eppure abbiamo eccellenze riconosciute come Ginecologia (dottor Angelo Mantovani) e Oculistica (dottor Vincenzo Ramovecchi) il cui reparto si è dotato appena un anno fa di tecnologie ultramoderne, laser d’ultimissima generazioni, come ho constatato personalmente all’inaugurazione. Ed abbiamo inoltre tassi d’utilizzo dei P/L dal 70 al 90%. A San Severino vengono pazienti da fuori provincia, da Jesi, dall’intera valle del Potenza e da quella del Chienti, da comuni confinanti con Macerata, da Apiro e da Camerino. Il territorio è virtuoso sul piano dei servizi sanitari, ma a chi interessa? Preoccupa, spesso, l’inefficienza dei poteri centrali riguardo ai problemi della periferia, ma ora fa paura l’indifferenza delle autorità locali rispetto questi territori! Questo succede e i comuni non ci possono far nulla. Per il problema Sanità ho riscosso la solidarietà del collega di Montecassiano, Capparucci; dell’ex sindaco di Montelupone, Agostini e pure del sindaco di Civitanova Marche, Corvatta seppure il ‘suo’ ospedale non sia stato toccato dal nuovo piano sanitario. Ma lui, che è medico, si rende conto come su un territorio provinciale tutti gli ospedali debbano lavorare senza penalizzazioni dovute unicamente alla collocazione geografica. Questo ho detto all’assessore Almerino Mezzolani, al direttore generale dell’Asur, Piero Ciccarelli e al presidente della Commissione Sanità, Francesco Comi all’incontro di giugno a Macerata sul progetto per l’Area Vasta 3, presenti i sindaci della provincia… anche se eravamo solo in 11 su 44”.
Conclude Martini: “La situazione rimane da allarme giallo. Ecco perché abbiamo costituito d’urgenza, riattivandola, la commissione consiliare paritetica sulla sanità settempedana. Che dovrà approfondire le ricadute locali del Piano socio sanitario regionale 2012-2014 e della delibera di giunta regionale del 28 maggio scorso. Per noi questa Commissione è un’autentica Unità di crisi dietro alla quale c’è una città intera: la nostra. La delibera postula significativamente ‘Atteso che il diritto alla salute dei cittadini è sancito dalla Costituzione e dato anche che l’argomento non può e non deve avere colorazioni né politiche né di parte, ma deve essere un obiettivo comune gestito dall’intero consiglio comunale…”.
L’opposizione è stata d’accordo?
“Certo! L’ospedale, la salute è un problema dell’intera città. Nel nome del bene comune di San Severino Marche non si fanno e non si sono fatte questioni di appartenenza politiche. Un plauso convinto da parte mia alla minoranza che ha aderito all’indicazione di nominare presidente della Commissione lo stesso dottor Felicioli sia nella sua qualità di amministratore comunale sia in quella di medico stimato e dipendente dell’ospedale”.
Da San Severino, fortezza Bastiani nel silenzio di un piano temuto ed annunciato, in attesa di nuovi ed antichi Tartari (le misure anticrisi) si prepara la resistenza e dalla città assediata sale una bandiera sola in nome della ritrovata unità politica, in nome della Salute. “Per ora è tutto fermo, non si quando partirà questa riorganizzazione, staremo in guardia” dice Felicioli mentre dalle finestre all’ultimo piano del palazzo comunale guarda preoccupato l’ultimo ed infido orizzonte, come Giovanni Drogo verso il deserto, aspettando chi arriverà per togliere ancora qualcosa a questa terra di confine.


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